Franco Califano: “Gratta Gratta Amico mio” (1972) – di Fabio Leggieri

Io sono Jedris ed il mio amico si chiama Martur. Giochiamo ogni sera sotto casa, siamo molti bambini ma il mio amico del cuore è Martur. Noi ci vediamo anche di pomeriggio per giocare oppure per parlare, ci raccontiamo le cose che di solito non diciamo a nessuno, è un po’ come avere un diario segreto. Sotto casa il cortile è molto grande, poche persone hanno la macchina, infatti molti buttano la mondezza direttamente dalla finestra per poi spiaccicarsi nel cortile.
Martur dice che non avremmo mai una macchina, lui lo dice forse perché non ha neanche una bicicletta, io invece avrò una macchina ne sono certo. I giochi da fare sono molti, ma quello che preferiamo è nascondino. Qualcuno conta fino a cinquanta con la testa appoggiata al muro mentre tutti gli altri corrono a nascondersi, ma è inutile spiegare la cosa, tutti sanno come funziona. A me piace nascondermi, ma se devo scegliere mi diverte più restare dietro a chi conta per poi toccare subito il muro appena finisce di contare. L’espressione delle loro facce è come un goal di ginocchio. Pronti nello scovare si ritrovano beffati, sopraffatti dagli eventi e la faccia che fanno è l’ultima cosa che mi viene in mente quando sono nel mio letto, la sera, prima di dormire.
Anche restare ultimo e liberare tutti è potente, ma questo già lo si sà. Martur corre goffamente, sembra zoppo, ma non lo è. Mi domando perché corre in quel modo. Ma non glielo chiesto mai però. Lui si nasconde sempre in posti prevedibili, quando viene scoperto si siede vicino il muro, e sussurra a mezza bocca dove sono nascosti gli altri. Io lo so perché l’osservo. È il mio amico, e gli amici si osservano. Non riesce a trattenere la sua lingua neanche con me, quello che fa però e parlare più piano, sottovoce, come se non si volesse sentire. Oggi mi ha fatto prendere di nuovo, mi ero nascosto dietro al muretto che costeggia il depuratore, stavo aspettando il momento giusto ma poi sento urlare il mio nome seguito dal posto preciso in cui ero sdraiato.
Martus era lì seduto di fianco al muro che mi guardava sconfitto dalla vergogna, non avrà mai una macchina ora è chiaro anche a me. Inizio a contare, uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, quindici, ventuno, ventisette, trenta, trentacinque, trentanovequarantaquattro, quarantotto, quarantanove, cinquanta. Mi giro, li scovo uno ad uno, ora manca solamente Martus, dove sarà, dove ti sei nascosto, non lo riesco più a trovare, a vedere. Questa sera in cortile non sono riuscito a trovare il mio amico, non ho capito dove si è nascosto Martus, lo devo dire, questa volta è stato proprio bravo.

Gratta, gratta gratta amico mio / Si nun voi mori’ de fame / Come stavo a mori’ io
Quarche mese de “bottega” / Gia’ l’ho fatto,che me frega? / Nun me va’ de lavora’…
Daje, fatte sotto co’ coraggio / C’e’ un Ferari a quer parcheggio / Radio, gomme e quarche aggeggio
Si te beccano, pazienza / Tu dimostri l’innocenza / E sarai un buciardo in piu’…
Fallo se nun artro pe’ tu’ moje / Se l’ammolli co’ du’ fije
Come fanno pe’ campa? / Datte da fa’… 
Gratta, gratta, gratta amico mio / Pure i ladri c’hanno un core
Proprio come ce l’ho io / Che nun parlo si nun vojo / Perche’ in fonno c’ho l’orgoglio
Che in quell’attimo me da’ / Un po’ de gioia pe’ campa’..Datte da fa’
Gratta, gratta, gratta amico mio / Nun c’hai firma, nun c’hai orario / Fai er professionista serio
Devi vive sempre ar meglio / Si te beccano pazienza / Tanto fori, che poi fa’?
Te magni pane e dignita’… / Tenemo duro, che voi fa’… / Noi semo nati pe’ rubba’…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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