“Game of the Heart” – di Bartolo Federico

Donald Cumming abita sulla Trentaduesima Strada a New York City. La finestra della sua stanza da letto si affaccia su un vicoletto stretto e buio. Una volta che lo oltrepassi, si arriva facilmente sotto il ponte della ferrovia. Un posto pieno di teste di cazzo, e di sbirri violenti. Anche di peccatori, se mai esiste il peccato. Alle tre della notte una porta è sbattuta violentemente. C’è qualcuno che grida, e rompe il cazzo, perché ha bisogno di soldi. La voce di una donna gli urla di passare più tardi, che adesso sta aspettando un cliente. Lui inveendo se ne va. E’ un tipo muscoloso, alto e con i capelli neri. Frencette si affaccia alla finestra e osserva fuori in strada, da una parte e dall’altra. Si appoggia allo stipite, guarda l’orologio e impreca. Un tizio scende dall’autobus, si accende una sigaretta e tira qualche boccata. Poi lascia cadere la cicca in terra, e la schiaccia con la punta della scarpa. Nervosa e con i muscoli della faccia tirati, Frencette spegne la luce. Dopo qualche minuto accende la radio, che sta passando Game of the Heart. C’è qualche parola di conforto per il dolore? Donald Cumming si accende un’altra sigaretta mentre sta accartocciando il foglio di carta, che getta via con un moto di stizza. Si alza e scuote la sedia, si tira fuori la camicia dai pantaloni, e si versa da bere. Le luci della città lo stanno osservando nella penombra. Potresti venire un momento da me? Nei bassifondi? Dall’altra parte della città? Cosi’ Shadow Tears sembra che t’implori, che cerchi risposte, una qualche giustizia, per tutti quei creduloni solitari che bazzicano i bar della notte. Meglio che uno la prenda in fretta, e se la porti a spasso insieme alle sue cicatrici, nella luce opaca, dove si rivedono i volti di quelli che come Jim Carroll se ne sono andati via da soli. Nessuno sa dove vanno gli angeli, e neanche i demoni. C’è qualche parola di conforto per il dolore? “Hey vibrafonista, hey jazzista suonatemi la vostra serenata un po’ più triste, e suonerai nella tua tomba. Risparmia le tue note non sprecarle per i ragazzi tristi, risparmia le tue note non sprecarle per il bel ragazzo sveglio. Vai insieme alle note che rintoccano dalla chiesa. Il vibrafonista batte su un bidone dei rifiuti, ascolta il tuo spacciatore ascolta il tuo spacciatore, ascolta il tuo spacciatore. Sta cantando, cantando, cantando, cantando tutto vestito di seta, cammina oltre il vicolo sta cantando, cantando, cantando…” (New York City Serenade – Bruce Springsteen) C’è qualche parola di conforto per il dolore? Nelle prime ore del giorno, due grassone stanno cercando un’ambulanza. Una è così fatta, che sembra possa morire da un momento all’altro. Un uomo con un pantalone verde pisello le osserva, ma non fa niente per aiutarle. Un altro lo fissa a sua volta dritto negli occhi. Lui ha la merda nelle mutande, e un piede sanguinante. Una nuvola di fumo lo avvolge, e quasi per difendersi si tira giù le maniche del maglione, ma solo per nascondere i buchi sulle braccia. Scarecrow barcolla ridendo ma ha gli occhi sfocati per il dolore; e gli viene da piangere mentre avvia la macchina e si allontana, guardando la folla nello specchietto retrovisore. Vorrebbe canticchiare una canzone di Tom Petty, ma è troppo ubriaco per ricordarsi le parole. Allora si ferma e appoggia la testa allo schienale, intreccia le dita, e s’addormenta. C’è qualche parola di conforto per il dolore? Bisogna fare attenzione là fuori. Tutto sommato lui era uscito bene da quella sporca faccenda. C’è solo una libertà. Il resto sono chiacchiere. Un sacco di colori del passato erano ricomparsi. Li aveva visti dipinti su quell’edificio con le finestre infrante, dove i ragazzi con la bomboletta sul muro di mattoni rosso, avevano scritto “Total Darkness“. E poi a dire il vero quella paura fottuta di rientrare in casa da solo, gli era passata. Bisogna cogliere l’occasione perché la vita è piena di delusioni. Ma lui non aveva più bisogno di niente, se non di quella cantilena notturna suonata sulla punta delle dita. Spanish Horses era arrivata giusto in tempo a difenderlo. Tra monete e tappi di bottiglie, sigarette accese e mucchietti di ossa, schegge di vetro, e rock’n’roll picchiati su un cassonetto dell’immondizia. Ubriaconi zoppi e la falsa pallida luce dell’alba. Adesso in tanti si stanno alzando per cominciare un nuovo giorno. Il giorno poi provvederà da sé. C’è qualcuno di voi dentro questa folla?

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