Eva Gaudenzi: “Parto: monologo di sola andata verso la maternità” (Teatro Studio Uno Roma) – di Gabriele Peritore

Aspettavo da tanto tempo l’occasione di vedere nuovamente in scena Eva Gaudenzi. Probabilmente sono passati sette o otto anni da quando l’ho vista l’ultima volta ma non ha importanza il tempo trascorso. L’ho sempre considerata un’attrice con eccellenti doti interpretative e mi mancava la sua carica espressiva dal vivo. Eva ha studiato alla scuola di Fiorenzo Fiorentini, ha vinto anche dei premi per le sue qualità ma, poi, per un po’ si è allontanata dal teatro, il suo habitat più congeniale. Non c’è stato niente di particolare che l’abbia tenuta fuori; semplicemente la vita, con il suo naturale incedere, i sentimenti, il lavoro e, soprattutto, quel periodo dell’esistenza di una donna in cui a prendere il sopravvento è il desiderio di mettere al mondo dei figli, di diventare madre, di procreare. Di creare vita. Eva, infatti, oltre tutto il resto, ha dato alla luce due splendidi bambini. Proprio da queste due esperienze di maternità così totalizzanti , coinvolgenti e sconvolgenti, le è nata l’idea di scrivere un testo su quell’atto fondamentale che è il parto. Ha avuto la possibilità di vivere quel processo di metabolizzazione interiore che le ha fornito lo spessore necessario per far nascere anche lei come autrice. Un doppio parto, quindi, uno fisico e uno interiore… perché questo probabilmente è il primo vero lungo monologo scritto interamente da lei. Finalmente, il 22 febbraio di questo anno, ho avuto l’opportunità di vederla di nuovo in scena al Teatro Studio Uno di Roma, con il suo testo: “Parto: monologo di sola andata verso la maternità”. Una scenografia minimale, quasi totalmente vuota: un’anonima sedia, una palla per gli esercizi preparto e un riflettore puntato su di lei. Eva si assume la responsabilità enorme di accentrare tutta l’attenzione su di sé. Ci riesce con grande esperienza, senza alcuna difficoltà. In maniera molto naturale è lei a riempire i vuoti della scena, a colorarli con immagini e ambientazioni diverse man mano che il racconto va avanti. Attraverso le sue parole, in quelle pareti buie, vivono i colori di un appartamento, dell’isola Tiberina sul biondo fiume romano, dei vari spazi dell’ospedale. La tensione emotiva, scandita dai tempi delle battute, non cala mai, coinvolti per tutti i quarantacinque minuti dal resoconto dettagliato di una donna che vuole diventare madre e finalmente ci riesce. La descrizione degli avvenimenti non scade mai nel sentimentalismo e non si arrovella in forzati risvolti morali. La gravidanza è quella che è… non una magia, non un miracolo, non uno stato di elevazione suprema… è uno dei momenti più importanti, esaltanti e paurosi, di una donna e della sua creatura. Eva autrice (ed Eva attrice) tira fuori tutta la sua verve comica, quel suo caratteristico aspetto che le appartiene anche nella vita reale. Perché ce ne sono parecchi episodi, durante il percorso per diventare madre, che possono essere raccontati in maniera ironica e rendere ancora più empatica l’interazione con il pubblico, strappando sorrisi e risate nelle varie situazioni. Sa anche mettere in risalto la sua attenzione per i dettagli, perché ogni scena narrata trasporta il pubblico in quel contesto come se lo vivesse veramente. Sa sottolineare le sue doti espressive, come soltanto una vera autrice sa e può fare. Soprattutto, riesce a veicolare, la sua sensibilità di madre, senza esagerazioni… ma con la consapevolezza che una donna, in quel momento fatidico del parto, anche se ha il compagno vicino, anche se tutto il mondo è solidale con lei, in quel momento… comunque è sola, sola con se stessa e deve affrontare il flusso ondulatorio delle doglie come un marinaio affronta una tempesta in mezzo al mare. Tutta l’umanità, tra l’altro, passa attraverso questa tempesta… e da gran timoniere Eva sa guidare gli spettatori nel crescendo delle emozioni. Ho avuto il piacere di ritrovare una vecchia e nuova Eva Gaudenzi, ironica, sensibile e attenta. Naturale e intensa. Con una neonata energia superiore che le permette di indirizzare tutto l’amore che possiede verso la sua creatura… e questo spettacolo è una sua creatura.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *