For what it’s worth – Piccola storia dei Buffalo Springfield – di Fabrizio Medori

Se un gruppo alimenta molte leggende, significa che è importante e, probabilmente, è stato sottovalutato quando era in attività. I Buffalo Springfield sono circondati da un vero e proprio alone di leggenda, probabilmente perché, sebbene non abbiano mai raggiunto le vette del successo, i loro due leader erano Stephen Stills e Neil Young, che in seguito sarebbero diventate grandi star internazionali.
Fin dalla nascita del gruppo ci si basa su illazioni. Sembra, infatti, che Neil e Stephen si siano conosciuti in Canada (paese di provenienza di Young), dove Stills era in tour con gli “Au go-go singers”, e abbiano immediatamente fraternizzato. Probabilmente gli incontri sono stati numerosi e promettenti, visto che, a un certo punto il canadese, insieme al suo amico Bruce Palmer, bassista, decisero di andare negli Stati Uniti, a Los Angeles, con la speranza di incontrare Stills. La “storia”, a questo punto, ci dice che, in mezzo al traffico di uno dei grandi viali, Stills e il suo amico Richie Furay abbiano notato l’inconfondibile automobile di Young, un gigantesco carro funebre Buick.
Neil l’aveva scelto perché comodo per il trasporto degli strumenti e perché era estremamente economico, e la poca importanza data all’aspetto esteriore gli portò, evidentemente, fortuna. Grazie all’improbabile incontro il gruppo prese forma e, sempre secondo le voci, assunse il nome di un macchinario agricolo che transitava da quelle parti. In poco tempo, grazie all’amicizia con i Byrds e con tutti quelli che gravitavano intorno al gruppo di Roger Mc Guinn e David Crosby,
i Buffalo Springfield trovarono il loro batterista, Dewey Martin. L’epoca era sicuramente fertile, tutti erano interessati al nuovo modo di fare musica, nascevano nuovi locali ogni giorno; quindi per il gruppo non fu difficile trovare ingaggi e un buon contratto discografico. In breve tempo, i Buffalo diventarono una discreta leggenda metropolitana, e la loro fama, anche se a livello locale, crebbe velocemente.

buffalo medori

La formula che ha contraddistinto il loro suono, fin dall’inizio, è quella risultante da una miscela di rock’n’roll, folk, blues e country, in maniera simile a quello che facevano i Byrds, anche se con uno stile del tutto originale. Se è possibile individuare un tallone d’Achille nella musica dei cinque, sicuramente va cercato nella discontinuità e nella frammentazione, probabilmente figlie di una serie di spinte concomitanti.
Gli Springfield non sono stati molto fortunati nei loro incontri con il music business, non hanno avuto un manager o un discografico in grado di valorizzarli e di condurli verso una sonorità omogenea e facilmente riconoscibile. Ogni canzone del gruppo ha una sua sonorità ben precisa, spesso adattissima al brano ma, altrettanto spesso, le voci sono poco legate agli strumenti e gli arrangiamenti non valorizzano a sufficienza melodie e voci. Ancora più grave fu l’errore di non far cantare a Neil Young le sue canzoni nel primo album, preferendogli la voce incolore e impersonale di Richie Furay. Ognuno degli autori poi, pretendeva di produrre in piena autonomia le proprie “creature”, arrivando presto a incidere, anche se la band non era presente al completo al momento della registrazione. Ovviamente, per rendere definitivamente esplosiva l’atmosfera, bisogna tenere presente il carattere forte e tutt’altro che remissivo dei due leader che, nel corso dei decenni, hanno dimostrato ampiamente cosa sono in grado di produrre: grandi scintille artistiche nei periodi di quiete e improvvise quanto deludenti separazioni nei momenti in cui uno dei due – più spesso Young -non resisteva più a fianco dell’altro. Il primo vero successo dei Buffalo Springfield porta la firma di Stills.
Si tratta di “For what it’ worth” e parla delle rivolte studentesche e di come la polizia americana le reprima duramente. Il singolo vende molto e permette al gruppo di farsi conoscere al di fuori dell’ambiente di Los Angeles… ma non basta, perché, terminata l’onda del primo successo, il gruppo non è in grado di capitalizzare. Le divisioni interne, le gelosie e le ripicche, porteranno alla produzione di un secondo disco pieno di brani di altissimo livello, primi fra tutti “Mr. Soul”, di Neil Young, e “Rock and roll woman”, scritta da Stills; ma le tensioni fra i componenti, le forzate sostituzioni del bassista (arrestato per possesso di marijuana e quindi rimpatriato in Canada) e gli scarsi risultati commerciali ottenuti, resero vani gli sforzi creativi. L’invidiabile qualità artistica del lavoro prodotto dal gruppo non riuscì a dargli il meritato successo.
Non fu capace di invertire la tendenza nemmeno l’ingresso definitivo, nel gruppo, del bassista Jim Messina, che si trovò in mano anche la produzione del terzo e ultimo Lp, Last time around, che risultò ancora più frammentario del predecedente, Again, sebbene contenesse grandi capolavori, come “I am a child” e “On the way home” di Neil Young, “Special care”, di Stephen Stills e “Kind woman”, di Richie Furay.
La fine del gruppo, ormai inevitabile, porterà i suoi componenti a una grandiosa fama, attraverso fortunate carriere soliste e partecipazioni a gruppi storici… è questo il principale motivo per cui il grosso pubblico ha conosciuto e apprezzato con sempre maggiore interesse i Buffalo Springfield, gruppo formato da grandi geni musicali e da alcuni più che dignitosi comprimari. Neil Young, fra le altre cose, è il maggiore artefice della compilation del 2001, un box di 4 cd contenente tutto il materiale pubblicabile del gruppo, compresi provini, outtakes e la prima versione – mono – del loro primo Lp. L’unica mancanza, dovuta alla scarsità di materiale, è quella di musica registrata dal vivo, nella quale i Buffalo Springfield erano sicuramente fuoriclasse.

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