Fil di Ferro: la via italiana all’Heavy Metal – di Lino Gregari

Prendiamo spunto dalla riedizione di uno degli Album storici dell’Heavy Metal italiano (“Hurricanes” del 1986, a cura della Jolly Roger Records) per parlare dei Fil di Ferro, longeva Band nata in quel di Torino nel lontano 1979 e che, prima di molti altri, ha saputo coniugare i verbi declamati da Judas Priest e Saxon, delineando il percorso italico del Metal classico. Attraverso un suono che ha le radici oltremanica, la Band cerca e trova la propria personalissima visione dell’Heavy Metal, aggiungendo al suono classico una verve tutta italiana in grado di rinvigorire il mastodontico dinosauro del rock con iniezioni di vere e proprie melodie heavy. Michele De Rosa e Bruno Gallo Balma, rispettivamente batterista e bassista del gruppo, danno un volto alle loro aspirazioni musicali assieme a Leonardo Fiore (voce) e Danilo Ghiglieri (chitarra), creando un gruppo dal suono pulito, veloce e compatto, in grado di reggere il confronto coi i più blasonati fratelli attivi in Inghilterra. Dopo aver vinto, nel 1983, un Festival tenutosi nelle loro lande, i Fil di Ferro appaiono sugli schermi di mamma Rai, in due differenti trasmissioni (cosa questa assai rara tutto sommato) realizzando conseguentemente due videoclip che lanciano le loro demo: King Of The Night e Shadow danno già la misura del tiro della band, che tuttavia è ancora alla ricerca della propria personalità. Dopo aver modificato la line up, con Sergio Zarache che prende il posto di Leonardo Fiore come vocalist, e Claudio De Vecchi che sostituisce Danilo Ghiglieri alla chitarra, ecco l’album di esordio del 1986: “Hurricanes”, prodotto da Beppe Crovella (Arte E Mestieri), è un disco che suona da subito in modo classico, catturando l’attenzione del pubblico e dei fans. In copertina appare il Licantropo, emblema aerografato sulla moto di Michele De Rosa, che diventa il simbolo della Band; proprio il brano che da il titolo al disco, dedicato al mondo dei Bikers, si erge a vero e proprio inno Heavy, mostrando il carattere di un quartetto con gli attributi.  Speed Metal, qualche traccia di Doom e alcune reminiscenze di chiara provenienza Iron Maiden caratterizzano questo album che, a oltre trent’anni dall’uscita, stupisce ancora per la freschezza con la quale i quattro scalano i ripidi dirupi dell’Heavy Metal, e la rimasterizzazione a cui il disco è stato sottoposto ci riconsegna un’opera di assoluto valore che può essere terreno di caccia anche per coloro che non si addentrano spesso in territori di questo genere

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.