GB Project: “Magip” (2018) – di Capitan Delirio

Puoi lanciare una secchiata di vernice su una tela; osservare il colore colare lentamente… all’insù. Sembra il percorso palpabile delle note emesse dal pianoforte sfiorato da Gilberto Mazzotti. Non c’è rabbia o malessere da sfogare, soltanto la curiosità di sapere quali zigzaganti e nascosti risvolti possano prendere i rivoli di colore. Questo è, o per lo meno sembra essere, il progetto che delinea la ricerca musicale ed emozionale di Gilberto. Basta prendere il primo tasto bianco e il quarto tasto nero, come se il suo nome fosse un accordo dello strumento che lui ama, per far uscire il suono GB. GB Project, appunto. Poi si lanciano secchiate di altre vernici sulla stessa tela, per continuare ad osservare il lento colare di tutti i colori, sempre all’insù. Come se ogni colore fosse uno strumento. Il sassofono di Alessandro Scala e il contrabbasso di Piero Simoncini; la batteria di Michele Iaia e l’estemporanea e intrusa fisarmonica di Simone Zanchini. Ci si può entusiasmare nel notare il vivace sovrapporsi, di colore su colore. La stratificazione, la contaminazione, la fusione. Fino a cogliere il momento preciso in cui la miscelazione di colori diversi… crea, materializza, un nuovo colore. Una neonata macchia tra le macchie. Un quadro astratto. Come il Jazz dei brani che compongono il disco “Magip”. Nato dall’idea di fondere ritmi da balera, malinconie gitane, la passionalità del Tango… tanto da non essere più catalogabile nel genere Jazz… e questo è il vero Jazz… ma con derive etniche che ha ancora voglia di esplorare e inventare. Tutto ciò lo si percepisce maggiormente nel brano che dà il titolo all’album, un acronimo formato da lettere prese dai nomi del quartetto principale; ne esprime la fusione più felice… senza dimenticare il brano Pendular o anche Aria Mediterranea. Questo amalgama si può cogliere ugualmente nelle composizioni che partono dal pianoforte come Bells In Dancing o Union, che poi si arricchiscono di idee creative in fase di arrangiamento. Melodie piacevoli alleggeriscono strutture complesse, e permettono ai musicisti di elevarsi in assoli ispirati, come si può apprezzare in In Up o in Volo, appunto, facendo vivere il processo di magmatica sovrapposizione delle tonalità. Fino a dare la possibilità a chi ascolta di toccare con mano la sostanza dei colori, entrarci dentro, contribuendo a mischiare ulteriormente per creare nuovi impasti, dare corpo ai suoni.

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