Frustate o amore – di Irene Spagnuolo

Virtù e perversione tre: “Frustate o amore”
La fatale intuizione di Malena sapeva che sarebbe arrivato un uomo mite, di quelli esclusi dalle esuberanze in ragione di una sorte rabbuiata da un divenire lento e storto. 48 anni di routine e di silenzi che ingoiavano la verità lo facevano passare per il solitario inconcludente che non era. Avrebbe sfoggiato una camicia bianca nuova, comprata per l’occasione, sotto il logoro vestito marrone scuro, tenuto gli occhi bassi e pronunciato poche sorprendenti parole. Sorprendenti come le sue virtùIn un fiato avrebbe confidato una vita tremendamente tiepida e l’avrebbe narrata come feroce, né calda né fredda… Sarebbe stato un incontro forte, molto forte. L’uomo mite le avrebbe chiesto emozioni e le avrebbe dato, emozioni. Le avrebbe fatto quasi male con quel cazzo gigantesco, duro come il marmo e affamato di passione e rivincite. Avrebbero conosciuto entrambi un’ora di amore, paradosso, audacia, dolcezza, frenesia. Alla fine lui avrebbe riso e pianto e lei avrebbe scritto una meravigliosa poesia di sesso e empatia. Indossò un baby doll color carne con delle finiture di pizzo nero, le giarrettiere nere sulle calze appena più scure della pelle, prese a fumare una sigaretta con un lungo bocchino nero sul quale il rossetto fucsia lasciava l’impronta morbida. Era più eccitata del solito e i suoi pensieri erano molto, molto umidi. Voglia di sesso senza alcun ritegno.
“Toc toc”. Entrò un uomo, un uomo mite, di quelli esclusi dalle esuberanze in ragione di una sorte rabbuiata da un divenire lento e storto. Trovò Malena piegata, intenta a sistemare un poco una calza, con il suo culo sodo, le natiche vivaci e la schiena liscia e ben disegnata: un filo di fumo e il suo viso che si voltava con un sorriso sotto la cascata di capelli color miele. “Buona sera Malena” Si spogliò tirando fuori un uccello enorme, un cazzo che Malena aveva appena immaginato nelle sue fantasie ma mai trovato tra le gambe. Pronto. Pronto a darle il furore di una scopata indimenticabile.
“Ho avuto una vita tremendamente tiepida. Non ho detto sciagurata, tiepida. E’ un male feroce perché non sfoga mai, ti consuma minuto dopo minuto senza mai straziarti o farti godere. Né freddo né caldo, capisci? Voglio emozioni, accidenti! Frustate o amore poco importa, basta sentire freddo o caldo e non quell’orribile tepore che ha reso i miei giorni lenti e storti”.
Malena si fece togliere grossolanamente la biancheria e prese a toccarlo, a leccarlo, a chiamarlo a sé. L’uomo mite lasciava che lei giocasse con il suo cazzo. Quel cazzo così grosso che la bocca non poteva contenerlo tutto, che infilato tutto nella figa le levava il fiato. Poco alla volta però prese a baciarla, a succhiarle i capezzoli, a stringerle i seni tra le mani, a sbatterla mentre le faceva scivolare due dita nel culo. Volle che lo riprendesse in bocca e dopo nuovamente tra le gambe. La mise cavalcioni su di lui e la incitò a gridargli la libidine da porca affamata fino ad allontanarla dolcemente per girarla e afferrarla da dietro, a pecorina…ovunque, come un animale entrò ovunque e fece in modo che Malena e il suo uccello facessero sesso con tutta l’anima. Così, come se quel cazzo fosse finalmente libero di vivere, come se a lui non importasse altro che vederlo re del letto, potente e felice. Felice come Malena.
Questo aveva desiderato. Una donna che facesse l’amore con il suo animale. L’animale uscito dalla gabbia, che si prendeva il piacere represso per anni in un silenzio assordanteEra attento. Attento a Malena bagnata, con lo sguardo candido e feroce insieme dal bisogno e dalla voluttà. Attento a Malena ingorda e tenace, fiera della sua oscenità serena. Attento a Malena che si muoveva infoiata e ridente, come una bambina che scarta un dono tanto atteso, lo divora con tutta se stessa e impazzisce di gioia.
Si, Malena gli diede il corpo e quel sollievo di poesia nuda che l’uomo mite voleva. Rimasero parecchi minuti, stesi uno accanto all’altro, ebbri e spossati. Quando lui si alzò per rivestirsi le sorrise. Lei allora prese il diario e lesse a voce alta quello che aveva scritto, esattamente la descrizione di lui e le parole che aveva pronunciato. Aveva naturalmente previsto tutto, nessuna sbavatura… l’uomo mite prese a ridere, a ridere, a ridere fino alle lacrime: “grazie, mia poetessa. E’ troppo ambire a leggere i versi che dedicherai a questa mazza che con te ha visto la luce e toccato il piacere?”
Malena passò delicatamente la mano sul volto dell’uomo mite, lo baciò e lo accompagnò alla porta senza parlare. Desiderava molto trasgredire alla regola del mistero sulle poesie però volle farlo sorprendendolo. Il giorno dopo gli fece recapitare un biglietto con questi versi: ora che il tuo sesso prelibato / ha conosciuto i pertugi dell’appetito / possa tu goderne il senso / possa la tua anima concederti  il piacere.

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