Frank Zappa and The Mothers of Invention: “Grand Wazoo” (1972) – di Carmine Spinella

Scrivere dello “Zio Frank” è dannatamente complicato, un artista venuto fuori relativamente tardi – registrò “Freak Out” (Verve Records 1966) a 26 anni – e da subito osteggiato, uno che affermava che il progresso è frutto della trasgressioneUno dei più grandi compositori del 900difficilmente catalogabile, visto il patrimonio discografico immane la musica composta ed eseguita
Frank Zappa, sia con la Mothers of Invention che a suo nome ha saputo raccontare come pochi lo scibile musicale rendendolo eterno. Parleremo qui di un arco temporale che va dal 1972 al 1973nel quale il nostro Frank, amerikano” di origini sicule dà alla luce tre albumWaka/Jawaka” (Bizarre/Reprise 
1972a suo nome, The Grand Wazoo” (Bizarre/Reprise 1972) Over-Nite Sensation” (DiscReet 1973) firmati con i Mothers of Invention. Nel breve volgere di 18 mesi tira fuori dal cilindro magico tre dischi notevoli che segneranno il nuovo percorso dell’Artista, sicuramente diverso e meno sperimentale del suo primo periodo di attività (1966-1971). Ognuno dei tre dischi citati merita un capitolo a parte, ma qui parleremo di quello che sta nel mezzo, quel The Grand Wazoo” che rappresenta la sua prima esperienza jazz-fusioniniziata nel 1969 con “Hot Rats, proseguita nel 1972 con il già citato Waka/Jawaka” e chiusa con questo disco. Una progettualità e, soprattutto, un respiro ampio che abbraccia tutte le ambizioni e le idee del grande Artista. In “Hot Rats” Frank è accompagnato da 10 formidabili musicisti con la partecipazione vocale in un solo brano di Captain Beefheart ed il disco è splendido anticipatore del fenomeno fusion – mesi dopo Miles Davis pubblicherà “Bitches Brew(Columbia 1970) – ma anche del progressive rock che stava prendendo forma definita. In Waka/Jawaka” la formazione si allarga a 16 musicisti e, pur mantenendo forte la matrice fusionpresenta stupendi esempi blues con forti connotazioni jazzisticheThe Grand Wazoo”invece, ha ambizioni molto più ampie ed anche nuove.
Zappa
 e i suoi Mothers a 25 elementi sono naturalmente pronti ad un’esperienza musicale che rinverdisce quella delle Big Band made in USA e la formazione così ampliata consente anche di poter sviluppare ancor di più le idee di Zappa, anche grazie a una sezione fiati di ben 10 elementi. In questo senso, come non ricordare il concerto del 12 luglio 1982 allo stadio S. Paolo di Napoli con una band allargatissima e “Zio Frank” che, quando non imbracciava la 6 cordedirigeva con la bacchetta la sua Orchestra. Ritornando a The Grand Wazoo”, in quel periodo Zappa aveva un problema di deambulazione che lo costringeva a muoversi su una sedia a rotelle… famoso l’episodio durante un concerto a Londra, quando un fan geloso dei troppi ammiccamenti della sua ragazza all’Artista di Baltimora, lo scaraventò giù dal palco procurandogli la frattura della gamba. Nonostante ciò, le idee non si fermarono certamente. The Grand Wazoo” ha una storia che sa di visonario ma anche di provocatorio nella sua idea e racconta le vicende dell’imperatore Cletus Awreetus-Awrightus che, alla guida di 15mila musicisti paladini della buona musica combatte, a suon di note, il rivale Mediocrates de Pedestriumcomandante di un’esercito di mediocri e scadenti esecutori di musica cattiva. L’intento era una chiara provocazione ed un messaggio all’industria discografica alla deriva e che tendeva a penalizzare idee coraggiose tentando di condizionare le masse spingendole all’acquisto di dischi spazzatura.
