Francesco Mascio: “Ganga’s Spirit” (Emme Records Label 2015) di Maurizio Garatti

Ci sono dischi che sembrano attenderti da sempre e ai quali ti avvicini quasi per caso. Incisioni che si svelano poco a poco, inaspettate e, come per magia, ti catturano fino a farti desiderare l’intera discografia dell’Artista. E’ questo il caso di uno dei lavori di Francesco Mascio, chitarrista e compositore di Cassino, che ci è capitato ascoltare dopo due anni dalla sua uscita. “Ganga’s Spirit” dimostra a chiare lettere quanto sia affascinante e perfettamente riuscito il percorso musicale di questo musicista. Coniugare spiritualità e musica è un traguardo al quale molti hanno ambito, ma sono pochi coloro che possono vantare il successo in un simile cimento. Francesco Mascio riesce perfettamente nell’intento, catturando con la sua musica il pulsare dell’India che ha saputo affascinare, molto prima di lui, mostri sacri come John McLaughlin e John Coltrane, Carlos Santana e i Quintessence. In “Ganga’s Spirit” la chitarra del leader, s’avventura senza sforzo in trame sonore splendidamente metafisiche, nelle quali il flauto di Francesco Desiato e la tromba di Luca Aquino tratteggiano stupefacenti intarsi. Non è un disco facile questo (fortunatamente oseremmo dire) ma riesce nel delicato compito di incuriosire sin dal primo ascolto, per poi farsi amare profondamente una volta entrati in simbiosi con l’estrema leggerezza utilizzata dai musicisti per trattare le complesse partiture che compongono l’Album. Sin dalle prime note dell’iniziale Curry and Pollution è palese come l’incontro tra la reminiscenza indiana e il Jazz di stampo free viene trattato con grande capacità di intenti, giungendo a livelli ascoltati raramente. Abbiamo citato grandi musicisti per cercare di inquadrare ciò che esce da queste nove tracce e, ci spingiamo oltre, cogliendo alcune atmosfere magiche che sembrano ricondurci a certi lavori di Don Cherry, tanto per citare l’ennesimo genio che aleggia nelle partiture del disco. Tuttavia appare assai riduttivo e poco rispettoso nei confronti di questi artisti, cercare di inquadrare la loro realtà semplicemente con riferimenti o etichette di vario genere. La splendida India, ad esempio, con il superbo lavoro alla batteria di Stefano Costanzo, è un brano magico che galleggia nell’aria regalando sensazioni che sembrano materializzarsi d’incanto. La tromba di Luca Aquino, unita alla chitarra di Francesco Mascio, raccolgono ogni singola cellula del nostro corpo fisico e ci trasportano in uno spazio dove la fisicità non esiste: questo in definitiva il senso dell’album. Anche in Kamasutra in the Kitchen, brillante esempio di jazz tendente a certe forme progressive, è facile cogliere tra le note del flauto l’essenza di una musica che si espande libera da ogni vincolo, in grado di farci viaggiare, guidandoci con mano salda verso lidi nei quali ritrovare noi stessi. Un grande lavoro, che presenta al mondo un gruppo di musicisti di qualità eccelsa, degni eredi della grande generazione che li ha preceduti. Il resto del progetto vi consigliamo di scoprirlo da soli, cercando il disco.

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