Frank Zappa & The Mothers of Invention: “We’re Only In It For The Money” (1968) – di Carmine Spinella

Una meravigliosa parodia alla magia dei Beatles i quali, secondo quanto riportano le note di David Fricke nel booklet “Lumpy Money” (2008), cofanetto che celebra i quarant’anni di “Lumpy Gravy” e “We’re Only In It For The Money”, facevano quella musica solo per i soldi“We’re Only In It For The Money”, appunto. Frank Zappa prende le giuste distanze da tutto ciò che viene osannato, con invenzioni che fanno a pugni con la censura. L’artista raggiunge quanto si era prefissato: fare un balzo di anni avanti a tutti riuscendo ad essere scandaloso, osceno, irriverente e a proporre musica d’avanguardia. Quest’album conferma e rafforza quanto intrapreso nel 1966: nel giro di meno di due anni Frank Zappa ha tirato fuori tre opere di difficile paragone per il loro livello di genialità, complessità e ardire… ma facciamo un passo indietro. Siamo nel 1967, i Cream si trovano a New York per registrare il loro secondo album, “Disraeli Gears”, per la Reaction Records. Eric Clapton si reca una sera al concerto di Frank Zappa e delle Mothers of Invention al Garrick Theatre. Resta estasiato dal loro spettacolo, tanto da tornare a vederli per parecchie sere.
Presenti che si contano sulla punta delle dita, ogni volta sperimentazioni sonore diverse… finché una sera, a concerto finito, “Zio Frank” porta “Eric “slowhand” Clapton” a casa sua e lo invita a suonare ciò che sa fare. Riesce così a “manipolare” il chitarrista inglese, tirando fuori tutto il suo ego. “Zappa sicuramente era zeppo di registrazioni con altri musicisti dell’epoca… e io ero lì, da qualche parte”, afferma Clapton (“Electric Don Quixote: The Definitive Story of Frank Zappa 1996). 
Comprensibile l’interesse di Clapton: Frank Zappa demolisce il concetto stesso di concerto rock, lui e i componenti delle Mothers si presentano sul palco agghindati con strampalati costumi e, fatte le presentazioni, “Zio Frank” saluta i pochi presenti con un “Hello pigs!” (“Salve maiali!”). Dopodiché, via con brani da “Freak Out” (Verve 1966) e “Absolutely Free” (Verve 1967).
Pochi mesi prima dell’uscita di quest’ultimo, precisamente nel marzo del 1967, erano iniziate le primissime registrazioni del nuovo disco, “We’re Only In It For The Money” (Verve 1968), completato nell’ottobre dello stesso anno. La pubblicazione di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” (Parlophone 1967) dei Beatles sembra essere il peso che sposta l’ago della bilancia. L’album della band di Liverpool esce una settimana dopo il citato “Absolutely Free”: l’occasione è propizia, “Sgt. Pepper” la vittima predestinata. Molto probabilmente Zappa aveva previsto la fine della “summer of love”: il mondo del “flower power” è uno dei suoi principali bersagli. I testi sgonfiano quella che sembrava una meravigliosa mongolfiera pronta ad alzarsi verso il cielo. Si pensi alla rockeggiante Who Needs the Peace Corps?, con il testo che recita impietoso: “Ogni città dovrebbe avere un posto dove i falsi hippy si possono incontrare. Prigioni psichedeliche che saltano fuori da ogni angolo (di strada). Andate a San Francisco”. Duro ed imperioso l’invito del brano Abosultely Free: “Libera la tua mente, non c’è più tempo di leccare i francobolli (gli acidi). Incominceremo… libertà libertà, sarai assolutamente libero solo se lo vorrai”. 
