“From Sea and Beyond” (2018): intervista con Roberto Vitelli – di Fabio Rossi

Roberto Vitelli è un polistrumentista romano, leader degli Ellesmere una delle proposte migliori nell’ambito del rock progressivo italiano degli ultimi anni. Dopo il promettente esordio con l’ album “Les Châteaux De La Loire”, pubblicato nel 2015, il suo gruppo uscirà a novembre con un nuovo disco intitolato “From Sea and Beyond”. Abbiamo incontrato l’artista per strappargli qualche anticipazione su questo attesissimo lavoro.
Ciao Roberto. Innanzi tutto toglici una curiosità: come è nata l’idea di chiamare la band Ellesmere?
Ispirandomi al mito dell’Ultima Thule e ricercando, nel contempo,  sonorità e musicalità assai vicine alle lande nordiche, seppur filtrate attraverso una certa sensibilità melodica che è un po’ la caratteristica di noi italiani
Il primo disco, “Les Châteaux de la Loire”, era contraddistinto da un sound bucolico/medievale delicato e affascinante. C’è, pertanto, grande curiosità per il nuovo album; “From Sea and Beyond”; che sta per uscire. Qual è stavolta la direttrice musicale intrapresa?
Corrisponde all’altro aspetto della musicalità che è parte di me, una sorta di “Sturm und Drang” diciamo così, senza voler azzardare paragoni troppo elevati, tipica del romanticismo: e “Les Châteaux de la Loire” ne rappresenta il lato sognante e malinconico, “From Sea and Beyond” tratteggia, invece, l’aspetto epico, potente e rock, maggiormente sinfonico. 
Si può affermare che “Les Châteaux de la Loire” è stata una sorta di “parentesi” artistica, considerando l’origine dell’ispirazione?
Può sembrare in parte così, tuttavia anche nel nuovo album si possono riconoscere stilemi e similitudini accostabili a “Les Châteaux de la Loire”. La realizzazione a volte è differente in quanto può risultare dolce o ben più aggressiva, ma anche mantenere nel contempo la stessa ispirazione romantica di fondo. Un po’, per capirci, alla The Musical Box di genesisiana memoria.
L’attuale proposta è più incline a quella del tuo ex gruppo dei Taproban, piuttosto che a quella dei primi Ellesmere?
E’ sicuramente più sinfonica e rock, più vicina a certe sonorità alla King Crimson, Kansas o Yes, ma non spetta sicuramente a me asserirlo. In fondo anche i primi sette minuti di Nesia, tratta dall’album “Strigma” dei Taproban, sono “farina del mio sacco” e, assieme ad altri richiami, possono qui ritrovarsi elementi tipici della mia musicalità che poi attualmente mi ha portato anche a lavorare assieme a Mattias Olsson (Änglagård).
Il precedente lavoro ha visto la collaborazione di personaggi importanti del rock progressivo quali John Hackett e Anthony Philips. Stavolta chi vi ha coadiuvato?
Siccome ho suonato personalmente quasi tutte le parti di tastiera, in particolare quelle vintage, oltre al basso, pedali e arpeggi vari, per non cadere vittima nella tentazione di strafare ho preferito affidare le parti chitarristiche a vari interpreti, a seconda del brano e dello stile: Alan Benjamin (Advent), Trey Gunn (King Crimson), Keith More (Arena), Davy O’List (The Nice), Brett Kull (Echolyn). Alla voce Robert Berry (che ricordiamo nei 3, con Keith Emerson e Carl Palmer) e al sax David Jackson (Van Der Graaf Generator). Un grazie anche al caro Marco Bernard (The Samurai of Prog).
Che tipo di persona è Robert Berry e come ti sei trovato a lavorare con lui?
