Geezer Butler: Tutta l’energia del Rock – di Gabriele Peritore

C’è un momento fondamentale della storia della musica in cui si avverte netto il passaggio da sonorità Rockblues e Hard Rock a quelle Heavy Metal, è il momento in cui viene pubblicato il primo e omonimo album dei Black Sabbat; le radici musicali sono sempre le stesse: si parte dal Blues ma, grazie a un particolare utilizzo degli strumenti, i suoni si fanno più duri, più cupi più ossessivi. Corre l’anno 1970 e si assiste al lento appassire della rivoluzione dei figli dei fiori. Gli ideali della fantasia al potere, dell’amore libero, dell’uguaglianza, della fratellanza, lasciano via via il posto alle tensioni politiche che si diramano fra tutti i governi del mondo e le guerre che imperversano in più parti del pianeta, tra cui quella del Vietnam. È naturale che il linguaggio si faccia sempre più aggressivo, teso ad esprimere un malessere interiore generalizzato. Tocca a un gruppo di ragazzi di Birmingham trovare gli stilemi di questo nuovo linguaggio: Ozzy Osbourne, Geezer Butler, Tony Iommi e Bill Ward, i cavalieri dell’Apocalisse denominati Black Sabbath. A scovare il nome alla band è il bassista Geezer Butler. Il nome originario era Earth ma esistevano già altre band con lo stesso marchio; così nacque l’esigenza di cambiarlo. Geezer era un appassionato consumatore di letteratura a tematica fanta ermetica luciferina, e trasse ispirazione da un film di qualche anno prima per comporre i testi di un brano e poi il nome definitivo. La pellicola era “I tre volti della paura” (Black Sabbat 1963, diretta da John Old, pseudonimo del grande Mario Bava) Quindi Geezer Butler è quasi totalmente responsabile dei testi (a sfondo catastrofico, distruttivo, decadente e fortemente caratterizzanti); così come caratterizza fortemente il sound della band, basato sull’incedere percussivo del suo basso elettrico; arricchito dai fraseggi veloci della chitarra di Tony Iommi. Se si aggiunge la vocalità mefistofelica di Ozzy Osbourne e il primitivo rullare di Bill Ward il gioco è fatto. Geezer Butler inizialmente suona la chitarra e il basso elettrico ma, visto che nella band c’è un certo Tony Iommi (che nonostante la sua menomazione alla mano sinistra diventerà uno dei più grandi chitarristi del Rock), si dedica principalmente al basso, lasciandosi ispirare dallo stile rivoluzionario di Jack Bruce. I riff di basso che segnano l’introduzione dei brani, caratterizzati da abilità improvvisativa e da cavalcate furibonde, saranno una delle firme riconoscibili della band. Geezer è uno dei primi in assoluto a sperimentare il pedale wah per la distorsione del suono. Per andare incontro al particolare modo di suonare di Iommi studia un’accordatura più bassa che diventerà uno standard per il genere. “C’è una figura nera che mi indica / mi giro e corro / scopro di essere il prescelto / oh no!”… così nasce dalla penna di Butler il testo di Black Sabbath, inciso nel primo disco (omonimo) della band. La ripetizione per tre volte del nome e l’utilizzo da parte di Iommi alla chitarra di un giro di tre accordi proibito nel medioevo, danno vita alla leggenda che vede i quattro musicisti come adoratori del diavolo e, da questa leggenda in poi, molte delle tematiche che caraterizzeranno il genere Heavy Metal vertono e si divertono nello scomodare il dio dell’Inferno. In Paranoid, la band di Birmingham, introduce i temi della sociopatia, in un insieme perfetto tra voce testo e strumenti, che si lanciano in una rincorsa travolgente, trascinante, estenuante. Forse è uno dei loro pezzi più riusciti… e sono soltanto al secondo album (“Paranoid” 1970). Oltre ad aver sfornato lavori illuminanti in tutta la lunga e travagliata carriera con la band, Geezer Butler ha intrapreso anche una fervida carriera da solista e continua a sperimentare, dando il suo contributo coriaceo, a progetti che raccolgono ancora nuovi seguaci e mietono successi; oltre al fatto che ha sempre avuto un’energia sorprendente che gli permette di continuare a divertirsi come un ragazzino. Questa energia che lo contraddistingue, sia a livello personale che musicale, probabilmente fa di Geeezer Butler l’ultimo innovatore, nell’ambito Rock ad aver lasciato un’impronta inconfondibile sul basso elettrico, lanciando la sfida a tutti i suoi successori.

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