Filippo Andreani: “Il secondo tempo” (2018) – di AldOne Santarelli

In un paese della provincia di Como, sotto le montagne, al confine con il Canton Ticino, c’e’ un campo di calcio dalle proporzioni indefinite, non è regolamentare, ma ci si puo’ giocare in 22, 18, 14, puoi fare le strisce col gesso, oppure no. Dietro una porta del campo, gli spogliatoi che sono anche luogo per cucinare le salsicce e gli spiedini. La sera poi, ci si può andare a passeggiare con il proprio cane. Il cantautore, musicista – insomma, uno che suona quello che scrive – Filippo Andreani, arriva da tutto questo: nel campo di calcio, è anche ambientato un video della sua prima band, i punks Atarassia Gröp (autori di quattro albums che meritano un capitolo a parte, era il 1993, una barricata musicale da dietro la quale sparare hardcore, ska, reggae, dub, patchanka) e mi viene da immaginare che guardando le montagne, mentre era con il suo cane, Filippo abbia pensato lì i suoi albums. Cercateli, ne vale la pena. Sul secondo, “Scritti con Pablo” (2011), c’è una commovente canzone su Aldo Bianzino, falegname pacifista, morto di botte in carcere a Perugia; il terzo album, “La prima volta” (2015), è un capolavoro arrivato vicino a vincere il premio Tenco con una canzone che vede protagonisti due innamorati, Cristiana e Gigi Meroni, il calciatore comasco del Torino conosciuto come il “Best italiano”, pittore e fanatico dei Beatles… fino a scovare il suo quarto, “Il secondo tempo” (2018). Per completezza, il suo esordio discografico solista è stato un disco “importante”, “La Storia Sbagliata” (2010), un concept album sulla vicenda di due innamorati (l’amore sempre al centro) e partigiani comaschi, Il Capitano Neri e Gianna, ingiustamente accusati di tradimento.
Tra passioni quali famiglia, De Andrè e CCCP, il Nostro arriva a “Il secondo tempo” (2018). Metti il disco sul piatto o il cd nel lettore e parte una voce recitante, quella di un attore, pensi subito di essere tornato agli anni settanta, ché da allora non sentivi un intro (Il primo non esiste) cosi’: è Valerio Mastandrea. Questo è un album ‘pieno di personaggi’, si parte con
Santandrea, una canzone su Don Gallo, il prete comunista di Genova… chitarre sostenute e liriche emozionanti, subito seguita da Il cielo di Superga, a raccontare che c’è chi non muore mai con la parabola del “Grande Torino”, quindi Ninin, affresco adolescenziale di un tempo e di un paese romantico e drammatico come l’Italia del finire degli anni settanta e primi anni ottanta – echi ormai lontani – arricchito dal contributo in rime di Militant A degli Assalti Frontali. La band di musicisti é con lui (tre quarti dei Linea e il fratello Fabio, già batterista con Atarassia) e incalza Firmato Beppe Viola, a narrare un giornalista e uomo delle nebbie milanesi, innamorato del Derby, storico locale off, del buon vino, delle corse di cavalli e le genti dell’ippodromo. Scorre la puntina, stai rileggendo il testo precedente, perdi le parole della prima strofa di una canzone che è subito leggendaria, fai ripartire e un titolo ti spiazza, Il figlio di Anna Best.
“Galeotto fu un libro”… si racconta di un calciatore ed un calcio da letteratura, appunto: intrecci poetici, con i fiati ad accompagnare gli altri strumenti, trascinati dal testo in un viaggio tra Belfast e Manchester, alla ricerca del mitico George Best. L’amore di Filippo per le sua donna divampa di un fuoco gentile in Mia, nascosto tra le liriche dedicate alla sua seconda figlia, che parte da lontano fino all’infinito e, solo il rumore che fa un treno per Roma (quasi una seconda casa, già celebrata in E Roma è il mare su “La prima volta”), ci riconduce al furore iconoclasta del protagonista di Come se nulla fosse: Roberto Percib
alli, cantante dei Bloody Riot, omaggiato anche dai cori dei sanguigni Lorenzo e Andrea dei Klaxon. Dal vivo, presentando Aldo e Lucia, la canzone che segue, Andreani ci chiede se siamo curiosi di sapere come sono oggi “Anna e Marco”, i protagonisti della novella di Dalla, affrescando un dipinto emozionale di quotidianità dei misteriosi protagonisti… un romanzo popolare.
Il ragazzo e il capitano è un omaggio a Genova e il Genoa, le radici dei tanti ragazzi fanatici sulle gradinate dello stadio (il Filippo viene da quelle del “Sinigaglia” di Como), il dolore, ma anche la speranza che ci lascino sempre un pallone per giocare e all’amore per i protagonisti di un gioco universale. Il cd contiene un pezzo in piu’, Michele non saluta: una foto che diviene romanzo storico e rende epico “Il secondo tempo”, che termina con il poeta-calciatore Ezio Vendrame, in una viscerale dichiarazione di gioia sul secondo tempo calcistico – unico ad avere un senso, Il primo non esiste – conferendo a questo disco un ulteriore pregio, insieme alle magnifiche illustrazioni di Osvaldo Casanova. Il produttore del lavoro è Guido Guglilminetti, musicista, bassista e produttore trentennale di Francesco De Gregori (per il quale Andreani ha aperto il concerto di Como quasi un’anno fa). Il cantautorato italiano riparte da qui…

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