Franco Fanigliulo: “A Me Mi Piace Vivere alla Grande” (1979) – di Alessandro Freschi

Che sarà, la vita mia senza di te ? Come quel fiume lì, come quel fiume lì, davanti a me. Correvo giù dai monti verso di te e tu eri li, e gli occhi tuoi davanti a me’. Anni settanta, Casa del Popolo di un paesino della campagna toscana, tra Firenze e Prato. Dal limitato palco della pista da liscio il quartetto Romeo e Los Gringos ravviva con un ardente tango dall’improbabile testo il soleggiato pomeriggio danzante. Il barbuto cantante sfoggia una stravagante camicetta screziata e dopo aver eseguito alcuni brani si rende protagonista di una pesante burla, annunciando al microfono la menzognera notizia della morte della madre di uno dei paesani presenti, l’ingenuo Mario. In preda allo smarrimento, il giovane sofferente del complesso edipico, inizia a vagare senza una precisa meta lasciandosi andare a volgari invettive fino a che, estenuato, si sofferma a riposare sotto il cavalcavia di un’autostrada. È senza ombra di dubbio una delle scene-chiave della censurata pellicola “Berlinguer Ti Voglio Bene” di Giuseppe Bertolucci, distribuita, non con poche difficoltà, nell’ottobre 1977. Il ruolo del dissacrante protagonista della vicenda è affidato a Roberto Benigni – al suo esordio sul grande schermo – mentre le vesti dello scanzonato Romeo vengono indossate da un giovanissimo cantautore originario di La Spezia che di lì a poco conoscerà una fugace notorietà per poi essere inspiegabilmente dimenticato in tutta fretta dal grande pubblico: Franco Fanigliulo.
La vita da marinaio’ purtroppo non fa per lui. Il giovane Franco ha cercato inutilmente di ripercorrere le orme del padre, ufficiale della Marina Mercantile, avventurandosi nella circumnavigazione del mondo ma una subdola malattia reumatica lo ha costretto ben presto a riportare i piedi sulla terra ferma. Per sbarcare il lunario si è dovuto così adattare a precari impieghi quali rappresentante di prodotti cosmetici o comune garzone di bottega. Ben più gratificante si è rivelata l’esperienza da agricoltore svolta nell’entroterra ligure, attività che con il passare degli anni assume i contorni di una vera e propria ragione di vita. Nel frattempo, assecondando le congenite virtù in campo musicale trasmesse dalla madre pianista inizia a strimpellare la sei corde componendo e cantando in alcune formazioni locali. È durante una di queste esibizioni che Fanigliulo viene adocchiato dal bassista Franco Ceccarelli, storico fondatore con il trio Vandelli-Sogliani-Cantarella dell’Equipe 84, che non tarda a presentarlo alla conterranea Caterina Caselli.
Siamo ad inizio 1977 ed il celeberrimo ‘Casco d’Oro’ della musica leggera tricolore sta approntando una label satellite del colosso discografico CGD diretto dal marito Piero Sugar. Coinvolti nell’ambizioso progettoAscolto‘ compaiono gli Area orfani Cramps (ultimo album dell’era Stratos), lo sperimentatore Pepe Mania, l’ex PFM Mauro Pagani, Pierangelo Bertoli e Faust’O. Anche Fanigliulo entra a far parte della scuderia e già sul finire dell’anno rilascia alle stampe l’album d’esordio “Mi ero Scordato di Me”, registrato negli studi capitolini Bus Recording. Il lavoro prodotto da Ceccarelli viene accolto con critiche positive da parte degli addetti ai lavori; anticipato dallo struggente singolo Domani al suo interno sono presenti alcuni brani inseriti nel film “Berlinguer Ti Voglio Bene” al quale Franco, alias Romeo, prende parte con un divertente cameo. La svolta artistica si presenta a distanza di un anno quando viene scritturato per gareggiare nella kermesse musicale per eccellenza della canzone italiana, il Festival di Sanremo.
