Fat Mattress: “Fat Mattress” (1969) – di Pietro Previti

Non deve essere stato facile per Noel David Redding. Scendere dal tetto del mondo ad appena ventitré anni, dopo avere fatto parte di uno dei gruppi più celebrati ed innovativi degli anni Sessanta. Non ci fossero stati quei tre fuoriclasse dei Cream, tre geni assoluti della musica che rispondevano ai nomi di Eric ClaptonJack Bruce e Ginger BakerThe Jimi Hendrix Experience sarebbe stato, semplicemente, il “Trio” per antonomasia. Tre anni appena, ma vissuti in maniera incredibilmente intensa a partire da una sera del 1966 dopo che  Chas Chandler, bassista degli Animals, al termine di un provino scelse Noel per entrare a fare parte di un trio epocale. Unica condizione era quella di non poter suonare più la chitarra, suo strumento d’elezione, dovendosi occupare solo del basso elettrico. Già, perché quel trio un chitarrista l’aveva già, un americano proveniente da Seattle, tale James Marshall “Jimi” Hendrix. Uno, per intenderci, che avrebbe fatto la Storia del Rock. Il guitar-hero per eccellenza, il “mostro” con il quale tutti i successivi manici, aspiranti o provetti, avrebbero dovuto fare i conti. Certo erano proprio forti ed affiatati Noel David Redding, nato proprio il giorno di Natale del 1945, e Mitch Mitchell, il batterista degli Experience. Con quelle acconciature afro e gli abiti flower-power sembravano i gemelli di Jimi Hendrix. Insieme formavano una sezione ritmica strepitosa ed innovativa. I tre anni con Hendrix furono irripetibili. La formazione toccò vette elevatissime, praticamente ineguagliabili, a partire dal primo singolo Hey Joe pubblicato nel 1967. Are You Experienced” sempre del 1967, primo LP degli Experience, è semplicemente l’album che non può mancare in nessuna discoteca rock che si rispetti. Certo era molto stressante seguire Hendrix, le sue manie di perfezione in studio e gli eccessi per abuso di stupefacenti, i tour infiniti, con date che spesso prevedevano due set al giorno, e gli assedi asfissianti di fans adoranti e groupies ad aspettarli in ogni città. Almeno fino a quel 29 giugno 1969, al termine dell’esibizione al Denver Pop Festival, quando Noel decise di non poterne più degli Experience, dedicandosi esclusivamente ai Fat Mattress. Le strade tra Noel e Jimi avevano preso a dividersi già durante le registrazioni del terzo album, Electric Ladyland” (1968). Troppi gli ospiti in studio, troppi i provini per singolo brano, troppe le tensioni e le liti, troppo tutto, insomma. Alla fine anche lo storico manager Chandler aveva deciso di gettare la spugna e di cambiare aria. Hendrix non era più facilmente gestibile e, certamente, Noel dovette rimanere piuttosto male quando apprese che Jimi, non soddisfatto, aveva iniziato a registrare anche alcune parti di basso elettrico in sostituzione delle sue. Non bastasse, venne a sapere che a breve Hendrix avrebbe allargato anche la line-up della band. E’ in questo contesto che il bassista inglese iniziò a pensare a qualcosa di diverso, una strada alternativa al percorso con gli Experience che appariva prossimo al capolinea, almeno come trio. Inoltre Redding voleva tornare a suonare la chitarra, elettrica o acustica che fosse, e dare spazio alle sue qualità di compositore, pressoché negategli negli Experience. Per prima cosa iniziò a recuperare il rapporto con un amico di vecchia data, il cantante Neil Landon, anch’egli proveniente dall’area di Folkestone, Kent.  Landon  a quei tempi faceva parte dei Flower Pot Men, autori di un singolo di successo nel 1967, quel  Let’s Go To San Francisco con cui la band riuscì ad arrivare fino alla quarta posizione della classifica dei singoli in UK. Band da one shot single”, purtroppo. Guarda caso, proprio in quello stesso momento anche Landon aveva necessità di dare una svolta alla propria carriera musicale. Reclutati altri due musicisti di provate capacità provenienti dal complesso di Engelbert Humperdinck, il bassista Jim Leverton (The Burnettes, The Walker Brothers, Cat Stevens) ed il batterista  Eric Dillon, il progetto Fat Mattress poté dirsi formato già sul finire del 1968Noel Redding in quel periodo si trovò a fare parte di entrambi i gruppi, affiancando al ruolo di bassista negli Experience, anche quello di chitarrista, voce e compositore nei Fat Mattress. Il ruolo di Redding fu provvidenziale per gli inizi della neonata band. I rapporti con Hendrix non erano ancora del tutto incrinati e Chandler era sempre in cerca di qualche nuova band da promuovere. Fu così che il gruppo, dopo appena qualche timida uscita e grazie ai buoni uffici di Chandler, ottenne un contratto con la Polydor Records, sulla scia della notizia che avrebbe fatto da spalla agli Experience durante il tour promozionale di Electric Ladyland” negli US. La rottura definitiva tra Hendrix e Redding portò all’inevitabile esclusione di Noel dall’annunciato Festival di Woodstock. Come detto, il chitarrista di Seattle cercava altre soluzioni; appariva più interessato al funky ed alla musica nera che all’hard-blues di matrice psichedelica. Jimi era in cerca di un chitarrista ritmico e qualche percussionista. Lo stesso Mitch Mitchell, drummer veramente straordinario, dovette lasciare il posto al sopravveniente Buddy Miles e, a quel punto, lo storico Trio cessò definitivamente di esistere. Ci pensò la Polydor a mettere le cose a