Francesco Guccini: “Incontro” (1972) – di Rosanna Cornaglia

Anno 1973 e dintorni. Non posso svolgere i compiti senza radio accesa… non voglio. Staccarsi dai sogni per dovere è davvero dura. Dall’apparecchio esce una canzone che mi stupisce enormemente. Non dal punto di vista musicale: sono semplici e puliti accordi alla chitarra acustica, ma dalla bellezza del testo. Frasi come: “La tristezza poi ci avvolse come miele”, “rosseggiava la città”, “stoviglie color nostalgia” sono tutte immagini poetiche strabilianti che fanno breccia dritte fino al cuore. Acquerelli delicati pensati da un animo sensibile per animi sensibili. Dalle frasi si coglie una bellezza pura e semplice, mai scontata, qualcosa di magico che può unire tutti gli animi sensibili. Il brano si intitola Incontro, inserito nell’album “Radici” del 1972, autore e interprete Francesco Guccini. Un disco davvero mitico questo quarto della carriera di Francesco, dove i testi, bellissimi, completano le musiche non meno strabilianti e volte a nuove sonorità che si affacciavano in quel periodo. La squadra che si chiude negli studi EMI di Milano è di quelle adatte alle grandi occasioni: Francesco Guccini (voce, chitarra e arrangiamenti), Deborah Kooperman (flauto, chitarra, banjo), Vince Tempera (tastiere), Maurizio Vandelli (mellotron), Gigi Rizzi (chitarra elettrica), Ares Tavolazzi (basso), Ellade Bandini (batteria),  Pier Farri (arrangiamenti e produzione), Ezio De Rosa (tecnico del suono). La città che rosseggia è Modena, simile a tutte le città di provincia italiane. Tutti si conoscono e si sa tutto di tutti. La storia è quella autobiografica dell’Autore che, dopo molti anni, incontra una cara amica che lo aveva amato, non ricambiata a causa del seno troppo piccolo: tra i due si realizzò solo una profonda e solida amicizia, tenuta salda dalle stesse letture (Hemingway) e dagli stessi miti: l’America, visitata e vista in modo differente… pur sempre oggetto di grande interesse dei due giovani. Anni di silenzio, poi quell’incontro fugace, che porta a galla vecchie sensazioni e fresche e tristi notizie. “Come in un libro scritto male lui (il compagno della donna) s’era ucciso per Natale”. La canzone termina con una riflessione sul valore del tempo e del dubbio. E’ il tempo che tira le fila dei destini umani. Recita Francesco: ”Noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa……restano sogni senza tempo, le impressioni di un momento, siamo quel che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno….”. Qui Guccini ci regala frasi sulle quali possiamo riflettere sulla vita, il suo senso, su cosa è importante e cosa no. L’utilità della coerenza e altre questioni che ci possono rendere persone uniche irripetibili e inimitabili, soprattutto Persone.

E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,
La tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già rosseggiava la città
Già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
Come un istante “deja vu”, ombra della gioventù, ci circondava la nebbia…
 
Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
Dieci anni da narrare l’uno all’ altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi:
“cosa fai ora? Ti ricordi? Eran belli I nostri tempi,
Ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via”.
E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia…
 
E le frasi, quasi fossimo due vecchi, rincorrevan solo il tempo dietro a noi,
Per la prima volta vidi quegli specchi, capii I quadri, I soprammobili ed I suoi.
I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway,
Il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste:
La mia America e la sua diventate nella via la nostra città tanto triste…
 
Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì
Ed infine, in breve, la sua situazione uguale quasi a tanti nostri films:
Come in un libro scritto male, lui s’ era ucciso per Natale,
Ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio:
Povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io I miei in un solo saluto…
 
E pensavo dondolato dal vagone “cara amica il tempo prende il tempo dà…
Noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa…
Restano I sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
Le luci nel buio di case intraviste da un treno:
Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno…”
Francesco Guccini©Sony/ATV Music Publishing LLC
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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