I furbetti del terremoto – di Ginevra Ianni

24 agosto 2016 ore 3,36, la terra trema. Un boato che sale dall’inferno ruggisce nel buio e inghiottisce persone, case, animali, senza pietà. In un tempo infinito e breve abbranca ogni cosa senza distinguo tra giovani e vecchi, bambini, adulti, animali. Tutto viene fagocitato nell’oscurità e nelle urla in pochi interminabili secondi. Quando il mostro torna nel suo antro lascia la pesante eredità ai sopravvissuti:
il terremoto dei vivi. Quello fatto di incertezze, freddo, disorientamento, una vita rimasta senza senso né ragione. Ma l’Italia ha un cuore grande, le persone si stringono intorno a tanta pena e cercano, chi in un modo, chi in un altro, di dare una mano: vestiti, cibo, coperte, sacchi a pelo, aiuto negli scavi, sangue, accoglienza ove possibile. Poi arriva la macchina delle Istituzioni  a segnare il passo e lì si ha la percezione esatta sia dell’enormità del danno, sia dei tempi e delle risorse che richiederà la ricostruzione.
Lunga, difficile da gestire, costosa e, soprattutto, da iniziare subito perché il sisma ha riguardato tutti luoghi ove l’inverno è rigido, arriva presto e dura molto. Fin qui il quadro è penoso ma realistico, non dà speranze illusorie:
ciò che è stato perso non tornerà più, ma si pensa comunque al domani, si pianifica un futuro  post terremoto per chi in quei luoghi ci è nato e ci ha perso solo qualcosa, o purtroppo qualcuno o peggio, ogni cosa. Ma, c’è un ma. Non appena i media iniziano a parlare anche di ricostruzione, di interventi economici dello Stato per riedificare nuove case per coloro che le hanno perdute, nell’insondabile animo umano la solidarietà e la pena nei confronti degli sventurati si restringe un pochino per fare posto ad una nuova idea che tanto solidale non è. Questa condizione dello spirito non coinvolge tutti ma solo determinati soggetti che forse erano disperati all’inizio ma certamente si sono rivelati poco onesti poi, quando in mezzo a tanto disastro, hanno dimenticato paura e pena e hanno cominciato ad avere idee furbine: “ma se lo Stato riedificherà solo per i residenti, chi possiede le seconde case – la maggior parte – come farà?” Non dimentichiamoci che alcuni di quei luoghi sono, anzi erano,  mete turistiche estive ove la seconda casa in centro storico era prassi e tutti vi si recavano per un soggiorno a godersi il fresco, l’aria pulita, il buon cibo. Ed ecco allora che in questi sciacalli scatta l’idea furbetta, egoista:
“perché non spostare la propria residenza ad Amatrice, ad Accumoli, ad Arquata del Tronto? Mica sarebbe male farsi riedificare il proprio bilocale fatiscente di sesta generazione in un nuovo appartamentino antisismico per le future vacanze! Ma si, dai, in fondo più siamo meglio è, alla fin fine si aiutano i residenti se si è in tanti!” E così il povero Comune di Amatrice, inteso come Ente, con tanti guai, tragedie e morti da piangere si vede subissato da una improvvisa quanto repentina montagna di domande di cambio di residenza, prima casa per tutti, amatriciani e non, terremotati tutti, amatriciani e non.
E così si passa senza soluzione di continuità dalla tragedia alla farsa, dal disastro al cinismo.
Per l’ennesima volta, dopo l’afflato fraterno, solidale di tutti, ognuno torna a pensare al proprio tornaconto. Non proprio Ognuno. Qualcuno sicuramente. Vergogna. Certe tragedie, se proprio bisogna vederci un senso, dovrebbero avere la capacità di porre l’individuo dinanzi allo specchio di se stesso, vedersi finalmente nudi nel bene e nel male per ciò che davvero si è, riconoscersi. Chi sopravvive al dramma della morte ha un’occasione unica nella propria vita fortunosamente salvata, un’altra possibilità di continuare a vivere consapevole di ciò che si è perso e di ciò che è veramente importante: onestà, correttezza, solidarietà verso gli altri, la consapevolezza che non si può più essere isole di egoismo. Altrimenti non vale, non ha senso tutto quello spreco di vite e di dolore.
Invece, passato il coinvolgimento emotivo dei primi giorni, questi gaglioffi, finalmente indifferenti alla tragedia avvenuta, tornano al loro malvagio ed arido egoismo: una casetta nuova nuova a carico dello Stato, perché no? Mica si danneggia nessuno (pensano loro). Invece con la loro condotta scellerata danneggiano soprattutto chi ha già perso tanto con il terremoto, chi  è sempre rimasto lì perché quella crollata non era la casa delle vacanze ma La Casa, quella dove si è nati e vissuti da sempre. E che adesso sta in una tenda. Senza più parenti o affetti. Senza la certezza del proprio futuro. Senza più niente.
Vergogna, se l’inferno esiste ci deve essere un girone pronto per voi.

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Un pensiero riguardo “I furbetti del terremoto – di Ginevra Ianni

  • gennaio 19, 2017 in 9:06 pm
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    Si, hai fatto bene a denunciare questo sconcio, anche perchè data la gravità del problema, nessuno fa caso a questi scarafaggi che si muovono tra le macerie… un intenso fascio di luce che li denuncia.Un bell’articolo!!

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