Gary Clark Jr.: “Live North America 2016” (2017) – di Claudio Trezzani

“Live Music Capital of The World” questo è il murales che vi accoglie se visitate la capitale del Texas: Austin. Ecco, Gary Clark Jr. è il figlio più legittimo che questa città abbia partorito negli ultimi anni e, fidatevi, ne ha partoriti tantissimi; così come tanti sono i club dove ogni sera si suona ogni tipo di musica: è l’Eldorado dei produttori musicali che qui hanno scovato artisti veri e non solo meteore. Proprio questo meltin pot di stili e generi musicali ha ispirato fin da ragazzo il nostro Gary che fin dai primi EP ha sempre cercando di fondere il blues elettrico con il soul e con il funk. Dal vivo è sempre stato una forza delle natura e le sue esibizioni hanno catturato immediatamente le attenzioni del pubblico e dei discografici. Tuttavia, la sua magnifica abilità, in grado di trascinare l’ascoltatore dal vivo, si è persa (in parte) nello studio di registrazione e, forse spinto dalla casa discografica, ha dato alle stampe nel 2012 un disco “annacquato”, senza nessuna traccia dell’abrasivo e sporco blues texano che assieme al suo timbro vocale morbido, ne ha fatto una leggenda metropolitana. Siamo in presenza di un tentativo alquanto banale (da parte di lo guida) di farne un nuovo “Lenny Kravitz”, dando evidente spazio alle contaminazioni funk e soul, molto più radiofoniche. Fortunatamente nel 2013 è arrivato “Live” a sistemare le cose: uno dei dischi blues dell’anno e suo disco più popolare, non solo negli Stati Uniti. Finalmente al suo blues elettrico dal suono corrosivo e alla sua voce dalla timbrica suadente è stata resa giustizia. Capolavoro vero. 
Questa lunga premessa è indispensabile per parlarvi di Live In North America 2016”, la sua ultima fatica discografica. Come un circolo vizioso la storia si è ripetuta tre anni dopo. Preceduto da un disco da studio che lascia qualche dubbio, “The Story of Sonny Boy Slim” del 2015nel quale ancora una volta il suo sound viene appiattito e pulito in maniera artefatta e dove nessun pezzo fa gridare al miracolo; questo live album è la certificazione della sua abilità unica di fronte al pubblico, che lo trascina e si fa trascinare. Con una tournée americana trionfale, centinaia di collaborazioni live e apprezzamenti da tantissimi colleghi che lo vogliono sul palco con loro, è netta la sensazione che Gary Clark Jr. farebbe molto meglio a non cercare eccessive derive funk & soul, come in Cold Blooded, tratta dall’ultimo album. Per fortuna la canzone che segue è la sua più bella e celebre, When My Train Pulls In, una lunga e trascinante cavalcata blues-elettrica con la voce suadente che ci accompagna nel viaggio. Anche un altro pezzo dell’ultimo album, Shake risulta assai migliore dal vivo e vede la partecipazione di un altro cantautore in ascesa, Leon Bridges: una collaborazione riuscita. Citazione anche per le due cover bellissime: Honest I Do di Jimmy Reed e My Baby’s Gone di Elmore James. In definitiva siamo al cospetto di un bel disco live che ci offre un’ottima testimonianza delle qualità di Gary Clark Jr., alla quale purtroppo si aggiunge una sensazione di dejà-vu che ne abbassa notevolmente il giudizio. Risulta ovvio chiedersi se c’era veramente bisogno di un altro disco dal vivo  tre anni dopo l’ottimo “Live” e dopo solo un nuovo album da studio, e la risposta purtroppo è negativa. Di buon livello ma non imprescindibile. Buon ascolto. 

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