Fuzz Orchestra: “Morire per la patria” (2012) – di Francesca Spaccatini

Metallari, cinefili, impiagati incazzati usurati dallo stillicidio moderno, se non avete mai ascoltato nulla dei Fuzz Orchestra, questo è il tempo d’iniziare. Sarete presi a pugni e a calci sui denti dalle bacchette di Paolo Mongardi, verrete disturbati mentalmente dal suono distorto della chitarra di Luca Ciffo, e vi mancherà l’aria per il piano (noise) di Fabio Ferrario. Dalla bile saliranno i conati di disgusto e rabbia, attacchi febbricitanti. Anche i più quieti imbracceranno forconi, incendieranno la terra. Scoppieranno sommosse, guerre civili e rivoluzioni grazie ai campionamenti ricercati con pazienza e sapienza. I Fuzz, infatti, saccheggiano pezzi recitati, dalla cinematografia italiana degli anni Sessanta e Settanta. Sarete ossessionati a tal punto da dover correre a porre rimedio a tutte le vostre carenze filmiche. Marcerete al fianco dei più grandi registi (Elio Petri, Alejandro JodorowskyGiuliano Montaldo, Pier Paolo Pasolini, Francesco Rosi) e in preda alla spasmodica voglia di esplorare, sarete affetti dalla loro critica storica, sociale e politica. Qui, in questo spazio, e ora, parleremo del loro terzo disco, uscito nel 2012 dal titolo, Morire per la patria. Nella prima traccia, Sangue, i tre strizzano l’occhio all’Iron Man dei Sabbath e risvegliano l’eretico Giordano Bruno, interpretato da Gian Maria Volonté, nell’omonimo film diretto da Giuliano Montaldo:Quando ho detto che i procedimenti usati dalla Chiesa non sono quelli degli Apostoli, poiché la Chiesa usa il potere e non l’amore, quando ho detto questo, non avevo torto. Quando ho detto che la mia filosofia è la libera ricerca e non il dogma, […] non ho sbagliato. Ho sbagliato quando ho creduto di poter chiedere alla Chiesa di combattere un sistema di superstizione, d’ignoranza, di violenza. Ho sbagliato io, quando ho creduto di poter riformare la condizione degli uomini con l’aiuto di questo o di quel principe. Enrico III di Francia… sangue… Elisabetta d’Inghilterra… sangue… Rodolfo II d’Asburgo… sangue… e addirittura il Monarca che proclama di sedere più in alto di tutti… sangue. Che mortificazione! Chiedere a chi ha i poteri di riformare il potere. L’odio per le ingiustizie continua a ritmo di una condanna a morte con La proprietà. I campionamenti selezionati non potevano che riguardare la delirante e nevrotica pellicola del 1973 di Elio Petri: “La proprietà non è più un furto” e, stavolta nei panni di un ragioniere convertito al marxismo-mandrakismo c’è Flavio Bucci. Vale la pena, per chi non conoscesse questa splendida pellicola, riportare il frame discorsivo selezionato dai Fuzz Orchestra: Io, ragionier Total, non sono diverso da voi, né voi siete diversi da me. Siamo uguali nei bisogni, diseguali nei loro soddisfacimenti. Io so che non potrò mai aver nulla più di quanto oggi ho, ma nessuno di voi potrà aver nulla più di quanto ha, fino alla morte. Certamente molti di voi avranno più di me, come tanti hanno meno. E nella lotta legale o illegale per ottenere ciò che non abbiamo, molti si ammalano di mali vergognosi, si riempiono il corpo di piaghe, dentro e fuori. Tanti altri cadono, muoiono, vengono esclusi, distrutti, trasformati, diventano bestie, pietre, alberi morti, vermi. Così nasce l’invidia, e in questa invidia si nasconde l’odio di classe che è composto in egoismo e quindi reso innocuo. L’egoismo è il sentimento fondamentale della religione della proprietà. Io sento che questa condizione mi sta diventando insopportabile, così come lo sta diventando per molti di voi. Il disco continua a ritmi sempre più serrati alla vana ricerca della felicità con la traccia tribale dal titolo Il paese incantato, ripescato dal film di Jorodowsky del 1968 “Fando y Lis”. É la volta di Svegliati e uccidi, brano tratto dall’omonimo film di Carlo Lizzani, dove gli spari violenti del “Solista del mitra” (soprannome di Luciano Lutring a cui il film si è ispirato) vengono simulati dal picchiare sui piatti. In Viene il vento la voce è quella di Domenico Modugno, che ha prestato la sua Sole, sole, sole al regista Alessandro Blasetti nel film documentario “Europa di notte”. Tra gli omaggi non poteva mancare il Pasolini de “Il Vangelo secondo Matteo” del 1964, inserito dai Fuzz nella traccia In verità vi dico. Il disco si chiude con Morire per la patria: “Alzo a battuta zero e fuoco a volontà! Alzo a battuta zero e fuoco a volontà […] No, alzo a battuta e fuoco a volontà. Avanti fino alla capitale perché è lì il quartier generale nemico. A sparare contro i nostri comandi. Contro tutti i comandi, anche quelli nemici. A cominciare dal comandante della nostra divisione […] È bello morire per la patria! Nella guerra che il popolo italiano combatte sotto il comando geniale ed eroico di sua maestà il re, viva il re!”. Ancora una volta il trio si serve della voce di Volonté che recita nell’ardito e boicottato film “Uomini contro”, di Francesco Rosi, denunciato per vilipendio dell’esercito. Come hanno dichiarato i musicisti, la patria viene intesa come ordinamento della società che prevede il martirio di cittadini sudditi, mandati a morire in un’infinità di modi… dalla trincea, alla fabbrica (e l’avvelenamento della terra), agli uffici. Dunque, tra gli omaggi a Morricone e ai big del metal, i Fuzz Orchestra gettano i germi rabbiosi… sta a noi decidere se lasciarci infestare.

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