Nelle esaustive note di copertina, The Grand Wazoo” non è altro che il gigantesco e rudimentale megafono con cui l’imperatore funky guida il suo esercito per vincere il male. L’album si apre con l’unico brano cantato, quel For Calvin (and his next two hitch-hickers) disegnato da Calvin Shenkel, grafico, e maggior collaboratore in questo senso per le copertine dei dischi di Zappa, con i dubbi sulla sua incolumità a causa di due autostoppisti caricati in macchina. Il brano musicalmente si sviluppa con atmosfere che si presentano ironiche e sempre più cupe strada facendo, con il canto perfettamente sospeso tra l’incredulo e l’allarmato ed i fiati da subito a ribadire il loro ruolo predominante e, anche il minimoog di Don Preston rimarca con le sue note alte e stridule l’assurdità della situazione. Il brano successivo – e che dà il titolo all’album – mette subito in evidenza la chitarra blues del nostro “Eroe” e gli splendidi assoli fiatistici di Sal Marquez, Anthony Ortega, Ernie Watts mentre la batteria di Aynsley Dunbar – lo amammo da subito con A Hard Road” (Decca 1967) di Mayall & the Bluesbreakers –dimostra quanto bravo e poliedrico sia stato questo musicista nato a Liverpool; la base ritmica è completata dal basso di Erroneous (pseudonimo di Alex Dmochowskyche partecipò al testamento musicale e spirituale del grande Peter Green nella registrazione di The End of the Game” (Reprise 1970) e che con lo stesso Dunbar formava l’ossatura ritmica della Aynsley Dunbar Retaliation, band attiva dal 1968 nel panorama british blues. Il lato B si apre con Cletus Awreetus-Awrightus, l’imperatore funky di cui sopra e comandante della buona musica. Questo brano ricorda a Peaches en regalia su Hot Rats”, per la durata, per il sound pieno di energia e per i piccoli assoli che si alternano: in questo caso, oltre la chitarra di Zio Frank” c’è un fantastico George Duke al pianoforte che con Don Preston forma il duo che si occupa delle Keyboards dell’album.
Il disco prosegue con
Eat that question (nelle note dell’album Zappa descrive i Question come un reparto di fanatici confusionari dell’esercito della cattiva musica), un fantastico esempio di blues infarcito di jazz (o viceversa… è la somma che fa il totale e il risultato non cambia) con, in sequenza, un assolo da paura di Duke al piano elettricoseguito dalla chitarra di Zappa piena di eco e wah-wah (a partire dal minuto 1’28” fino al minuto 4’40”), con Aynsley Dunbar in pieno trance jazzistico ed il finale trionfante a mo’ di marcetta, in cui i fiati  annunciano orgiastici la presa del palazzo e la cacciata dei cattivi musicanti… come un invito alla speranza dove il Bello – in questo caso la buona musica – avrà sempre la meglio trionfando su tutto ciò che è negativo. L’album si chiude con Blessed Rielefun blues molto soft, con accenni leggerissimi in jazz che lasciano spazio ad alcuni assoli che ci accompagnano piacevolmente in una atmosfera rilassata di “good vibrations”esercizi solistici della tromba di Malcom McNabb, un solo di Zio Frank” che ci riporta alle sonorità di Uncle Meat” (Bizarre 1969), mentre il finale con tutti i 26 elementi è pura sperimentazione orchestrale che fluttua eterea con i flauti, chiudendo un capitolo fantastico che non avrà seguito e che per questo resterà unico nella discografia di Francis Vincent Zappa. L’album verrà registrato tra aprile e maggio 1972 e vedrà la luce a novembre dello stesso anno. Finite le sedute di registrazione partirà una tourneè con una formazione completamente diversa: i fiatisti torneranno alle loro orchestre e il tour, che farà anche tappa da noi in Italia, vedrà all’opera gli artisti che poi registreranno il successivo “Over-Nite Sensation” (DiscReet 1973).

Frank Zappa: chitarra, percussioni, voce. Mike Altschul: legni. Bill Byers: trombone. 
Chunky Lauren Wood: voce. Lee Clement: percussioni. George Duke: tastiere, voce. 
Don Preston: minimoog. Erroneous (Alex Dmochowsky): basso. 
Aynsley Dunbar: batteria. Tony Duran: chitarra, chitarra bottleneck.
Earl Dumler: legni. Alan Estes: percussioni. Janet Neville-Fergusson: voce.
Fred Jackson Jr.: legni. Joel Peskins: sassofono, legni. 
Sal Marquez: basso, tromba, voce, spazzole. Tony Ortega: legni. 
Ernie Tack: spazzole. Gerry Sack: tamburello phantom. Robert Zimmitti: percussioni. 
Johnny Rotella: legni. Kenny Shroyer: trombone, spazzole, “guida spirituale”
Joel Peskin: sassofono, legni. Malcom McNabb: trombone, tromba, corno francese. 
Joanne Caldwell McNabb: voce, spazzole, legni.
“The Grand Wazoo” (Paramount Studios – Hollywood – Aprile/Maggio 1972.

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