Fascisti su Barcellona – di Maurizio Fierro

Mettiamo subito le cose in chiaro: non siamo dalle parti della satira distopica alla “Black Mirror”, come nel film “Fascisti su Marte” di Corrado Guzzanti; né si vuole far cenno all’indipendenza della Catalogna, ipotizzando magari un blitz madrilista per rapire Lionel Messi. No, niente di tutto questo. Piuttosto, avete mai sentito parlare di Giulio Douhet? Fatevi un giro in rete. Troverete questo esimio generale descritto come un grande teorico del cosiddetto bombardamento strategico. Suo è “Il Dominio dell’Aria”, un saggio del 1921 che, guarda caso, ebbe enorme successo. Dopo l’esperienza nel conflitto italo-turco e terminata la Grande Guerra, il Nostro ha una rivelazione; si convince che gli aerei debbano rappresentare l’arma con cui paralizzare un paese nemico distruggendo i centri di produzione e approvvigionamento, sottoponendo la popolazione civile a una minaccia costante, con la conseguenza di schiacciarne qualsiasi resistenza materiale e morale. Nel 1929, diventato generale, vivendo in una sorta di tempo proattivo afferma: “L’obiettivo della lotta bellica è cambiato: non è già la forza dell’avversario, ma la resistenza morale della nazione nemica (…) su di questa cadranno i colpi più micidiali (…) si scatenerà una spaventosa corsa al massacro”. Niente male, no? Se vivesse la nostra contemporaneità probabilmente Douhet avrebbe una posizione da trend topic su Twitter. Novant’anni fa il nostro generale si limitò invece a sdoganare ufficialmente quelli che oggi conosciamo come gli «effetti collaterali» della guerra sulla popolazione civile, con uomini, donne e bambini a subire in prima persona le conseguenze devastanti di bombardamenti o attacchi terroristici… ma sì, qualche casino qua e là, che ci vuoi fare? Al massimo si discute, senza troppa convinzione, se le sofferenze dei civili (numero di morti, feriti, sfollati, senza tetto), siano «proporzionate» all’evento bellico in corso, ben sapendo che in ogni caso non ha alcun significato parlare di proporzione. Oppure salta fuori qualche risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che stabilisce una tregua… ma torniamo al tema. Con il titolo di questo articolo dalla satira amara, si vuole far cenno alla Guerra civile spagnola. Allora entriamo in argomento e, come in un ideale macchina del tempo di Wells, torniamo al 1936, e ci concediamo solo poche righe per una breve contestualizzazione storica. Giusto per ricordare l’ondata popolare che pose fine alla monarchia di Alfonso III nel 1931; i cinque anni di tentativi riformisti della Repubblica: dalla riforma agraria alle politiche educative per contrastare la piaga dell’analfabetismo, dalla separazione della Chiesa dallo Stato al riconoscimento del voto delle donne; per arrivare, infine, al 18 luglio 1936, quando un settore dell’esercito appoggiato dalla Chiesa, dalle forze reazionarie e da una parte della popolazione, si ribella alla Seconda Repubblica Spagnola e, sotto la guida del generale Francisco Franco, conquista il controllo di buona parte della penisola dando il là a una guerra civile che dura quasi tre anni. Un piccolo laboratorio degli orrori in cui, per la prima volta nel corso del secolo breve, si contrappongono le forze fasciste con quelle antifasciste provenienti da tutte le parti del globo… ma è anche il primo conflitto armato in cui l’aviazione riveste un ruolo decisivo, e i ripetuti bombardamenti che colpiscono la zona repubblicana inaugurano un nuovo modello di scontro bellico, nel quale la popolazione civile diventa il bersaglio da colpire. Se la Germania di Hitler aiuta Franco con la “Legion Condor”, che dispone di 277 aerei, Mussolini contribuisce con l’Aviazione Legionaria e 764 aerei; una potenza smisurata