Fabrizio De Andrè: “La Domenica delle salme” (1990) – di Riccardo Panzone

La Domenica delle salme di Fabrizio De Andrè, scritta a quattro mani con Mauro Pagani, esce nel 1990 all’interno del Long Playing “Le Nuvole” al fine di invadere le coscienze quale lungo viaggio allegorico, relativo al silenzio civile del nostro presente. De Andrè racconta, attraverso una serie di suggestioni, il colpo di stato silente ed indotto di cui è vittima tutta la società occidentale ad opera del “Leviatano” transfrontaliero politico ed economico
La domenica delle salme non si udirono fucilate, il gas esilarante presidiava le strade, la domenica delle salme si portò via tutti i pensieri”. 
Il potere, come le religioni, non ha bisogno e non vuole teste pensanti, troppo ostiche, troppo difficili da gestire; pretende e si nutre di automi lobotomizzati che non si occupano della sostanza delle cose, lasciando al potere stesso ogni attività decisoria. Nel giorno de La Domenica delle salme, allora, nessuno sentirà nell’aria metaforiche fucilate perché, nel frattempo, qualcuno avrà sparso gas esilarante per piazze e vicoli… a chi potrà mai interessare se in Grecia il popolo, vessato dalla Troika, ha fame e si ribella quando in TV c’è Juve – Napoli o la finale del Festival di Sanremo? Daranno la notizia il lunedì dopo, o meglio ancora non la daranno affatto. 
“Il ministro dei temporali, in un tripudio di tromboni, auspicava democrazia con una tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni: voglio vivere in una città dove all’ora dell’aperitivo, non vi siano spargimenti di sangue o di detersivo”. 
Il potere, tuttavia, sarà pronto ad enfatizzare ogni minima concessione di apparente democrazia e partecipazione veicolata che si interromperà bruscamente quando le ingerenze si spingeranno troppo oltre e, nel momento esatto in cui qualsiasi critica o forma di protesta diverrà ingombrante, lo stesso governo farà leva sul necessario ripristino dell’ordine delle cose: che nessuno si azzardi ad infastidire l’aperitivo” in paesi e città, con proteste, manifestazioni o domande inopportune.

“La domenica delle salme, gli addetti alla nostalgia accompagnarono tra i flauti il cadavere di utopia;
la domenica delle salme fu una domenica come tante, il giorno dopo c’erano i segni di una pace terrificante”. 
Nulla è più pericoloso del silenzio e della paura dei liberi; per legge di natura non vi è più grande peccato che tacere dinanzi all’iniquità sociale: la pace sociale terrificante” per De Andrè va considerata un elemento negativo della storia, poiché essa è il preludio della morte civica di una Nazione. Ciò rappresenta, del resto, quello che le antiche Polis hanno insegnato al mondo intero: un vero cittadino è un cittadino libero, un cittadino informato e istruito, critico e “rompicoglioni”, un cittadino che s’incazza quando serve sparando metaforiche fucilate di parole grevi e sensate e spargendo il sangue della critica, un cittadino cosciente del fatto che, come insegna Jean-Jacques Rousseau, il governo governa per gentile e revocabile concessione del popolo.

“La domenica delle Salme “(…) è la descrizione lucida e appassionata del silenzioso, doloroso e patetico colpo di stato avvenuto intorno a noi senza che ci accorgessimo di nulla, della vittoria silenziosa e definitiva della stupidità…..della sconfitta della ragione e della speranza”. (Mauro Pagani).

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