La ventinovesima edizione (una delle prime trasmesse a colori) organizzata da Gianni Ravera e condotta da Mike Bongiorno e Anna Maria Rizzoli prende il via l’11 gennaio tra il disinteresse generale per la totale assenza di interpreti importanti. Fanigliulo fa la sua comparsa nel corso della seconda serata eliminatoria piombando sul palco del Teatro Ariston con un aria da profeta beat grazie alla folta barba ed i lunghi capelli. Il testo del brano che propone è scritto a quattro mani con Daniele Pace, popolare paroliere di successo per Gigliola Cinquetti, Orietta Berti, Loredana Bertè, nonché pilastro della formazione degli inimitabili Squallor. L’arrangiamento è affidato al Maestro Gian Piero Reverberi, mentre le musiche sono curate dall’amico Riccardo Borghetti e da Oscar Avogadro. È così, sulle note di un incanutito valzer che si materializza alla platea del festival A Me Mi Piace Vivere alla Grande, nel computo finale della rassegna sesta classificata alle spalle di Mino Vergnaghi, Enzo Carella, Camaleonti, Collage e del comico Enrico Beruschi, fresco del successo televisivo “Non-Stop”.
Guglielmo ha un reggipetto che se lo mette spesso nel cuore della notte, come se fosse adesso’
. L’elusiva figura di un uomo nella penombra di una camera da letto, gli indizi di una inconfessata, o inconfessabile, omosessualità. È una istantanea malinconica ed allo stesso tempo bizzarra quella che segna l’incipit di A Me Mi Piace Vivere alla Grande. Un teatrale incedere nella recita, al limite di un irriverente cabaret prossimo al non-sense, ci rivela immediatamente l’estro e la genialità di Fanigliulo, istrione che domina la scena con la sua gestualità ricordando, in alcune sue sfaccettature, il mostro sacro del teatro-canzone Giorgio Gaber. L’esigenza di rinvenire riparo e protezione in una dimensione onirica dai tratti fiabeschi dove aggirarsi in piena libertà lontano dai compromessi (Girare tra le favole in mutande) e da un mondo sempre più in balia delle mode (Vorrei essere uguale a un gatto rosa per essere sporcato e raccontare a tutti che sono immacolato) rappresentano il leit-motiv della originale performance. Recupero quindi, o meglio preservazione, di un’identità istintiva – magari ingenua – che sfugga ai condizionamenti di un mercato dove un Cristo al passo con i tempi si erge a testimonial di una marca di jeans, (‘Jesus Jeans – Non avrai altro jeans all’infuori di me’ recitava lo storico slogan) ed entra da star nelle case degli italiani attraverso il bel volto di Joshua-Robert Powell (‘Adesso che Gesù ha un clan di menestrelli che parte dai blue jeans e arriva a Zeffirelli).
E poco importa se la censura obbliga la conversione di
Foglie di Cocaina in Bagni di Candeggina, capovolgendo la logica del significato ironico della frase; A Me Mi Piace Vivere alla Grande (inciso anche su long-playing in “Io e me” del 1979) e la partecipazione al Festival di Fanigliulo (insieme a quella di un altro ‘grande incompreso’ come Enzo Carella) rappresenteranno puro fulgore sulla torbida passerella sonora della riviera di ponente. Ma per uno spirito libero come quello di Franco, successo e popolarità non possono che essere transitori. Pur continuando, per buona parte degli anni ottanta, a realizzare album di buona fattura ma di scarso riscontro commerciale (si ascolti Benvenuti nella Musica del 1983 prodotto dalla voce dei Rokes Shel Shapiro) gli interessi del cantastorie-naif sono sempre più dedicati alla fattoria acquistata a Prati di Vezzano ed alle relative attività di allevamento di bestiame. Dopo aver inciso il 45 giri L’Acqua Minerale sotto l’egida di Vasco Rossi ed i suoi musicisti e collaborato agli arrangiamenti di Blue’s (1987) di Zucchero Fornaciari, il 12 giugno 1989 una emorragia celebrale pone fine alla sua esistenza terrena. Per uno strano scherzo del destino Fanigliulo, che forse un po’ profeta lo ero veramente, aveva predetto la sua drammatica sorte in un verso del suo più grande successo, parole che ascoltate adesso risuonano stridule. ‘Ho un nano nel cervello, un ictus cerebrale’ . Tutto ciò prima di rimanere in mutande tra le favole per l’eternità.

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