Gabriele Dodero: “Stories For A Friend” (2017) – di Capitan Delirio

Sono solo tre accordi, pensi. Il Blues in fondo non è così complicato, eppure con questi tre accordi, se suonati bene si possono raccontare delle storie che partono dal profondo dell’anima, che abbattono le barriere, costruiscono ponti grazie ai quali chiunque si può immedesimare e sentirle sue anche se vive dall’altra parte del mondo. Anche tu che sei seduto su un gradino di una scalinata di piazza delle Erbe a Padova e sei travolto dallo scorrere della gente che si pavoneggia bevendo spritz che non assomiglia per niente allo scorrere massiccio del Mississippi… e sei lì che pensi come far girare bene quei tre accordi. C’è gente che venderebbe l’anima al diavolo per riuscire a suonarli bene. Non sono leggende o forse sì, in ogni caso tu scegli di provarci cantando le storie di chi questi dubbi se li era posti molto prima di te. Gabriele Dodero racconta a suo modo tredici “Stories”, dedicandole all’amico che gli ha fatto ascoltare questi musicisti per la prima volta. Così nasce “Stories For A Friend”. Grazie ad un amico speciale, esperto di Blues, che quando metteva su un disco, e si predisponeva a gustarlo, sospendeva il tempo. Si perdeva tra le note e i racconti e dimenticava di rispondere al telefono, di lavorare, di mangiare. C’è un racconto in particolare catturato dalla voce di Guy Clark nel brano The Cape, che narra la storia di un bambino che indossa un mantello, sale sul tetto di un garage ed è pronto a lanciarsi per assaporare l’ebbrezza del volo. Ascoltando quella storia Gabriele ha deciso che era arrivato il momento anche per lui di lanciarsi in una nuova avventura, di abbandonare la vecchia strada fatta di distorsioni e elettrificazioni e indossare il mantello della chitarra acustica. Si rifugia nella sua tana, “The Cave”, una cantinola proprio sotto il suo appartamento, adibita a perfetto studio di registrazione, e incide tredici brani intimi, scelti anche nel repertorio delle composizioni tradizionali, del Folk e del Bluegrass, come se il suo amico che non è più tra noi potesse ancora ascoltarlo e per l’ultima volta immergersi nelle note e dimenticarsi di tutto. Gabriele grazie a Guy Clark ha trovato la chiave per entrare nel segreto di quei tre accordi del Blues e farli girare alla perfezione. Ha affinato il fingerpicking, ha trovato la sintonia con le scale e gli arpeggi, ha trovato lo stacco giusto per afferrare il ritmo all’ultima battuta, quella più sospesa. Ha trovato la giusta disperazione nella sua voce: è il dolore che fa la differenza e il desiderio di superarlo. A tutti gli effetti adesso è un “Bluesman”, tanto da riuscire a misurarsi, in questo disco, con esponenti d’eccezione come Doc Watson o Skip James. Soltanto attraverso il dolore si possono raggiungere certe profondità e nella profondità trovare un inaspettato grado di spiritualità. Sentire il peccato del Blues trasformarsi nella sacralità del Gospel. Sono i brani più intensi, elevano l’album al suo apice, con voce e chitarra al massimo dell’espressione. Bisogna ascoltare il disco nella sua interezza per capire davvero cosa vuol dire: Feelin’ Good. Sappiamo che Gabriele Dodero ha pronto un nuovo disco da regalarci… chi ha sentito un brivido ascoltando la sua musica avrà certamente voglia di aderire al fondo aperto per l’occasione… basta contattarlo su
 https://www.facebook.com/gabriele.dodero.

Tracklist: 1. Stagger Lee (Traditional). 2. Hard Time Killin’ Floor (Skip James).
3. Deep River Blues (Doc Watson). 4. The Cape (Guy Clark).
5. Saturday Night Shuffle (Merle Travis). 6. Coyotes (Bob McDill/Don Edwards).
7. Trouble In Mind (Richard M. Jones). 8. Going Down The Road Feelin’ Bad (Traditional).
9. Feelin’ Good (Anthony Newley/Leslie Bricusse). 10. I Want Jesus (Traditional).
11. El Coyote (Guy Clark). 12. Windy And Warm (John D. Loudermilk).
13. I Shall Not Be Moved (Traditional).

Foto Giulia Valente © tutti i diritti riservati 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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