George Thorogood: “Party Of One” (2017) – di Gabriele Peritore

Ci sono momenti della carriera in cui un artista può sentire l’esigenza di tornare alle origini, così per George Thorogood, dopo quaranta anni di vita vissuta con la chitarra tra le braccia a scrivere la storia del Rock‘n’Roll, insieme alla sua band, The Destroyers, tre anni fa è arrivato quel decisivo momento. Nel caso particolare di George Thorogood le origini in questione hanno un doppio valore, sia artistico che sentimentale. “Party Of One” (2017) è formalmente il suo primo album da solista – e anche l’ultima fatica in studio ad oggi – che arriva dopo vari decenni di musica condivisa, successi commerciali e concerti in ogni angolo sperduto del pianeta.
Dall’ascolto del disco si percepisce immediatamente la sua partecipazione emotiva, la sua gran voglia di fare, l’atmosfera intima che crea con strumentazione minimale: voce, chitarra o dobro, qualche volta l’armonica. George ritrova il gusto di suonare come se fosse il primo disco e il coinvolgimento sentimentale è dovuto, forse, a questa sensazione di tornare indietro nel tempo, come se questo fosse davvero il suo primo album in assoluto. Artisticamente sceglie di fare un omaggio alle tradizioni musicali Folk, Blues e Country del suo Paese, in un rigido arrangiamento acustico, ammorbidito soltanto dalla sua passione per gli autori che ha deciso di interpretare.
In scaletta troviamo brani di John Lee Hooker, tra cui il blues fumoso e cupo di One Bourbon, One Scotch, One Beer e quello più ritmato di Boogie Chillen. Si avverte anche una totale sintonia con il brano I’m A Steady Rollin’ Man dell’intramontabile Robert Johnson o con Wang Gang Doodle di Willie Dixon. Vive poi momenti particolarmente intensi nei rifacimenti di Got To Move e The Sky Is Crying di Elmore James. Piacevoli sorprese sono poi gli inconsueti inserimenti di brani dei Rolling Stones con No Expectations e di Johnny Cash con Bad News. Ormai immancabile la citazione per il folk poetico di Bob Dylan in una delle sue prime incisioni, Down The Highway.
George Thorogood conosce bene i quattordici brani della lista (quindici nella versione Deluxe), li ha già eseguiti in svariate occasioni, se li sente addosso come una seconda pelle. Gli artisti selezionati sono i migliori compagni di viaggio per questo party solitario, in cui è uno e uno soltanto a suonare, come in un monologo, ma sono in tanti a esprimere la loro musica e in tantissimi altri a goderne dell’ascolto.

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