Francesco Guccini: “Stanze di vita quotidiana” (1974) – di Isabella Dilavello

S. ha gli occhi rossi, quelli dell’ultimo bicchiere che non ha contato e chissà quanti erano i primi. “Ti offro un bicchiere, ma vino da vascello, quello a 1 €”, dice appena mi vede… e poi lo sa che io ricambio, magari col vino migliore. Lo faccio per cortesia, per salvarmi le budella e per fermarmi ad ascoltarlo, perché racconterà una delle sue storie di quando suonava la batteria per quel jazzista che “adesso è famoso, sai, e quando torna a Verona mi cerca sempre per far serata a suonare da qualche parte”. Ha suonato con tutti S., ha dato le battute a cantautori e virtuosi… e non sono fantasie. Sono storie con dentro il ritmo e il tempo della nostalgia che batte forte e arrossa gli occhi più del vino e tempera le bacchette infilate nella tasca dietro dei jeans, anche se la batteria S. se l’è venduta. Gliela chiedo sempre ‘sta cosa della nostalgia e lui sempre mi risponde che mi sbaglio, che è malinconia e un po’ gli manca di quando erano tutti vivi pure quelli che non sono morti. Ci ho messo un po’ all’inizio per capire ma lo incontro in osteria S., e Guccini mi è venuto in aiuto a spiegarmi: non ho scuse da portare, non dico più di esser poeta… a un certo punto si è abdicato e la poesia e la vita eroica sono cadute come foglie o come gli ubriachi sulle strade scelte, se mai sono state in piedi. Sono finiti morti pure i vivi. Le scelte quotidiane le paghi a botte di sopravvivenza e va bene, avresti potuto / avresti dovuto e saresti stato / saresti diventato e potevi dire / scrivere, ma un eroe giovane e bello invecchia pure lui, per questo muore sotto i colpi di rabbie e ipocrisie, saluti caldi d’ansia, di noia o di disprezzo. “Da quant’è che ci conosciamo? Una vita, eh?”… e io a S. non ho il coraggio di dirgli che no, è poco più di un anno, ma che forse sì lui mi conosce da una vita, perché la sua è ferma in un loop, frame di quegli attimi intensi passati a suonare che si ripetono nel tempo, in cui entrano tutti quelli che incontra e non si ricorda chi sono e ricomincia da capo risparmiandosi il disgusto. Non era con me che si stava sdraiati al sole inseguendo la vita, come l’avessimo sempre capita, eppure qualcosa entrambi l’abbiamo capito per sempre, che non c’è niente da capire (ma quello era un altro Francesco). “Ma te sei giovane continua, ti invidio perché hai ancora pagine da apriree nemmeno la sai questa canzone di Guccini, io conosco tutti i quarti”… e invece la so, ché così giovane non sono e questo male che fa gli occhi rossi di malinconia lo soffro anch’io, con tutti i libri che ho cercato invano, con tutti i nomi che ho cancellato con il piede, con tutte le volte che mi sono allontanata nell’altra stanza aspettando la sera, il mondo nuovo, la rivoluzione… ma cosa importa: se a volte urlo la rabbia, poi dimentico e mi perdo nei mondi dentro gli occhi dei miei gatti. Forse è troppo tardi, le luci dentro al buio sono andate via, è tardi pure per piangere, si può solo bere e dire cose che, si sa, si diranno un po’ per abitudine, un po’ perché si conoscono solo quelle. Andiamo a casa, S., un ultimo bicchiere. Offro io. Forse lo stesso Francesco Guccini non rifarebbe così come lo ha fatto “Stanze di vita quotidiana” (1974): testi intrisi di malinconia e rinuncia e rabbia, fanno la guerra con gli arrangiamenti dal sapore latino, luminosi, ritmati. Eppure. Eppure. Di contrasti nella malinconia siamo fatti. Per questo ci resta addosso fino a scorticarci.

1. Canzone delle osterie di fuori porta – 7:08. 2. Canzone della triste rinuncia – 7:20
3. Canzone della vita quotidiana – 6:07. 4. Canzone per Piero – 6:22.
5. Canzone delle ragazze che se ne vanno – 4:50. 6. Canzone delle situazioni differenti – 9:03

Francesco Guccini: voce, chitarra. 
Vince Tempera: pianoforte, marimba, eminent, harmonium, organo Hammond, vibrafono.
Peter Monegire: basso, oboe. Ettore De Carolis: chitarra, violino.
Mandrake: percussioni, tumbadores, campane tubolari. Massimo Luca: chitarra.
Deborah Kooperman: chitarra, banjo. Tony Esposito: percussioni. Kash Shari: percussioni, tabla.
Cosimo Fabiano: basso. Ellade Bandini: batteria. Toni Marcus: violino, percussioni.
Jon Hassell: tromba. Marva Jan Marrow: scacciapensieri.

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