se si pensa che le forze aeree della Repubblica possono contare solo su alcuni bombardieri francesi e, soprattutto, sovietici. L’articolo 22 del trattato dell’Aia sul diritto internazionale in tempo di guerra del 1927 proibisce il bombardamento aereo con l’obiettivo di terrorizzare la popolazione civile; ma che importa? La Catalogna diviene l’obiettivo principale delle bombe fasciste (anche se grazie a Pablo Picasso, il mondo si indignò soprattutto per il bombardamento della basca Guernica); in particolare, lo diventa Barcellona, capitale di tre governi repubblicani: quello centrale, quello basco e quello catalano. Stabilitasi nella base di Pollença, nell’isola di Maiorca, la nostra aviazione ci dà dentro con gli aerei Savoia S-79 e S-81, ciascuno con un carico di 1000 chilogrammi di bombe. Poi, dopo che già nel gennaio del 1938 i bombardamenti su Barcellona provocano 600 vittime culminando nell’attacco alla chiesa di Sant Felip Neri, che causa la morte di 42 persone, fra cui molti bambini, nel marzo di 80 anni fa ecco il clou: Mussolini ordina la partenza di quaranta velivoli a cui sono state cancellate le insegne militari a Guidonia. Viene inviato un telegramma al generale Velardi, capo dell’aviazione italiana in Catalogna, firmato dal ministro degli esteri Ciano, uno che di bombardamenti se ne intende, avendoli già collaudati sulla popolazione civile in Etiopia. In tre giorni, dal 16 al 18 marzo, gli attacchi degli aerei fascisti provocano più di un migliaio di vittime. L’impatto delle bombe su un camion carico di esplosivo davanti al cinema Coliseum, in Gran Via de les Corts Catalanes, causa una deflagrazione così forte che la stampa internazionale ipotizza che si tratti di una nuova bomba ad alto potenziale fatta costruire da Mussolini. Alla fine del conflitto lo spionaggio attivato dalla cosiddetta Quinta Colonna (l’espressione che indica la presenza di un gruppo organizzato clandestino in un paese per conto del nemico, coniata dal generale franchista Mola nel 1936) tenta di cancellare le tracce dei bombardamenti, specie quelli alla chiesa di Sant Felip Neri, considerando i fori sulle mura come causati dalle fucilazioni dei repubblicani. Segna un punto di svolta nei conflitti aerei, la Guerra civile spagnola. Se i primi bombardamenti hanno avuto un ruolo secondario nella Grande Guerra, è proprio in Spagna che l’uso dell’aviazione apre nuovi scenari per un differente modello di confronto bellico, con la popolazione civile obiettivo sensibile degli aggressori. Da allora, in un crescendo rossiniano di intensità, assistiamo al fiorire dell’industria aerea; al ruolo strategico dell’aviazione nel corso della Seconda Guerra Mondiale, con il bombardiere Boeing B29 ribattezzato “Enola Gay” e la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki; alle prime bombe cosiddette intelligenti degli Stati Uniti durante il conflitto del Vietnam; ai bombardamenti nella guerra del Golfo del 1991, e a quelli su Sarajevo e Srebrenica nel quadriennio 1992-1996; a quelli nella guerra in Iraq del 2003; agli attacchi col fosforo bianco contro la popolazione palestinese da parte di Israele; per finire all’attuale dramma siriano, con i bambini soffocati dalle bombe al cloro lanciate prima a Homs e Aleppo, poi a Ghouta. Un’escalation niente male… ma la prima teorizzazione di questa logica inumana fu quel testo del 1921, “Il Dominio dell’Aria”, e a nulla sono valsi i timidi passi in avanti fatti dal diritto internazionale per proteggere la popolazione civile e impedire la violazione degli usi e convenzioni di guerra negli ultimi cinquant’anni. A Giulio Douhetprecursore di tutto questo orrore è intestata la Scuola Aereonautica Militare di Firenze.

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