GÄA: “Auf der Bahn zum Uranus” (1974) – di Piero Ranalli

Auf der Bahn zum Uranus” (Kerston Records 1974) è stato uno dei vinili più costosi e ricercati fino alla sua prima ristampa su supporto CD (Ohrwaschl Records 1992). Furono pubblicate 1500 copie nel 1974, ne furono vendute solo 300: un fallimento commerciale totale e, se non fosse stato per i collezionisti disposti a pagare prezzi astronomici, oggi sarebbe quasi dimenticato. La storia del gruppo comincia ai tempi della scuola in un piccolo lander tedesco vicino ai confini francese e lussemburghese, Saarland. Stanchi di suonare cover di altre band come The Phantoms, Helmut Heisel, Peter Bell e Stefan Dorr decisero di iniziare a cantare e suonare canzoni proprie. La band si definì solo nel 1973 quando si uniranno a loro Minter Lackes, Werner Frey e Werner Jungmann e ne uscì poco dopo Helmut Heisel. Così nacquero i GÄA. Il nome sta per Gaia, la dea greca della terra, infatti nella copertina è raffigurata Madre Terra da cui ogni cosa ha origine.
Registrarono “Auf der Bahn zum Uranus” (sulla strada per Urano) nel 1973 nello studio di Alfred Kersten dopo essersi piazzati al secondo posto a un concorso per giovani talenti organizzato dallo stesso Kersten, titolare della casa discografica Kerston Records. I testi delle loro canzoni, rigorosamente in lingua tedesca, veicolavano tematiche impegnative e apocalittiche critiche nei confronti della civiltà e si opponevano allo sfruttamento e alla distruzione del pianeta Terra. La musica combina suoni spaziali con un umore cupo, ardente, quasi sacro, melodie ispirate al blues rock che hanno un leggero tocco jazzistico. Ogni singola canzone è originale e quasi sovraccarica di significato: un rock progressivo complesso, sensibile, pieno di malinconia, passione e tristezza. L’apertura del disco è affidata a Uranus, introdotta da un crescendo di chitarra acustica e basso sopra un tappeto di organo fluttuante, presto viene raggiunta da parole pronunciate da una voce spaziale e inorganica.
Batteria e chitarra elettrica si uniscono appena la tensione raggiunge il suo apice. Di nuovo l’atmosfera si fa rarefatta, messa in evidenza dal suono languido dell’organo, torna la voce filtrata a recitare di nuovo parole come se volesse porre l’attenzione su qualcosa in particolare, questo determina il rialzarsi della tensione e la conclusione è affidata alla chitarra elettrica ben supportata dalla batteria: un blues acido, duro e nebuloso con chitarre abrasive. Segue Bossa Rustical, uno strumentale che si apre con una chitarra acustica che trasuda flamenco da tutti i pori, l’ingresso del basso e della batteria fanno da sostegno alla chitarra elettrica che si esprime in un assolo malinconico. Torna ancora la chitarra acustica che rievoca gli umori già espressi all’inizio del brano, solo questa volta fanno da incipit a un assolo di basso che avrà il compito di reintrodurre la band al completo.
Tanz Mit Dem Mond ha un’affascinante consistenza morbida, dopo essere stata introdotta da una delicata chitarra acustica lascia il passo a un pianoforte impetuoso e una chitarra invadente che subito svaniscono per un pianoforte languido, arricchito da bellissime melodie vocali eseguite con molto riverbero che contribuiscono ad aumentarne la drammaticità. Uno stop, improvviso, fa da anticamera a un’esplosione psichedelica guidata da un assolo di chitarra ispirato: tutto questo dura appena qualche attimo, così che il brano ripiomba di nuovo nel suo umore drammatico, accompagnato questa volta dalla chitarra che reintroduce l’esplosione di colori fino alla sua conclusione. Mutter Erde è una deliziosa canzone di pop psichedelico che nel mood e nei ritornelli mostra forti affinità con i Moody Blues, molto bello il suono dell’organo e notevoli anche le melodie vocali. Welt Im Dunkel con la sua sorprendente aria misteriosa dirige gli umori, che erano appena usciti dai toni variopinti del brano precedente, verso atmosfere più introspettive e cupe, la chitarra suona con uno stile psichedelico che fa da degna cornice a questi intimi paesaggi sonori.
La conclusione dell’album è affidata a Gäa: un inizio meraviglioso a colpi di blues messi in opera dalla sezione ritmica che si mescola con chitarre dal suono Cream, dopodiché la band fa suonare una grande jam colorata. Ci sono alcuni canti divertenti senza parole e flauti aggiunti, che dipingono i campi estivi nebbiosi dove i beatnik possono essere immaginati a saltare, correre e amare senza barriere. Va indicato inoltre il gran lavoro fatto dal chitarrista, davvero intenso. Se lo si considera un album di krautrock, allora di sicuro vi si trovano gli elementi più hard rock, folk, psichedelici e blues: l’elemento krautrock più vicino alla musica cosmica è rappresentato dalle tastiere, un organo psichedelico ed un pianoforte fluttuante. Non è sicuramente un disco per tutti, ma racchiude alcune delle atmosfere psichedeliche-spaziali più deliziose che si siano mai ascoltate e dovrebbe soddisfare la maggior parte degli appassionati del genere. Line-up: Werner Frey (chitarra, voce), Stefan Dorr (batteria, voce), Werner Jungmann (congas, voce), Gunter Lackes (organo, piano, voce), Peter Bell (basso, flauto, voce).

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