Ghigo Agosti: il Rock and Roll in Italia – di Gabriele Peritore

Si può accelerare il Blues più sostenuto e il Country più concitato, si può accelerare ancora di più. Si può accelerare il Rhythm and Blues più veloce, sì, si può accelerare ancora di più. Con il Rock and Roll si può accelerare ancora di più, perché il Rock batte pulsa pompa più d’ogni altra cosa (la sua rivoluzione sta anche in questo), fa sbalzare il cuore dal petto, rende impossibile la staticità. Il corpo si deve muovere, dondolare, ballare, danzare, sballare. Dagli Stati Uniti arriva il genere musicale che sa attingere alla musicalità delle origini e presentarla come qualcosa di totalmente nuovo. Uno stile rivoluzionario che sa unire i gusti dei bianchi e dei neri… che sa vivere l’onda del presente presuntuoso degli anni cinquanta e tagliare i ponti con il passato. Elvis Presley, Bill Haley, Chuck Berry ed altri guidavano la rivoluzione musicale che portava il mondo verso la rinascita, dopo la seconda guerra mondiale. Anche in Italia, con l’avvento della TV e l’apertura al mercato Internazionale, si sentiva la voglia di accogliere i nuovi generi. Nonostante il gusto popolare attingesse notevolmente al tradizionale melodico, non si trattava di un completo salto nel buio, perché il Jazz era da noi già diffuso negli anni trenta con le grandi orchestre e lo swing si era imposto grazie ad artisti come Natalino Otto, il Trio Lescano o Alberto Rabagliati. Anche dal punto di vista musicale, oltre agli altri settori, il Belpaese aveva voglia di decollare… basti pensare al successo di Domenico Modugno Nel Blu dipinto di Blu, cantata con le braccia allargate come ali nell’invito a prendere il volo. Succede tutto molto velocemente e in pochi anni. Tra i primi a proporre una cover di un brano Rock and Roll ci sono i membri del Quartetto Cetra, anche se la loro versione di Rock Around The Clock (ribattezzata L’Orologio Matto nel 1956) fa lo stesso effetto di una tisana al malto bevuta in un whisky bar. Forse, però, era necessario edulcorarla (o tentare di manipolare la realtà) per presentarla ad un pubblico più ampio: quello televisivo che stava formando i suoi gusti e non poteva essere aggredito, secondo le regole cautelative e censorie della neonata RAI. A formare il suo gusto, proprio in quel periodo, c’è anche un ragazzo che ama la musica alternativa e si nutre della vasta collezione di dischi stranieri di importazione, del cugino Paolo Tosi, impregnandosi di piano-boogie e Ragtime. Questo ragazzo è Arrigo Riccardo Agosti, detto Ghigo e spesso organizza Jam Session a casa sua, a cui partecipano molti degli esponenti della scena Jazz milanese e altri musicisti di altra estrazione, tra cui Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci. Forma una band che chiama Ghigo e Gli Arrabbiati in cui si alternano vari musicisti e collaboratori; suoneranno con lui anche Ricky Gianco e Guidone. Dal 1954 in poi si esibiscono nei locali milanesi proponendo il sound di Ghigo, costituito da riff ossessivi e percussivi: accelerare il ritmo è la sua prerogativa, è il suo Rock and Roll, che confluisce in brani come Stazione del Rock e Coccinella, composti dal 1955 al 1957. Forse i primi brani del genere scritti direttamente in italiano e, forse, tra i primi anche a livello europeo. Per lui, però, la possibilità di pubblicarli si presenta relativamente tardi, soltanto nel 1959, dopo anni di concerti e esibizioni dal vivo, in cui coinvolge il pubblico, con il pianoforte o con la voce, con i suoi pezzi caratterizzati da testi diretti e innovativi. Stazione del Rock è un invito all’amore, alla libertà, al ballo. Coccinella, invece, in maniera molto velata, è la descrizione di un approccio verso un “travestito”; probabilmente ispirata dal personaggio francese di Madame Coccinelle, balzato agli onori delle cronache per essere il primo transgender della storia. Il suo stile, in cui prevale una vocalità intensa, frenetica, protesa all’urlo, con finto accento americano, unita a una esuberante presenza scenica, lo rende riconoscibile e unico nel panorama artistico. In quegli anni, come si accennava prima, la scena musicale è in totale fermento.  Nel 1957, infatti, viene organizzato il primo festival del Rock and Roll italiano (il Trofeo Oransoda), che vede partecipare, tra gli altri, Adriano Celentano e negli anni a seguire anche Little Tony; un potente strumento per la diffusione di questo genere musicale nel nostro Paese. Ghigo si distingue comunque per il suo spirito irrequieto; durante le performances, sbraccia, si dimena, fino a strapparsi la camicia. Lo stesso spirito che non gli permette di accontentarsi mai e che lo obbliga a sperimentare continuamente, una volta che il Rock si è affermato e che da esso, negli anni sessanta, iniziano a nascere altri sottogeneri. Le sue ambizioni di innovazione, lo portano a formare altre band come Ghigo e i Goghi, o Black Sunday Flowers, o ancora a stupire cambiando spesso immagine e trovando pseudonimi fantasiosi e meno, come Mister Anima, Rico Agosti o Probus Harlem, per esplorare nuove musicalità; è tra i primi urlatori, con il suo partito estremista, a contrapporsi alle scelte musicali della RAI e a gettare le basi per il Rock demenziale… ma anche tra gli iniziatori del Beat in Italia, della psichedelia e del progressive. Nella sua variegata e incontrollabile produzione vanno citati i brani Conosco Jenny, o Tredici Vermi Con Il Filtro e i formidabili Non Voglio Pietà e Solitudine Time, firmati come Mr. Anima e, da non dimenticare, Madness e Hot Rock. Lo stesso spirito che poi gli suggerisce di abbandonare tutto, quando ormai la soddisfazione non è più la stessa. Nel 1974 decide di ritirarsi dalle scene per dedicarsi alla fotografia, alla grafica, al giornalismo e. inoltre, alla poesia, al teatro…  e nel tempo libero anche allo sport.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.