Fenriver: “∆” (New Model Label 2017) – di Capitan Delirio

Negli ultimi anni in Italia gli esponenti dalla scena post hardcore hanno sondato le varie possibilità espressive della distruzione attraverso l’arte musicale, praticando il caos sonoro, con gli strumenti spinti al massimo, verso il rumore, il frastuono, il disturbo provocatorio, con l’intento di creare un impatto violento, per stordire o straniare dalle dinamiche inaccettabili della società moderna; decisamente divisorio: o con loro o contro di loro. Alcune delle band emergenti dell’ultimo periodo, invece, praticano l’Heavy ma sentono l’esigenza di tornare a costruire linguaggi diversi, accessibili, nuovi per così dire e lo fanno esplorando le sonorità degli anni settanta: Hard, Prog, Psichedelia, Stoner, spingendosi fino alle profondità Rockblues, che ha le sue radici nel Blues del delta del Mississipi. Probabilmente il titolo dell’EP d’esordio dei Fenriver, (che si legge: delta, come la lettera dell’alfabeto greco), è un rifermento al delta del lungo, paludoso, fiume americano, in cui vanno a scovare le loro sonorità, e suggerisce il parallelo con il delta del lungo, paludoso, fiume Po, luogo di nascita di tutti gli elementi della band. Oppure è soltanto un triangolo, che evoca l’immagine del Delta di Venere, l’origine del mondo. Il luogo arcano e fecondo che ingloba e da cui nasce tutto. In effeti con questo primo EP per Mirko Bergonzoni (chitarra e voce), Francesco Vallin (chitarra), Francesco Bergo (basso), Roberto Veronese (batteria), nasce tutto. Il loro battesimo nel mercato musicale è composto da quattro brani già maturi, per la maggior parte cantati in inglese, che mostrano una sintonia di base di lunga data tra i musicisti, apprezzabile in pezzi come Beyond The Storm o Morphine Dose Blues, in cui si sente il gran lavoro agli arrangiamenti, che li vede passare dall’idea di frastuono sonoro a quello con linee melodiche con lunghe cavalcate di chitarra e di basso elettrico, supportate da una potente batteria. Il tutto è esaltato nella traccia In Solitude in cui si inserisce anche un lungo intermezzo di pura psichedelia e testi declamati in italiano come già sentito nella canzone Il Vortice, che sviscera il loro lato più aggressivo e sincero. I quattro musicisti di Adria hanno energia e tecnica da vendere, abbinate alla giusta grinta che l’Heavy psych esige. è sicuramente un ottimo debutto che l’anno 2017 propone e una bella novità per gli amanti del genere.

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