Geoff Bradford: Il seme puro del Blues sulle sponde del Tamigi – di Gabriele Peritore

Geoff Bredford è un ragazzo serio che ama la musica, studia la chitarra e il pianoforte ma ancora non ha capito qual è il suo strumento e quale viaggio vuole intraprendere attraverso la musica. Decide di intraprendere un percorso completamente diverso. A diciassette anni, infatti, si imbarca in marina e rimane fuori casa per tre anni. Uno dei suoi scali più lunghi è quello che fa in Sicilia, dove, probabilmente, entra in contatto con i militari americani di istanza sull’isola e può ascoltare i dischi di Leadbelly, Ligthinin Hopkins, Maede Lux Lewis, Big Bill Broonzy; decide allora di comprare una chitarra e studiare quel genere chiamato Blues. Scopre di essere Blues dentro, e come tutti i musicisti Blues sa che per suonare bene la chitarra deve riuscire a suonarla come se fosse un pianoforte. Il ritmo e l’improvvisazione del ragtime e il lamento nell’anima. Diventa un virtuoso del finger picking, lo fa suo. Pizzica le corde con il pollice per dare il ritmo e la cadenza, e con le altre dita della mano destra esegue gli arpeggi che intonano le melodie, a volte complesse a volte semplici… sempre a velocità da capogiro. Questo è il suo viaggio. Adesso può anche tornare a casa. Rientra a Londra nel 1954, ha vent’anni e può dare inizio alla sua carriera. Con il suo gruppo i Sunrisers, porta il suo blues e il suo rag in giro sulle due sponde del Tamigi ed è considerato ben presto come uno dei massimi esponenti de la Musica del Diavolo insieme a Cyril Davies. Viene contattato da Long John Bradly per entrare a far parte della sua band gli Hoochie Coochie Men. Il progetto lo interessa e si unisce alla formazione ma l’esperienza dura soltanto il tempo di un solo album, “Long John Blues” del 1965. Non è quello il suo viaggio. Si trova in un momento della vita in cui, molto serenamente, ha compreso con tutta la sua essenza, il tipo di arte che vuole esprimere; forse è un tradizionalista legato alle radici o forse è un conservatore ma è quello il viaggio che vuole fare e non gliene frega niente di perdere treni importanti per la storia perché, molto più semplicemente lui è un purista del Blues. Così, quando suona alla Round House ed entra in contatto con Alexis Korner, ha la possibilità di entrare nella Blues Incorporated ma non è quello che gli interessa. 
La musica si evolve, il mercato richiede suoni più duri, elettrici. Il suo amico e collega Brian Jones, con Mike Jegger, hanno intenzione di mettere su una band in grado di proporre un nuovo sound; anche in quel caso lui rifiuta l’offerta di entrare a far parte di una formazione destinata a diventare l’icona stessa di questo genere musicale nel mondo, i Rolling Stones. Non segue la strada tracciata da John Mayall o da Eric Clapton e i Cream, Jimmi Page e i Led Zeppelin. Non è quello il suo viaggio, anche se ognuno di questi grandissimi musicisti, in qualche modo, gli è debitore. Chi ha approcciato alla chitarra Blues in quegli anni è passato per la sua tecnica. Geoff Bredford è rimasto lì, nel suo centro, per il resto della sua vita, con la fortuna di aver scoperto il suo percorso fin da ragazzo. Così il suo viaggio è stato lungo e ricco di soddisfazioni anche se il grande pubblico non si è accorto mai di lui. Forse è stata una scelta consapevole ma il suo talento cristallino è in grado di emozionare qualsiasi ascoltatore.

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