Ezio Bosso: “Clouds, The mind on the (Re)Wind” (2016) – di Marina Marino

Quella mattina il cielo si era svegliato turchese, sembrava accarezzare le chiome degli alberi verdi, gli spigoli dei tetti dei palazzi a colori, ma Luca non riusciva a staccare gli occhi dalle sue scarpe. Blu. Con i lacci. Aveva undici anni quasi dodici e quelle erano le prime scarpe senza strappo. Aveva allacciato da solo, sua madre aveva solo guardato, gli aveva detto e mostrato come si faceva, ma aveva fatto tutto da solo. Per la prima volta. Finalmente. Quanti sono i giorni importanti nella vita di un uomo? Quelli che segnano una pietra miliare, una tappa, un limite superato? Diversi per ognuno, suppongo. Per Luca quello era un giorno di quelli. Ora il nodo lo sentiva in gola.
Forse quella mattina sarebbe andato tutto bene, nessuno lo avrebbe preso in giro, tormentato, o, quasi peggio, ignorato. Forse suo fratello minore nell’intervallo non avrebbe dovuto prendere a capate in bocca, sorry, testate sotto il mento, ragazzini che erano il doppio di lui per difenderlo, costringendolo ad odiarlo un pochino. Sua madre non sarebbe stata convocata dalla preside per ascoltare con impotente frustrazione, quello che sapeva già. Luca varcò il portone della scuola, alle scarpe aveva il doppio nodo, nessun timore che si slacciassero. E anche se fosse? Sorrise, le avrebbe riallacciate e continuato a camminare. Saltando fossi, scansando massi, ma avanti, da solo. Sì, quella mattina sarebbe andato tutto bene. Se non quella, un’altra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: