Eugenio Bennato: La “resistenza rivoluzionaria” – di Salvatore Di Noia

La musica di Eugenio Bennato non è mai banale. Suoni mediterranei del profondo Sud che accompagnati da musicanti di Marocco, Mozambico, Calabria, Puglia e Campania, vedono intrecciarsi lingue e dialetti del mondo creando quella consonanza di voci e di strumenti in accordo tra loro e grati sia alle orecchie che al cuore. Voci inebrianti e dolci melodie che nelle notti d’estate rendono ancora più forte il legame con la propria madre patria… il SudBello e dannato il Sud, spesso ce lo hanno raccontato in malo modo, distorto direi, come quando fu unificata l’Italia. E Millecon i suoi garofani strappati, ne costituisce la degna rappresentazione storica, un riassunto risorgimentale tra fatti e misfatti piemontesi in terra meridionale. La musica di Bennato, con i suoi testi partigiani, racchiude un orgoglio meridionale ed una storia dimenticata, sicuramente da riscrivere, in cui trovano spazio le vicine melodie mediterranee assimilate al Sud Italia nel corso del tempo. 
Nei concerti si spazia in lungo ed in largo da Oriente ad Occidente, con canzoni che narrano di martiri come Neda Salehi Agha-Soltan, uccisa durante le proteste post-elettorali che hanno fatto seguito alle elezioni presidenziali iraniane del 2009 e duramente represse dalle autorità. Testi che poeticamente affrontano la questione libanese come il dramma trentennale della sua capitale, in Canzone per Beirut. Melodie che narrano di briganti e brigantesse come Ninco Nanco, il simbolo della repressione indiscriminata che “fece l’Italia” nel decennio successivo all’Unità, sterminando i briganti per spostare l’attenzione dai fatti veri quali lo spostamento dell’economia dal Sud al Nord Italia. Altrettanto splendide sono le parole in Il sorriso di Michela, dedicata a Michela De Cesare, la brigantessa uccisa ed oltraggiata dagli invasori settentrionali. “Tu che stai lì / prigioniera / perché sei donna del Sud / Così bella / così fiera / nella consapevolezza / Che più forte del brigante non può esserci che la sua brigantessa”… e poi, dopo Grande Sud, Sponda Sud, Da che Sud è Sud…. arriva la Taranta. Taranta Power, uno dei brani di maggior successo che dà il titolo all”omonimo album e arriva in Marocco, in Turchia e Tunisia e ci narra che la TarantaÈ quella musica che tu / All’ìmprovviso sentirai / È il ballo che non finisce mai / È il passo che dovrai imitare / Per liberarti del male d’amore / Così ballando meridionale / Comme na taranta ca te pizzica lu core”
Una vera e propria terapia musicale verso quella sindrome isterico-culturale della tradizione popolare, la Taranta, causata dal morso del ragno, con suoni e ritmi che ti avvolgono avvicinandoti ad uno stato di trance frenetica… un vero e proprio “esorcismo musicale”. Da buon lucano non posso che emozionarmi sulle note di Brigante se more perché i briganti siamo noi. La Basilicata, da sempre trascurata ed isolata è ancora la regione più misteriosa ed anche più semplice. La grande dignità di un popolo così ignorato racchiusa nella ballata più famosa e ribelle. Ogni concerto si apre con un brano intitolato Il Mondo corre, una canzone che rappresenta la rivendicazione di una dimensione tipicamente meridionale: quella di andar lenti, piano, soffermarsi e guardarsi intorno, a testa alta, vivendo e respirando ogni attimo, con la consapevolezza che è possibile svincolarsi dalla velocità dei media e del mondo che ci circonda. E proprio la scoperta di svariate forme di resistenza, assume, dunque, un significato molto più profondo: significa acquisire la consapevolezza e i mezzi per la sopravvivenza della cultura di casa propria… e Napoli ne è la testimonianza assoluta per chi, come il Maestro, a Napoli è nato. “Napoli viene dalla Magna Grecia. Nonostante tutti i suoi problemi, resta una città stimolante e unica, lontana da ogni forma di arroganza del potere”, afferma… ed il suggello a cotanta bellezza arriva proprio sulle note di Napul’è, un omaggio all’eterno Pino Daniele
Eugenio Bennato è un Fisico, divenuto Maestro di musica connotata da un significato politico-poetico. Nel senso che tutta la musica che esprime è un fatto di Sud, è una questione meridionale. Rivoltando in positivo questa definizione che ha sempre avuto un connotato negativo, ogni sua indicazione musicale parte da un’affermazione: “(…) i grandi movimenti musicali ma oserei dire anche umani, vengono dal sud”. Concedendosi alla sua gente a fine serata, ed alla domanda sulla scelta di questa tipologia di musica, osserva: “Ho scelto di fare questo tipo di musica, perché ho creduto nella superiorità dei cantori del sud rispetto ai divi della musica leggera”. Difficile dargli torto, poichè nel suo intonare le melodie della sponda Sud del Mediterraneo, la musica etnico-popolare rappresenta un punto di forza straordinariamente rivoluzionario.

Foto e articolo di Salvatore Di Noia ©
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