Fede Álvarez: “Millennium – Quello che non uccide” (2018) – di Sonia Lippi

Sono stata una fan di Stieg Larsson e della sua trilogia “Millennium”. Ho letto i libri e ovviamente mi sono vista i film e devo dire che chi più chi meno mi sono piaciuti tutti. Il personaggio di Lisbeth Salander mi ha da sempre appassionato. Finalmente una “giustiziera” donna che aiuta le donne vittime di violenza a liberarsi del loro persecutore. Certe volte, leggendo i dati del femminicidio in Italia, ho sperato che Lisbeth uscisse dalla fiction per venire a far giustizia nel nostro paese. Ero quindi molto curiosa di vedere la trasposizione cinematografica del quarto libro della serie “Millennium” non partorito dalla mente del compianto Larsson, ma scritto dal suo prosecutore legittimo e legittimato David Lagercrantz. A dare il volto a Lisbeth in questo nuovo episodio intitolato “Millennium – Quello che non uccide” (The Girl in the Spider’s Web 2018) troviamo la bravissima Claire Foy, che ha sostituito l’attrice Rooney Mara (Lisbeth negli ultimi due episodi). La scena iniziale è molto evocativa: Lisbeth e sua sorella Camilla (Sylvia Hoeks), poco più che bambine, giocano a scacchi sedute per terra, mentre un ragno tesse la sua tela fra le pedine bianche e quelle nere. Una scena molto intensa che il regista Fede Álvarez ha scelto di girare in controluce, giocando poi con i contrasti, e con un filtro color seppia, dando così la sensazione allo spettatore di  guardare un ricordo vivido ma antico della mente di qualcuno. Mi piace il modo che ha Álvarez di parlare con le immagini, usando filtri, contrasti e luci colorate per accentuare un particolare o far arrivare una sensazione allo spettatore. Infatti le scene in esterna sono spesso girate con un filtro celeste, così da accentuare la sensazione di freddo intenso, mentre quelle girate in interna hanno un filtro o una luce calda, color arancio. Così facendo le immagini diventano protagoniste, i dialoghi sono ridotti al minimo e sostituiti da musiche cariche di pathos (colonna sonora di Roque Baños) che fanno parlare le emozioni, le espressioni e i gesti dei vari attori, creando una tensione che rimane palpabile per tutto il film. Chi era abituato all’interpretazione di Lisbeth da parte dell’attrice Rooney Mara, all’inizio potrebbe storcere il naso nel vedere come Claire Foy dà vita a  questo personaggio. A me invece piace molto il suo modo di mettere in evidenza l’apparente freddezza in contrasto continuo con le emozioni e i ricordi che la pervadono. Mi convince questa trasformazione del personaggio che perde la sua femminilità e le sue emozioni, coerentemente al trauma subito e ai suoi tormenti interni. Sorprende la sua solitudine, i suoi silenzi pensierosi, i suoi atteggiamenti asociali. Lisbeth si è costruita una corazza che la protegge dal passato, anche se il passato sembra non darle tregua e, in questo film, è il filo conduttore di tutta la trama. Piccoli e grandi colpi di scena si susseguono, tenendo lo spettatore con il fiato sospeso. Lisbeth viene assoldata da Frans Balder (Stephen Merchant), scienziato informatico, affinché recuperi un programma da lui creato in grado di far collassare tutti i sistemi informatici di sicurezza nazionali e armare la bomba atomica. Anche questa volta viene in qualche modo aiutata dal giornalista Mikael Blomkvist (Sverrir Gudnason) della rivista “Millennium”… ma ciò che spicca in particolare è la sua forza e l’intelligenza nel trovare rapidamente soluzioni, nel superare in pochi secondi la sorpresa dei nuovi eventi, così da agire di conseguenza. Insomma, una Lisbeth nuova ma coerente con l’evoluzione della personalità. Bella la trama, molto appassionante, con un finale che mette nuovamente la protagonista faccia a faccia con il proprio passato, con i suoi tormenti e rimorsi, e con una sua piccola rivincita proprio nelle ultime scene, a sancire la fine di un periodo che lei desidera ardentemente non torni mai più. A me questo film è piaciuto proprio per le sue diversità rispetto a quelli precedenti. Mi è sembrato un modo per sancire un passaggio di consegne, anche cinematografico, tra il compianto autore Stieg Larsson e David Lagercrantz. Personalmente lo ritengo un bel film che consiglio non solo a chi è appassionato della trilogia “Millennium” ma anche a coloro che amano il thriller in genere.

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