Francesco De Gregori: “La donna cannone” (1983) – di Valeria La Rocca

“La donna cannone molla tutti e se ne va, questo il titolo dell’articolo di giornale che dava la notizia: la più grande attrazione di tutti i tempi era sparita nel nulla, lasciando il circo orfano del suo più grande tesoro. Nel 1877, al Royal Aquarium di Londra, fu lanciata in cielo da un cannone a molla la prima donna-proiettile, miss Zazel, una ragazzina di 14 anni, il cui vero nome era Rosa Matilda Richter, proprio colei che con la sua storia sembra abbia ispirato quella che per tutti è una delle massime espressioni poetiche del cantautorato italiano. La donna cannone esce come singolo (Canta Canta il lato B) e in versione EP nel 1983. Parte della colonna sonora del film “Flirt” dello stesso anno, diretto da Roberto Russo e con Monica Vitti che per questo film vinse l’Orso d’argento al Festival Internazionale del cinema di Berlino per il miglior contributo singolo. Fu anche utilizzato in alcune scene del film “Il grande cocomero” (1993) di Francesca Archibugi. Molti dissero che De Gregori l’avesse scritta per Mia Martini e, anche se lui stesso smentì in un’intervista, ci piace immaginare che pensasse a lei mentre la scriveva… e a tutte le donne forti, fragili e invisibili che almeno una volta nella vita hanno sognato di rompere le catene del pregiudizio, dello sfruttamento, dell’ipocrisia e volare via. “Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno, giuro che lo farò, oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò”. Zazel non è una donna ma un proiettile. Una miniera d’oro per il suo circo. Un giorno, in un momento di pausa fra uno spettacolo e l’altro, avviene qualcosa di inaspettato: due occhi la guardano, guardano lei “in carne ed ossa” e, per la prima volta, sente di esistere. Sente che la sua anima può finalmente spezzare le catene di una schiavitù che la condanna ad esistere solo in quanto strumento di ricchezza per altri. Due anime sentono di doversi amare, ma le regole del circo non lo consentivano. Capita a volte che fra i milioni di invisibili esistenze, qualcuna di esse nasca una seconda volta, nello sguardo di chi la ama. È grazie a quello sguardo che finalmente hai un nome, Quello sguardo fa di te un esistente e insieme a te nasce anche il coraggio di spezzare le catene e “in faccia ai maligni e ai superbi” sei disposta anche a prendere l’ultimo treno… senza passare dalla stazione”. Perché finché non hai coscienza di esistere e che la tua vita conta per qualcuno, non ti accorgi delle catene o ti rassegni che quella sia l’unica vita scritta per te ma, quando i tuoi occhi incrociano altri occhi e la tua anima vibra insieme a un’altra, allora la vita di sfruttamento e indifferenza in cui ti hanno reclusa, ti diventa insopportabile e preferisci morire, scegliere di lanciarti nel vuoto tutta sola verso un cielo nero nero” che continuare ad essere derisa, usata… “Così la donna cannone, quell’enorme mistero, volò… Tutti chiusero gli occhi nell’attimo esatto in cui sparì, altri giurarono e spergiurarono che non erano mai stati lì”Si sa che le canzoni svegliano le coscienze solo di chi una coscienza ce l’ha. La poesia non parla al padrone del circo come non parla al padre di famiglia che cerca in un vicolo “carne e ossa” come companatico ad una vita di falsità. Le canzoni non sussurrano all’orecchio di chi deride da una tastiera il sovrappeso dell’adolescente che si lancia dalla finestra perché vuole finalmente volare via. Nessuna poesia può staccare gli occhi da uno schermo per incrociarli con occhi veri e dare un nome a una donna che affoga nel Mediterraneo, perché piuttosto che sopportare ancora altra violenza, preferisce lanciarsi nel vuoto. Quante donne possono contare su occhi che le vedono per come sono realmente e che danno loro il coraggio di dire “non avrò paura se non sarò bella come dici tu”. Un universo di donne cannone gravita attorno alle vite di chi non si ricorda il loro vero nome finché non diventa notizia di cronaca. Occhi negli occhi, anima nell’anima, poesia e musica possono ancora essere un propellente per la vita? E se non hai due occhi che ti vedono dove trovi la forza e il motivo per spezzare le catene? Forse la vita, l’esistenzanon avrebbero bisogno di alcun propellente per essere, se fossimo capaci di guardarci negli occhi e vederci… prenderci per mano e volare via.

Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno, / giuro che lo farò, 
e oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò. / Quando la donna cannone 
d’oro e d’argento diventerà, / senza passare dalla stazione 
l’ultimo treno prenderà.
E in faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà, / dalle porte della notte il giorno si bloccherà, 
un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà / e dalla bocca del cannone una canzone suonerà.
E con le mani amore, per le mani ti prenderò / e senza dire parole nel mio cuore ti porterò 
e non avrò paura se non sarò bella come dici tu / ma voleremo in cielo in carne ed ossa, 
non torneremo più… / na na na na na
e senza fame e senza sete / e senza ali e senza rete voleremo via.
Così la donna cannone, / quell’enorme mistero volò
tutta sola verso un cielo nero nero s’incamminò.
Tutti chiusero gli occhi nell’attimo esatto in cui sparì, 
altri giurarono e spergiurarono che non erano stati lì.
E con le mani amore, con le mani ti prenderò / e senza dire parole nel mio cuore ti porterò 
e non avrò paura se non sarò bella come vuoi tu / ma voleremo in cielo in carne ed ossa, 
non torneremo più… / na na na na na
E senza fame e senza sete / e senza ali e senza rete voleremo via…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.