François Truffaut: “Tirate sul Pianista” (1960) – di Dario Lopez

Bissare il successo di un esordio come quello de “I 400 colpi” non era impresa facile nemmeno per François Truffaut che infatti con la sua seconda opera, “Tirate sul pianista” (Tirez sur le pianiste), non raccoglie gli stessi entusiasmi suscitati dal film precedente, né da parte della critica né da parte del pubblico. Eppure anche in questo film non mancano i motivi d’interesse, molti suscitati più dalle scelte di registro adottate da Truffaut che non dal contenuto della storia in sé. Intanto non è facile incollare un’etichetta a “Tirate sul pianista”, ad esempio sul web si opta per un generico drammatico che va bene per tutte le occasioni, affiancandolo a un noir che andrebbe però letto in chiave molto atipica; inoltre non mancano venature da commedia e risvolti sentimentali… insomma, inquadrare il film è impresa ardua, un’indecisione dettata da una pluralità di caratteristiche e sguardi che rendono “Tirate sul pianista” in qualche strano modo frizzante. Vero è anche che il film non è uno di quelli che colpiscono di primo acchito, se non ci si sofferma per apprezzarne i particolari accorgimenti adottati dal regista, limitandosi invece a una visione più superficiale, la pellicola potrebbe anche scivolare via senza lasciare il segno. Truffaut in qualche modo cerca di non essere mai banale, in una vicenda che ha un impianto noir, ci presenta una coppia di delinquenti (quelli che braccano il protagonista) assolutamente sui generis, due gangsters che si perdono in chiacchiere inutili, che danno molta confidenza alle loro prede e che potrebbero essere i progenitori di tanti delinquenti visti in diversi film moderni molto celebri… pensiamo ai personaggi di Tarantino, Guy Ritchie, i sicari di “In Bruges” e via dicendo… alcune scene poi sfociano nel comico più puro. Il regista suscita curiosità nello spettatore anche quando si occupa di personaggi che sono poco più che comparse. C’è attenzione per tutti: il protagonista che di mestiere fa il pianista è un Charles Aznavour sempre in bilico nella vita, tra la carriera di musicista e quella di attore, vero e proprio cortocircuito che dona una nota di fascino in più al film. La pellicola si apre con una sequenza da noir puro, un uomo nel buio della notte sfugge a due inseguitori, durante la fuga scambia due chiacchiere con un passante (ed ecco ancora l’attenzione per i personaggi di Truffaut) e finisce per rifugiarsi nel locale dove suo fratello, che non vede da anni, suona il piano. Il pianista è Charlie Kholer (Charles Aznavour), suo fratello Chico (Albert Rèmy) è un poco di buono, così come lo è l’altro fratello Richard (Jean-Jacques Aslanian) e come forse lo è stato lo stesso Charlie in passato e come probabilmente, chissà, lo sarà il piccolo Fido (Richard Kanayan) in futuro. Per arrivare a Chico i due gangsters chiacchieroni prenderanno di mira proprio Charlie e le persone che gli stanno intorno, a partire dalla giovane Lena (Marie Dubois), cameriera nello stesso locale dove lavora Charlie. Pian piano scopriamo come Charlie in passato sia stato un pianista celebre, concertista di fama, un uomo sposato con la bella Theresa (Nicole Berger), altra cameriera, con una carriera lanciatissima. Un uomo anche insicuro per taluni versi, insicurezza che Truffaut esprime tramite i pensieri che talvolta accompagnano e contraddicono le azioni del protagonista, insicurezza che porta anche ad alcuni (tragici) errori. Intorno a Charlie, un timido all’apparenza, ruotano le donne: Theresa in flashback e Lena, ma anche la proprietaria del locale e la vicina di casa Clarisse (Michèle Mercier) che fa la vita… tutte a regalare quel tocco di lieve melò che aggiunge ancora un ingrediente al film. Probabilmente “Tirate sul pianista” non è il film più riuscito di Truffaut, da molti potrebbe venire archiviato con facilità, ma a cercare c’è molto di buono anche qui, per un’opera seconda, spesso la più difficile, non ci si può proprio lamentare.

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