Fiaba europea ai tempi dei banchieri – di Ginevra Ianni

Come in tutte le fiabe che si rispettino, anche in questa vi è un inizio: il  25 marzo 1957 nasce a Roma, da antica e nobile schiatta, una bella e vispa pupetta che, i genitori reduci di ben due conflitti mondiali, chiamano orgogliosi Europa. La frugoletta è bella, verde di pianure e bianca di neve alpina, solcata da fiumi azzurri e lambisce i suoi bei piedini paffuti nelle tiepide acque del Mediteraneo. Il tempo passa ed i suoi genitori riconsolidano le radici tenerelle della creatura, con la stipula di mille trattati che la fortificano e ne stabilizzano l’esistenza, fino a quello di Maastricht del 1992. Passa il tempo e gli inesperti genitori affidano l’educazione della loro unica figlia a molteplici maestri ma, primi e più intraprendenti tra tutti… ai banchieri, che insegnano alla bimbetta il valore della moneta sopra ogni cosa. Gli anni passano e la frugoletta cresce vispa ed attenta, sino a diventare un’affascinante giovane donna, bella ma incapace a vedere oltre gli orizzonti che i suoi maestri banchieri le hanno insegnato… e così, quando cominciano ad arrivare – come sempre accade anche nelle fiabe – i primi problemi, la ragazza non sa cosa fare e come porvi rimedio. Una crisi economica senza precedenti le fa scoprire che, se la sua testa e le sue bianche spalle sono calde e sicure, i suoi bei piedini soffrono il freddo a causa di una coperta troppo corta che scalda soltanto una parte del suo corpo. Europa non sa cosa fare per proteggere il resto del suo corpo, ogni tentativo di far star bene ogni sua parte fallisce perché ogni volta che prova a prendersi cura anche di sotto, la parte superiore del suo corpo, cuore, cervello e portafogli reclamano a gran voce. Intanto la restante parte soffre e lentamente muore. Attratti dalla sua bellezza cominciano a sbarcare sulle sue spiagge meravigliose che sparge come biondi capelli fluenti su tutto il Mediterraneo, milioni di disperati che risalgono lungo tutto il suo corpo. sin dove non sono state erette barriere invalicabili e, in quei punti, Europa comincia a soffrire di  dolori fortissimi, perché si formano coaguli di  persone che premono cercando di continuare la loro risalita fino in cima. Sfiancata da questi molteplici grumi di tensione che le logorano i fianchi la povera Europa non ha mani a sufficienza per rimuovere queste masse di tensione e spandere tutti i fluidi che scorrono o cercano di scorrere armonicamente sul suo corpo…. e cosi resta immobile a lasciarsi aggredire, irrigidendosi sempre di più e cercando di ignorarne le conseguenze. Mentre la fanciulla cerca di dipanare i suoi guai, ecco che sul principio del nuovo autunno giunge un giovane aitante, riccio e moro che le scombussola ancora di più le idee. E’ un catalano che è diventato sempre più insofferente al controllo che il patrigno spagnolo esercita sulla sua vita ed ha deciso di scappare, affrancarsi dal suo controllo e vivere indipendente da lui. Il giovane nei guai con il genitore la guarda e la supplica di aiutarlo ma Europa, sebbene ne sia ammaliata e sia sedotta dal suo impeto autonomistico, neanche questa volta sa come reagire. Vorrebbe aiutarlo, d’istinto capisce che è suo dovere prestare soccorso a tutti coloro che si rivolgono a lei in cerca di aiuto o consiglio, per avere indicazioni su come agire… ma Europa purtroppo, a parte gestire soldi cosi come i banchieri le hanno insegnato, non sa cosa fare. Resta dilacerata dal suo istinto buono e dagli insegnamenti dei suoi maestri che le hanno sempre e solo insegnato a comandare attraverso l’uso del denaro. Nessuno le ha mai spiegato che ci sono altre cose, altri valori e non solo economici. Questo la giovane Europa lo percepisce ma non lo sa capire. Non sa che esistono persone oltre alle banche, non sa che le banche sono strumenti delle persone e non il contrario. Non sa che il giovane catalano come pure il greco che aveva incontrato tempo fa, possono essere e sono il suo futuro, che potrebbero darle figli sani, belli e soprattutto liberi… che restare arroccata ai precetti economici dei suoi vecchi maestri potrebbe costarle la vita e che greci e catalani, da risorse potrebbero divenire la causa della sua fine precoce, perché ignorare l’esistenza di tante molteplicità dentro di se, potrebbe essere la causa della disgregazione del suo giovane corpo, ignaro di contenere tante varietà in se.  Non lo sa Europa, sa che lei è grande, potente e bella… ma ciò che ignora è che ogni favola porta in se l’elemento sovvertitore, quella piccola forza disgregante che ribalta all’improvviso tutto il piano narrativo e determina la morte del malvagio prima dell’epilogo classico. Europa non sa che rischia di essere proprio  lei il cattivo che muore per mano di catalani, greci, italiani, portoghesi e di qualunque altro cittadino europeo ma, vittima soprattutto dei suoi stessi maestri banchieri… e vissero tutti felici e contenti.

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