Ah ah… domanda da 1.000.000 di dollari… pensando alla realizzazione dell’album il nome di Robert Berry è stato da subito in cima ai miei pensieri perché lo reputo uno dei migliori cantanti sulla piazza (così come Luciano Regoli qui in Italia). Un professionista di prima categoria con una voce pazzesca. Poi è un bassista pure lui, possiede un fenomenale studio di registrazione negli U.S.A. e ha un’esperienza mostruosa. Dove mette le mani arricchisce, la parte vocale, oppure un’idea di arrangiamento, o un semplice consiglio. Una persona fantastica, ma devo dire, ad onor del vero, come tutti gli altri ospiti. E’ stato rispettoso dei miei testi e delle linee vocali, ma come li ha cantati lui penso sia proprio il top.
Cosa ne pensi della scena neoprogressive italiana?
Molto vivace e attiva. Tra i miei preferiti (sperando di non deludere o tralasciare qualcuno) e spaziando un po’ nei sottogeneri: Ingranaggi della Valle, Laviantìca, RanestRane, La Fonderia, Daal, Möbius Strip, La Fabbrica dell’Assoluto, Tiziana Radis, La Bocca della Verità, Taproban, La Batteria e altri ancora che adesso magari non mi vengono in mente
E’ sempre più complicato suonare prog e ogni altro genere in Italia, complice anche una certa apatia della gente che preferisce andare a vedere una tribute band, piuttosto che un gruppo che propone musica propria. Secondo te come pensi si possa uscire da quest’impasse?
Posso capirlo, nell’era del digitale e del facile consumo, misto ad una certa pigrizia dovuta anche alla sovraesposizione mediatica: nel mare magnum delle proposte che ogni giorno ci bombardano via internet è più facile trovare riparo nel porto sicuro di qualcosa che si conosce, invece di avventurarsi in ascolti che potrebbero rubare tempo e non piacere… così si cerca magari l’ennesima rimasterizzazione 9.9 del gruppo che ascoltavamo quando eravamo adolescenti, piuttosto che uscire fuori di casa per assistere ad un live che non sia di una tribute band, oppure fermarsi un attimo a cercare (e ascoltare), anche sul web, qualcos’altro
Ha ancora senso parlare di prog nel 2018 o trovi che questa fascinosa proposta possa essere ancora attuale?
Guarda, secondo me è come chiedere se il jazz, il rock, il pop, ecc.  possano o meno essere ancora attuali. E’ la musica che vince: se è valida e se cerca ancora di scavare o approfondire non avrà mai problemi ad essere ascoltata e, quindi, a risultare attuale in qualunque forma venga utilizzata. I rapper di oggi, anche i migliori, scopiazzano i creatori del filone, ma anche i Led Zeppelin agli inizi erano più che imbevuti dei classici blues e rock‘n’roll, così gli Who, i Genesis sembravano i Bee Gees di “Odessa”, i Police erano reggae/punk e così via… ma avevano un certo fascino… altroché se lo avevano! Se la musica è bella tutto passa in second’ordine. Zappa, Magma, Tangerine Dream, Henry Cow e altri, non devono forse qualcosa ai vari Stockhausen, Ligeti, Coltrane, Cage ecc.? Malmsteen a Blackmore e a Bach? Il punk ai mods? 
E’ in previsione un tour per supportare l’album?
Abbiamo appena terminato di portare live “Les Châteaux de la Loire” in formazione acustica. Proprio in questi giorni sto, tra l’altro, per partire per l’Inghilterra al seguito di una storica band dei ’60 di un grande chitarrista britannico e, nel contempo sto allestendo il live a supporto di “From Sea and Beyond”… la band sta scaldando i motori, ma non ti svelo altro per il momento, a parte che oltre a me e Daniele Pomo alla batteria, abbiamo a bordo un grande chitarrista e altri nomi già noti. Al mio rientro in Italia si farà sul serio, promesso. 
Sono davvero curioso… Un saluto e a presto.
Grazie a te e alla redazione di Magazzini Inesistenti.

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