Exmagma: “Exmagma” (1973) – di Alessandro Gasparini

Per un poco più che trentenne come il sottoscritto, dire Germania e Rock insieme porta immediatamente alla memoria nomi come Scorpions, Rammstein o Nina Hagen. Nomi di tutto rispetto ci mancherebbe, ma per mia fortuna ho avuto degli input grazie ai quali, e grazie anche alla mia curiosità, il primo pensiero che associo alle due parole è Krautrock. Più che un genere musicale, un vocabolo composto che racchiude in sé un vasto universo pieno di band e artisti che hanno avuto fortune alterne. Basti sapere che le coordinate temporali sono tra le fine dei sessanta e la metà dei settanta, quelle geografiche corrispondono alla ex Repubblica Federale Tedesca (o Germania Ovest che dirsi voglia). Gli stili che ricadono sotto il cappello kraut sono i più disparati, trai quali rock psichedelico e progressive, elettronica, musica cosmica, blues, jazz rock e avanguardie minimali e ambient.
Un contesto musicale, in parte legato culturalmente ai
movimenti studenteschi del 1968, che non lasciò insensibile David Bowie durante il periodo vissuto in Germania. Infatti le influenze di questo variopinto calderone hanno dato i loro frutti nella produzione della trilogia berlinese del Duca Bianco, composta dal Low (1977), Heroes (1977) e Lodger (1979). Nomi di punta di questa corrente sono i Can (alfieri di una psych-ambient alquanto in anticipo sui tempi), i Neu e il loro “proto post-punk”, i Tangerine Dream con la neonata new-age, o ancora i comunardi Amon Düül e Amon Düül II, gli sperimentatori Faust e gli estremisti elettronici Krafttwerk. Vale la pena di ricordare anche gruppi, che pur avendo una discreta discografia, nel tempo sono rimasti all’ombra di questi mostri sacri. Esempi importanti come Guru Guru, Agitation Free, Triumvirat e Brainticket meritano sicuramente di essere ascoltati, soprattuto per la freschezza del loro sound invecchiato decisamente bene.
All’interno di questi
kraut minori c’è una band particolare per il suo stile fortemente influenzato dal jazz contemporaneo, ovvero gli Exmagma da Stoccarda. Si tratta di un trio dedito alla contaminazione tra l’avanguardia jazz e la psichedelia, per caratteristiche vicini ad altre band tedesche dedite alle medesime sperimentazioni come Embryo e Xhol Caravan. Il primo nome che i Nostri si erano attribuiti era Magma, il quale fu prontamente modificato non appena scoperta l’esistenza degli omonimi francesi capitanati da Christian Vander. La line-up degli Exmagma aveva in sé due membri tedeschi, ovvero Andy Goldner (voce, chitarre, basso, sax) e Thomas Balluff (voce, tastiere, tromba e flauto), più un componente statunitense, Fred Braceful (batteria), il quale aveva suonato in precedenza con il complesso jazz degli Et Cetera. Il loro primo album “Exmagmavenne dato alle stampe nel 1973, e fu subito una dichiarazione d’intenti riguardo ad una peculiare direzione tedesca al jazz rock. Sicuramente, si ripercorrono i passi già fatti dai britannici Soft Machine nel loro Third (1970), a causa del rumorismo e delle distorsioni acide che tentavano di estremizzare il discorso iniziato da Miles Davis in In a Silent Way (1969).
Non vi è però dubbio, dopo aver ascoltato i trentotto minuti del disco, sul carattere e sulla personalità dei tre. La
prima facciata si apre con The First Tune, tipica composizione articolata in diversi atti. Batteria, organo e basso conducono da subito l’ascoltatore in una jam psichedelica, la quale cede ben presto il passo and un breve interludio caratterizzato dal clarinetto distorto. Si conclude questa bizzarra suite (quasi lo-fi) con la sessione finale guidata dal timing funk della batteria. Tonjes Dream Interruption è l’occasione per volare ancora di più in divagazioni lisergiche, laddove il giro portante del basso ricorda RIders On The Storm dei Doors. Mentre il free jazz si impossessa del terzetto durante il vortice di Interessante Olé, Two Times è una rapida dissertazione sulle diverse facce che questo genere può assumere. Il primo minuto è infatti intriso di un approccio soul, e Goldner sembra riprendere le orme di Donald Byrd in Root Down (And Get It) di Jimmy Smith, ma poco dopo lo scoccare del secondo minuto lo spirito jazz rock detona in tutto e per tutto, anche per via della chitarra di frippiana memoria.
Archiviato il lato A si passa al
lato B, dove troviamo una pantagruelica traccia da diciannove minuti che occupa tutto lo spazio vinilico, e nella quale risiede un’autentica antologia del Krautrock. La seconda facciata è strutturata su tre sezioni: la prima, Trippin’ With The Birds, è un tappeto sonoro spaziale condito con versi di uccelli. Basta immaginare una foresta tropicale dove, oltre al cinguettare di svariati volatili, si possono udire sax, batteria e organo perfettamente dissonanti. L’ambientazione esotica va dissolvendosi in un crepuscolo magmatico dove gli strumenti si riorganizzano e ridefiniscono le rispettive priorità. In questo magma che prende il nome di Kudu l’iniziativa verso una direzione lineare viene presa da basso, che intreccia una serie di note decisamente familiari all’orecchio avvezzo al progressive. Sembra infatti di ascoltare una progressione simile a quella che John Wetton creerà l’anno successivo in We’ll Let You Know (1974) dei King Crimson, Il tutto coadiuvato da Braceful, che riempie la sezione ritmica con la batteria, e Balluff che si esibisce in maniera hendrixiana con l’organo.
Il finale conta i due minuti e mezzo di
Horny, ovvero il momento più solido e propriamente rock del disco. Un impasto vigoroso e lineare di tutti gli strumenti che farebbe pregustare un’ulteriore ed esplosiva estasi musicale, ma che invece termina con un rapido congedo affidato all’elegante stacco di batteria. L’avventura di Braceful e compagnia continuerà l’anno successivo con Goldball (1974), mentre Exmagma 3” del 1975 uscirà solo nel 2006. Un album, quest’ultimo, che segnerà un’attitudine più rock in virtù anche della presenza di brani cantati, trai quali Full Moon Again con la voce di Damo Suzuki (ex Can). Come molti artisti loro contemporanei, anche gli Exmagma eserciteranno una certa influenza sui successivi sviluppi del rock sperimentale. In particolare, verrano inseriti nella lista delle band preferite dal gruppo britannico Industrial/Dark Ambient dei Nurse with Wound, allegata al loro disco d’esordio Chance Meeting on a Dissecting Table of a Sewing Machine and an Umbrella (1979).

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