posto. Immise in vendita il primo ed omonimo album dei Fat Mattress proprio il 15 agosto del 1969, data che coincideva con la giornata inaugurale  della storica ed epocale kermesse musicale. Non solo. Alla band di Folkestone fu offerta l’opportunità, appena due settimane dopo, di apparire al secondo Festival dell’Isola di Wight davanti ad una platea di oltre 150.000 spettatori, figurando in un cartellone spettacolare che aveva come attrazioni principali The Who e Bob Dylan, che ritornava su un palco dopo l’incidente motociclistico avvenuto tre anni prima. I Fat Mattress sono stati un gruppo vero, da non intendersi assolutamente come “la band di Redding”. Hanno avuto il solo torto di non crederci fino in fondo, colpa in parte ascrivibile allo stesso Redding che abbandonerà già a dicembre, visto l’andamento deludente delle vendite ed il conseguente annullamento di un tour americano di trenta date dopo solo le prime cinque serate. Per Noel era arrivato il momento di rimettersi in gioco con un altro trio, quello dei Road. Probabile che l’avere eccessivamente diversificato gli stili delle canzoni presenti nell’album di debutto possa aver fatto considerare i Fat Mattress non particolarmente originali o, per certi versi, copia leggermente  sbiadita di altri complessi coevi inglesi. Nei Fat Mattress si ritrova un blend caratterizzato da sonorità Traffic e Cream, Family e West-Coast oriented, queste ultime proposte forse nella speranza di aprire le porte delle charts americane. L’album originale contiene dieci canzoni per un totale di 36.30 minuti. All Night Drinker, brano d’apertura, richiama apertamente il gruppo di Stevie Winwood. L’accostamento è inevitabile stante la presenza di Chris Wood al flauto e l’inserimento di ricercate armonie vocali. Con I Don’t Mind i Fat Mattress si rivolgono già al mercato americano: sembra di ascoltare i Lovin’ Spoonful in acido… è il primo dei pezzi a firma della coppia Landon-ReddingBright New Day è invece composta dal duo Landon-Leverton. Il gran lavoro di Redding all’acustica ed un convincente accompagnamento ritmico, rendono questo brano il primo capolavoro del disco, dagli aromi dichiaratamente folk-rock. Su un versante leggermente più involuto, che pare rimandare al beat, Petrol Pump Assistant è un brano ben eseguito ma sostanzialmente fuori contesto con quelle atmosfere degne di un’outtake dimenticata dei Moody Blues. A chiudere la prima facciata, Mr. Moonshine, altro gran pezzo composto da Landon-Redding. L’intermezzo jazz proprio a metà del brano, impreziosito dal dinamico dialogo tra basso elettrico e batteria, conferma che il progetto era meritevole dell’attenzione di Chandler e della stessa PolydorMagic Forest è il singolo dell’album, hit che all’uscita ebbe grande successo in Olanda. In parte debitore dei Cream, per altra invece dei Family, è un grandissimo brano che avrebbe dovuto indicare la strada maestra da seguire da lì in poi. Mitch Mitchell offre un cameo alle percussioni. In coda proponiamo una notevole versione al Beat-Club, il mitico programma di  Radio Bremen TV. Raffinato songwriter, Neil Landon si ritaglia uno spazio tutto suo con She Came in the Morning. Per questa canzone l’unico accostamento possibile, anche per il timbro della voce adoperato, è quello ai lavori di Tim Rose. Con i successivi due brani del LP Redding si prende una discreta rivincita con Hendrix, che non aveva mai troppo creduto nelle sue qualità di compositore. Everything’s Blue è un vivace hard-blues strutturato sulle trame di un vibrafono. Walking Through A Garden è una delicata nenia psichedelica, dall’incedere leggermente ottuso, aperta da un clavicembalo sognante ben suonato da Leverton. Con How  Can I Live,  dolcissima sinfonia psichedelica ed ultimo brano cofirmato da Landon e Redding, Noel & Co. si avviano alla conclusione del disco. Il brano, oltre ad essere il più lungo della raccolta, ben si presterebbe a figurare in una playlist rappresentativa di una stagione altrimenti irripetibile quale quella dei Sixties. Ragguardevole è anche la copertina dell’album curata da Gered Mankowitz, noto fotografo già alla corte di Stones e dello stesso Hendrix. I Fat Mattress con i nuovi Steve Hammond alla chitarra e Mick Weaver alle tastiere, con Noel ospite solo in qualche brano, pubblicarono anche un secondo album. Fat Mattress II” (Polydor 1970), si dimostrò un lavoro più debole del precedente ed alla band non restò che  sciogliersi definitivamente a fine 1970.

Noel Redding: Electric,  Acoustic Guitars, Bass, Hammond Organ, Vocals. Neil Landon: Vocals, Percussion. Jim Leverton: Bass, Electric guitar, Hammond Organ, Harpsichord, Vocals. Eric Dillon: Drums,Tuned Percussion. Additional Musicians: Mitch Mitchell: Percussion. Chris Wood: Flute. Jimi Hendrix: Percussion.

1. All Night Drinker (Neil Landon, Jim Leverton) – 3:18. 2. I Don’t Mind (Neil Landon, Noel Redding) – 3:51. 3. Bright New Day (Neil Landon, Jim Leverton) – 3:48.  4. Petrol Pump Assistant (Neil Landon, Noel Redding) – 3:01. 5. Mr. Moonshine (Neil Landon, Noel Redding) – 4:04. 6. Magic Forest (Neil Landon, Jim Leverton) – 3:05. 7. She Came in the Morning (Neil Landon) – 3:47. 8. Everything’s Blue (Noel Redding) – 2:50. 9. Walking Through a Garden (Noel Redding) – 4:20. 10. How Can I Live (Neil Landon, Noel Redding) – 4:26.

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