Il Tutto sorretto da musicisti straordinari, che con grande professionalità suonano spartiti che trasformano il rock in musica complicata, innovativa, sperimentale, psichedelica, demenziale e progressiva. Altrettanto caustica ed inesorabile Flower Punk, pezzo beat&rock scritto sulle note del brano Hey Joe di Jimi Hendrix, amico di Zappa e simbolo di quel movimento. Parole incendiarie che hanno del maligno: “Hey sballato, dove vai con quei fiori in mano? Vado a Frisco a suonare in un complesso psichedelico. Hey sballato, dove vai con quella spilla sulla camicia? Vado ad un love-in a suonare bongo nel fango”. Testi che non risparmiano nemmeno i genitori che crescono i figli nell’ignoranza e nei pregiudizi, frutto di una società vuota e vigliacca che mistifica realtà violente. In Mom and Dad una figlia chiede: “Mamma, dicono che ci sono stati disordini e la polizia ha sparato su dei ragazzi e delle ragazze”. La risposta: “Resta a casa a bere tutta la notte. Avevano un aspetto troppo strano, gli sta bene”. Parole che si riveleranno profetiche: tre anni dopo, precisamente il 4 maggio 1970, durante una manifestazione studentesca contro i bombardamenti americani in Cambogia, quattro studenti vengono assassinati nel campus della Kent State University.
Tre giorni prima della sparatoria, il tristemente noto presidente americano Nixon aveva definito “sbandati” i manifestanti pacifisti delle università americane. Proseguendo con il disco, segue What’s the Ugliest Part of Your Body?, che in appena un minuto di durata lambisce psichedelia, doo-wop e rock. Ancora parole sferzanti: “Qual è la parte più brutta del tuo corpo? Credo che sia il tuo cervello! Tutti i tuoi figli sono le povere vittime di un sistema che non possono controllare. Il tormento della tua ignoranza e la grigia disperazione della tua squallida vita tiene i giovani lontano dalla verità che meritano”. Il brano verrà replicato sul lato B come reprise e parodia di “Sgt. Pepper’s”. La sperimentale The Chrome Plated Megaphone of Destiny stravolge l’accordo di pianoforte in A Day in the Life (sempre da “Sgt. Pepper’s”). Il testo e la voce di Lennon vengono sostituiti dai canoni prediletti da Karlheinz Stockhausen, percorrendo labirinti inesplorati che confluiscono in un imbuto di stridule risate. Il tutto lontano anni luce dal mondo di lustrini rappresentato dai ragazzi di Liverpool.
La copertina è l’idea geniale che suggella il capolavoro: l’artista chiamato a contribuire è Cal Schenkel, che con Frank Zappa instaurerà un lungo sodalizio. I due lavorano a idea e realizzazione, replicando la copertina di “Sgt. Pepper’s” in chiave ironica e non poteva essere altrimenti. I partecipanti alla festa sono diversi, lo stesso autore compare con un cartone di uova in mano. Sonny Liston è sostituito da Jimi Hendrix e, se i Beatles comparivano dietro un’aiuola di fuori, qui Zappa e le Mothers sono raffigurati con accanto frutta e ortaggi, nonché vestiti di sottane e abiti femminili. Con quest’album però, oltre ad essere divertente ed ironico, Zappa lancia anche un forte messaggio di grande pessimismo ed impotenza… come sempre la satira nasconde dietro allo sberleffo il suo grido di dolore quasi sempre inascoltato.

Frank Zappa Chitarre, pianoforte, voce. Jimmy Carl Black Batteria, tromba, voce.
Roy Estrada Basso, voce. Bunk Gardner Flauto, sax soprano, clarinetto, voce.
Billy Mundy Batteria, voce. Don Preston Tastiere, pianoforte, organo.
Ian Underwood Tastiere, pianoforte, voce.
Euclid James “Motorhead” Sherwood sax baritono e soprano, voce.
Dick Barber Voci, effetti. Pamela Zarubica Voce.

Gary Kellgren Sussurri, fischi. Dick Kunc Voce.
Eric Clapton Voci Parti parlate. James “Spider” Barbour Voce.
Ronnie Williams Voce. Vickie Kellgren Voce.

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