Gaznevada: quel settembre Punk di quarant’anni fa – di Gabriele Peritore

“Nessun futuro”, urlavano a squarciagola i Sex Pistols, nel 1976, in quello che sarà riconosciuto l’inno Punk per eccellenza, God Save The Queen. Nessun futuro, suonato con la chitarra elettrica distorta al massimo e la batteria a fracassare i timpani, per abbattere il sogno borghese della benestante società dei sudditi della regina e quella occidentale in generale. “Nessun futuro”, ripetuto ossessivamente come un antimantra, scagliato contro l’incantesimo del sistema comunicativo caratterizzato da una totale ipocrisia delle relazioni. “Nessun futuro”, era un modo per provocare, scioccare, in qualche modo risvegliare dal torpore le menti addormentate dei giovani assuefatti al sistema, attraverso il suono simile al rumore, e il look (il modo di presentarsi con il vestiario o giù di lì avremmo detto in tempi d’autarchia), trasandato, sudicio, allarmante, a volte pauroso. “Nessun futuro”, per sovvertire ogni regola sociale. “Nessun futuro, no future, no future, no future”. L’eco corrosiva del frastuono Punk arriva anche in Italia e trova terreno fertile nel clima esplosivo che si respira nella Bologna studentesca. Il movimento del 77 che riunisce sotto un’unica bandiera, il movimento universitario (quello operaio era già fuggito via) si posiziona apertamente, con infuocati cortei e manifestazioni anche violente, contro l’esteso potere governativo, anche adottando lo stile e le tematiche del nuovo sottogenere socioculturale proveniente da Londra. Alcuni studenti, amanti della musica che frequentano il centro sociale Traumfabrik (bazzicato anche da altri influenti artisti di quel periodo, come Andrea Pazienza, Filippo Scozzari e altri), si riuniscono in una band dal nome Centro D’Urlo Metropolitano, con Billy Blade (Alessandro Ruffini) alla voce, Hal Capra (Gianpietro Huber) al basso elettrico, Bat Matic (Marco Dondini) alla batteria, Andrew Nevada (Giorgio Lavagna) alla voce e regia, Robert Squibb (Ciro Pagano) alla chitarra, Nico Gamma (Gianluca Galliani) alle tastiere, ispirati e istigati dalla grinta rivoluzionaria del nuovo genere musicale, incidono su musicassetta il brano Mamma Dammi La Benza, per sostenere le rimostranze dei manifestanti contro la repressione violenta ad opera delle forze dell’ordine, durante un corteo del settembre del 1977. Il brano è tirato al massimo, senza nulla da invidiare ai loro ispiratori d’Oltremanica; il ritmo incalzante, la chitarra aggressiva e graffiante al punto giusto, la batteria sostenuta da una buona energia muscolare, l’arrangiamento esemplare, con contaminazioni create dal sassofono e dai sintetizzatori. Nei testi la mamma sostituisce la regina, ma per un italiano la mamma è l’equivalente di quello che è la regina per gli inglesi. La mamma è la regina del focolare domestico, dispensatrice d’amore e collante della famiglia; in ogni famiglia, famiglia per famiglia. Attaccando la mamma, attaccano il punto nevralgico principale del sistema sociale italiano. La mamma è sacra e la dissacrano descrivendola come una spacciatrice di sostanze. La benza, non è il carburante, o meglio è un altro tipo di carburante… è un modo alternativo di indicare le anfetamine, sostanze, insieme al roipnol, necessarie ad alterare la coscienza, tanto in voga negli anni settanta. Dissacrando la mamma, descrivono una gioventù disintegrata, dedita alla dipendenza da sostanze e alla delinquenza. Dissacrando la mamma (come i Sex Pistols dissacrano la regina) dissacrano l’intero sistema sociale italiano. Mamma Dammi La Benza è il primo brano Punk inciso in Italia, in assoluto. I membri della band, sempre più immersi nel loro ruolo di apripista musicali, si recano a Londra per respirare l’atmosfera incandescente della scena artistica Punk e non si fermano più, scoprendo anche il sound americano dei Ramones. Appassionati di letteratura… dello scrittore Raymond Chandler in particolare, e di un suo breve racconto dal titolo “Nevada Gas”, si lasciano tentare dal suono di quelle due parole, approfittandone per tramutare il nome della band. “Gaznevada” è anche il nome del primo loro album che esce nel 1979 e contiene, oltre Mamma Dammi La Benza, altri otto brani altrettanto acidi, velenosi, “indigeribili”, che contengono tutto il vetriolo che quegli anni di piombo avevano disseminato. Brani come Criminale o Tele Porno T. V. o ancora Roipnol, sono esempi di quanto fosse profonda la spaccatura tra le politiche governative e le esigenze comunicative delle nuove generazioni. Il percorso però continua ancora per poco, con l’album “Sick Soundtrack” del 1980, molto apprezzato dalla critica del settore. Il loro desiderio di sperimentare e contaminare i generi li ha portati, negli anni, ad esplorare sonorità diverse, con lavori più abbordabili dal punto di vista delle melodie e delle tecniche, con continui cambi di formazione e stile, fino a smentire totalmente loro stessi, approdando alla Disco dance. Tutto ha una fine, purtroppo, come era naturale propensione per le band di quel periodo storico tendenti all’autodeflagrazione ma, perlomeno, i Gaznevada possono vantare il primato di aver dato inizio al Punk in Italia, facendo scaturire la scintilla del futuro incendio.

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