Ferdinand Morton: Mr. “Jelly Roll” – di Gabriele Peritore

Quando Ferdinand “Jelly Roll” Morton entrava in un locale, immediatamente attirava tutte le attenzioni su di sé. Indossava sempre un soprabito attillato su completi alla moda, sfoggiava uno splendido sorriso reso ancora più scintillante dalla presenza di un grosso diamante sul dente incisivo superiore. Era pieno di sé, egocentrico e tracotante, non gli interessava attirare le simpatie degli astanti. Chiunque ci fosse al pianoforte lo invitava ad allontanarsi per fargli posto. Prima di sedersi spolverava lo sgabello con un fazzoletto di prelibata fattura e poi si esibiva sciorinando il suo repertorio che ne faceva uno dei più grandi pianisti del Jazz, come amava autodefinirsi. Il problema è che, probabilmente, era davvero uno dei massimi esponenti dello strumento a tasti di quel periodo storico, quindi chi non era un suo estimatore a livello caratteriale doveva comunque sopportare la sua supponenza. Il suo stile fondeva la metrica scomposta del ragtime a generi musicali di varia provenienza, diluendo le battute sincopate con fraseggi melodici simili al tango o al valzer e la polka. Con brani come Jelly Roll Blues del 1915 (una delle prime incisioni Jazz in assoluto) Tank Town Bump, Wolverine, Mama Nita, a tutti gli effetti può essere definito un traghettatore del genere Rag Blues, passando dallo Stride Style, allo Stomp, e al Swing, al genere Jazz ma non l’inventore del Jazz come amava autodefinirsi. Pur di avvalorare la sua tesi falsificava la data di nascita, l’aumentava di cinque anni. Si sa poco di certo riguardo il suo passato ma una cosa sicura è l’anno di nascita che è il 1890. Nato nello stato della Louisiana da famiglia creola, quindi abituato fin da bambino alla musica e alla contaminazione. Il nome di suo padre è La Mothe, e quello del suo patrigno Mouton, Ferdinand lo trasformerà in Morton, forse perché non ama i termini francesi o forse sempre per la solita passione per la contaminazione. Il suo nuovo nome sembra una fusione tra i due. All’età di diciassette anni si trasferisce a New Orleans e si stabilisce nel quartiere di Storyville, il quartiere a luci rosse, dove suona il piano nei bordelli per intrattenere gli ospiti mentre lui è intrattenuto dalle ragazze che ne apprezzano le capacità amatorie, grazie alle quali nasce il soprannome Mr. Jelly Roll, anche se si sospetta che si tratti ancora di un’auto attribuzione. La maggior parte dei suoi colleghi lavora di giorno e suona di notte, mentre lui fa di tutto per non lavorare; giocatore d’azzardo e scommettitore, spaccone al tavolo di biliardo e pappone a tempo perso. Ovunque ci siano soldi e opportunità c’è lui. Nel frattempo affina il suo stile e stressa gli orchestrali. La vita lo porta spesso a spostarsi per convenienze economiche. A Chicago conosce i musicisti giusti per formare La Red Hot Pepper, l’orchestra con la quale registrerà la maggior parte dei suoi successi tra i quali, Doctor Jazz Stomp, Dead Man Blues o Hyena Stomp. Lo stile di vita vissuto sull’onda del fatalismo e dell’opportunità non sempre ha pagato il giusto prezzo per cui la crisi economica degli anni trenta che ha destabilizzato la carriera di tanti musicisti, complica la vita anche a lui ed è costretto ad adattarsi, a suonare in locali sempre di più basso livello, fino al quasi totale oblio, al quale non sa rassegnare. Combatte con tutte le sue forze per recriminare il suo status, e pur di riottenere un barlume di visibilità, scrive lettere disperate e deliranti agli speaker delle radio che trasmettono Jazz, ma il suo carattere che ha seminato a piene mani antipatie nel settore non lo aiuta a riemergere. La lenta deriva continua fino al 1941, l’anno in cui residui di malattie non ben curate e indebolimento cardiaco pongono fine alla sua vita. Negli anni in cui lui scintillava e illuminava tutto intorno, e per amore dell’azzardo diceva di essere l’inventore del Jazz, per lo stesso azzardo sono nate perle come Finger Breaker o The Crave che il Jazz può sfoggiare con orgoglio tra i suoi archivi e che di certo hanno consolidato le fondamenta di questo genere.

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