Francesco De Gregori: “La casa del pazzo” (1972) – di Isabella Dilavello

Poco più che ventenne Francesco De Gregori incide – a metà con Antonello Venditti, così, per “risparmiare” – un album d’esordio, “Theorius campus” (1972), già capace di dire quanto complesso e evocativo fosse il suo immaginario lirico. Le canzoni di De Gregori, sin da quel primo passo, arrivano e si schiantano con dolcezza: visionarie, misteriose, colme di suggestioni. No, non è concessa una comprensione immediata e logica del loro significato, ma viene regalata la possibilità di cercarlo come si cerca in un sogno che si veste di luce ed è più vero del reale. Se musicalmente appaiono semplici ballate folk  (laddove il semplice non è per tutti), i testi scardinano le regole e le forme. Prima che Video Music e MTV mi costringessero a vedere nella musica immagini a didascalia delle canzoni, quando chiudevo gli occhi ascoltando il principe della mia infanzia matura, si affacciavano e srotolavano disegni e colori, corpi azzurri e tetti rossi. È così che Poesia e Favola si uniscono a creare una realtà crudele e feroce, mentre Marc Chagall entra a dipingere “La casa del pazzo”un vecchio in giacca viola guarda fisso oltre le navi, dove il  mare è diventato vetro e  la luna sembra una patata. Poco più in là, la festa del Perdono è cominciata, quando si deve fare i conti con le azioni compiute e fare penitenza, quando si chiudono i vecchi conti con la vita e si svuotano le tasche sulla riva di un fiume. Mentre qualcuno si libera dei pensieri nella corrente, un angelo scende in volo a regalare al pazzo una pistola… e il pazzo la pulisce così, con noncuranza.  Sulla sua tomba il vento sarà un bacio, l’erba la carezza di un amante. È l’iperbole di una allucinazione, è lo specchio lisergico dove Alice cadrà, è l’evocazione di uno sparo che ci consegna un corpo eterno che ha ottenuto un perdono mai chiesto. Qualche anno prima, il pazzo cantato dai Beatles (1) era sulla collina a incantare i suoi seguaci senza dare una risposta, mai, a nessuna domanda e io mi chiedo se si siano mai incontrati con il pazzo di Francesco, rotolando sull’erba mentre sopra di loro regnava un cielo immenso di stelle. Passano veloci le stelle nel cielo anche a dicembre, come a dirci che da qualche parte si cade e forse non è la fine.  Passano veloci le stelle nel cielo anche a dicembre, almeno così dicono astronomi e bisogna aver fiducia e credere ai loro strumenti, ai loro studi, nonostante da qui, sotto la  nebbia e le nubi, non le vediamo e nemmeno il cielo. Passano veloci le stelle, disegnano traiettorie e hanno strane creature a cavallo della loro coda: spose, asini, coppie d’amanti e violinisti e capre e, in questo cielo, sulla coda delle stelle, c’è anche il pazzo con la sua pistola ormai dimentica del fumo e c’è l’agnello tra l’erba che carezza gli amanti e c’è il vecchio poeta ubriaco della sua virtù. Ci sono tutte le verità che i pazzi, i fool e gli Yorick hanno rivelato rotolando dalle loro colline e alle quali non abbiamo mai creduto.

In cima alla collina del tridente
appollaiata come una gallina
c’è la casa che il pazzo ha costruito
per avere la luna più vicina.
Il pazzo sta scrivendo da vent’anni
una canzone senza verità
ma adesso è tardi e forse questa sera
metterà un punto e l’abbandonerà.
Le stelle sono fredde in fondo al porto
dove le case cambiano colore
dove c’è il molo dei contrabbandieri
e costa un po’ di meno anche l’amore.
Fra i marinai che aspettano l’imbarco
e ridono chiedendo un altro litro
un vecchio guarda fisso oltre le navi
dove il suo mare è diventato vetro.
In cima alla collina del tridente
la luna sembra proprio una patata
il palazzo del matto è illuminato
la festa del perdono è cominciata.
Scendendo dalle nuvole più basse
un angelo è volato nella stanza
e ha regalato al pazzo la pistola
e il pazzo la pulisce con troppa noncuranza.
Sulla sua tomba il vento sarà un bacio
l’erba la carezza di un amante
quando l’agnello belerà più forte
e il mare sarà un po’ meno distante.
E il vecchio in fondo al porto sarà un santo
che si ubriaca con la sua virtù
ricordando che il mare era diverso
quando ha navigato in gioventù.

Testo: Francesco De Gregori. Musica: Giorgio Lo Cascio
(1) The fool on the hill (“Magical Mystery Tour” 1967) Testo e Musica Paul McCartney.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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