Franco Piccinno e Andrea Motis Quintet at Pomigliano Jazz Festival – di Marina Marino

10 Ottobre 2018. Che il Jazz copra un’insospettabile varietà di toni e sfumature ce lo dimostra questa serata al Teatro Gloria, in cui si esibiscono  Franco Piccinno al pianoforte solo e la giovane catalana Andrea Motis, in quintet. Il primo gioca in casa, un talento locale, una passione che non potrebbe celare anche volendo. Saluta il pubblico, si siede e inizia a suonare, in una sorta di flusso di coscienza che lo estranea dal luogo e dal momento. Chino sui tasti, passa da Capossela a Conte ai Beatles ad uno standard come Blackbird, quasi in trance, invaso dalla musica che travasa in chi lo ascolta. Un suo amico d’infanzia, subito dopo il concerto, ci racconta che Piccinno da sempre suona su tavoli, scrivanie, su ogni superficie piana disponibile, suona senza musica udibile se non da lui: non è il primo musicista di cui sento narrare episodi simili. Difficile contenere e nascondere la passione, quando esiste e perché farlo? Al pubblico arriva. Uno spettacolo diviso in due tempi. Come annunciato, sale sul palco Andrea Motis con il suo egregio quintetto tra cui spicca Joan Chamorro, contrabbassista e, per definizione di Andrea, suo mentore. I fotografi impazziscono. Giovane, ventitré anni, bella, brava, in una mise volutamente anni Quaranta, un abito di pizzo amaranto stretto in vita da un nastro nero che richiama gli improbabili sandaletti canestrati raso terra che farebbero pensare a mia nonna ma che su di lei risultano implacabilmente sexy. Come Andrea, sensuale con poco trucco e senza scoprire un centimetro di pelle. La voce è gradevole, elegante, tiene la scena con disinvoltura, passando da brani celeberrimi come My baby just cares for me, In a sentimental mood, Ain’t no sunshine ad altri, cantando deliziosamente in Inglese, Spagnolo, Portoghese. La tromba si piega docilmente ai voleri delle sue dita nivee e agili, la tecnica è perfetta. Dalla prima fila osservo la scriminatura dei capelli troppo alta, le occhiaie sotto il trucco e mi chiedo se, malgrado i proclami da guascona su Twitter non sia un carico troppo pesante immolarsi alla musica a sette anni. Non mi riguarda, il concerto è piacevole come una doccia emozionale in un centro benessere. Lo dimentico dopo venti minuti. Andrea è straordinariamente brava, come la solida Band che l’accompagna e quasi la coccola ma, se il Jazz dovesse essere sinonimo di improvvisazione qui quest’ultima tristemente latita. Non scomodate “Lady Day” o Chet Baker, “la bambina che stupisce”, stupisce e non entra nell’anima, non accarezza la mente, credo che la capacità di dare emozioni autentiche sia innata, è stato un bel concerto e a me resta, nelle braccia, la voglia di stringere questa giovane donna, quasi coetanea di mio figlio. Inspiegabilmente, suppongo. Che il futuro ti sorrida, Andrea, che hai portato un soffio di grazia sorridente e la tua sonora pronuncia catalana quasi al termine del Pomigliano Jazz Festival.

Franco Piccinno (pianoforte).
Andrea Motis QuintetAndrea Motis (voce e tromba). Joan Chamorro (contrabbasso).
Ignasi Terraza (pianoforte). Esteve Pi (batteria). Josep Traver (chitarra).

Foto Pietro Previti © tutti i diritti riservati 
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