Foxboro Hot Tubs: “Stop Drop and Roll!!!” (2008) – di Giorgio Cocco

Togliamoci subito il dente. I tre bellimbusti che danno corpo e wattaggio ai Foxboro Hot Tubs altri non sono che Billie Joe Armstrong, Tré Cool e Mike Dirnt. Già, proprio loro, i Green Day. Decine di milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti,  Grammy, dischi d’oro e platino come piovesse. Per semplificare: la Punk band più disprezzata dai punkers. Perché dovrebbe quindi interessarci il progetto parallelo di uno dei gruppi più popolari e criticato d’America? Perché perdere del tempo a parlare di questi miliardari californiani campioni, ancora in carica (è appena uscito il nuovo disco) nella categoria Pop/Punk under 16?
Ma perché “Stop Drop and Roll!!!”, ha del prodigioso.Il camuffamento inizia dalla facciata, si danno nomi di fantasia come Reverend Strychnine Twitch o Frosco Lee e si autoproducono inventandosi di sana pianta la fantomatica etichetta one shot Jingle Town Records
Copertina ultra-vintage in perfetto stile Merseybeat con five girls monocromatiche che si dimenano cotonatissime nel club londinese più alla moda del 1966 e strillone d’ordinanza che rimanda all’immaginaria hit Mother Mary. I 12 brani scorrono via che è un piacere, la  carrellata di potenziali singoli è impressionante anche per il più scafato dei collezionisti. Si inizia con l’assalto all’arma bianca della title track e già ci si scorda dei Green Day. Mother Mary mantiene le promesse urlate in copertina facendo il verso agli Strokes di “Is This It”She’s a Saint Not a Celebrity è un fantastico e dichiarato omaggio alla Summertime Blues di Eddie Cochran, mentre The Pedestrian sembra una genialata power Pop degli Hoodoo Gurus,  27th Ave. Shuffle è invece una possibile e credibile versione di My Generation degli anni zero. Ultimo pezzo in scaletta Pieces Of Truth che da sola vale l’acquisto del disco. Intro spettacolare alla Fleshtones di “Hexbreaker!”, riff assassino e il sax d i Jason Freese a rendere il brano, se possibile, ancora più appiccicoso. Due, tre ascolti e sei fregato. La sbatti in tutte le playlist di Punk’n’Roll da regalare agli amici più cari vantandoti della scoperta. A questo punto si dovrebbe però puntualizzare che, anche se il disco è maledettamente divertente, non c’è niente di nuovo e, come qualcuno ha scritto: potrà fare proseliti soprattutto fra gli incanutiti reduci della stagione Garage Revival. Cazzate! Questo è un disco formidabile, per chiunque ami il Rock’n’Roll da Big Joe Turner in poi e, lo sarà anche nel 2032 quando Papa Francesco II, il Papa Rock, santificherà Keith Richards e Joe Strummer per i tanti miracoli musicali compiuti in carriera. Concludendo, i Foxboro Hot Tubs sono da custodire gelosamente dentro al mobiletto del pronto soccorso musicale, componente d’arredo che non può mancare nelle case di tutti gli appassionati di R’n’R. Esempio pratico: quando uscì il disco, era il 2008, la palma di nex big thing andò ai Fleet Foxes, uno  dei gruppi più rovina-palle della storia recente. Di quei gruppi ai quali John Belushi avrebbe sicuramente spaccato sulle teste tutto il set di chitarrine acustiche. Di quelle robe che mentre le ascolti ti si blocca la mascella durante l’ennesimo sbadiglio. Ecco allora che la musical Pharmacy ha la sua bella utilità. Si tirano fuori i Foxboro o altri ragazzacci come loro e tutto torna a posto. Mascella compresa. In un mondo migliore, praticamente al contrario, il papà di Renzi farebbe il presidente di una bocciofila e lui concorrenza a Landini per la leadership della FIOM, mentre i Foxboro Hot Tubs (rispettatissima Garage band) sarebbero responsabili di un side-project con velleità mainstream targato Green Day, che peraltro non desterebbe particolare interesse.

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