Etta James: “The Montreux Years” (2021) – di Maurizio Celloni

Sono colpevole, lo confesso. A mia parziale discolpa posso solo dire che negli anni tra il 1970 e il nuovo secolo, ero alle prese con i problemi derivanti dal vivere, ma non per questo tali da giustificare una scarsa attenzione all’approfondimento della musica dell’anima, quella che parte dal Blues profondo ed arriva al Rhythm & Blues, al Soul, al Jazz. Mi limitavo ad ascoltare (ed acquistare) l’Hard Rock di Deep Purple, Led Zeppelin, il Blues Rock di Cream, Rolling Stones, insomma le Band che andavano per la maggiore. Ed ora che mi ritrovo in età matura, sono costretto a rincorrere gli artisti che hanno segnato un’epoca con la loro musica; scartabello gli scaffali più polverosi dei negozi: esistono ancora luoghi dove poter cercare vecchi vinili e spesso ne esco soddisfatto, con fasci di dischi sottobraccio. Da qualche tempo il mercato del vinile ha ripreso vigore, alimentato dalla curiosità di molti giovani, interessati alla riscoperta delle origini di stili musicali e di maestri, senza le deturpazioni di molta facile musica di consumo “usa e getta”. Alcune piccole etichette discografiche, a volte sezioni di “major” della musica, ripubblicano titoli storici rimasterizzando le matrici originali con tecniche sempre più innovative. Altre volte, ed è questo il caso, istituzioni storiche quale il Montreux Jazz Festival, aprono i loro ricchi archivi contenenti le registrazioni dei concerti susseguitisi negli anni, scoprendo tesori inestimabili di suoni, stili e interpretazioni uniche.
I primi due “special” pubblicati con la collaborazione della BMG dalla Fondazione di Claude Nobs, che cura la conservazione delle registrazioni dei concerti avvenuti nella città Svizzera, riportano le esibizioni di due grandi musiciste, poliedriche e complesse: Etta James e Nina Simone. L’argomento di questo articolo verte sulla sorprendente pubblicazione “Etta James: The Montreux Years” (BMG 2021). Etta James, nata a Los Angeles il 25 gennaio 1938 da madre afro-americana e padre bianco, è stata una formidabile cantante e una donna dal carattere spigoloso e apparentemente forte. Jamesetta Hawkins, il suo nome di battesimo, a cinque anni cantava nei cori gospel della chiesa, manifestando fin dalla primissima età notevoli doti canore. Nel 1950 con la madre si trasferisce a San Francisco dove conosce Johnny Otis che la lanciò nel mondo della musica, dapprima con una band femminile, The Creolettes e poco dopo in qualità di solista. Con la pubblicazione del suo primo album “At Last!” del 1960 (Argo Records dei fratelli Chess) si impone con la sua voce dal registro di contralto, ottenendo la consacrazione internazionale. Ha partecipato al Festival di Montreux in più occasioni: nel 1977, 1978, 1989, 1990, 1993 ed il doppio vinile raccoglie alcune interpretazioni dei suoi successi più significativi, accompagnata da musicisti formidabili, dalla tecnica ineccepibile.
Si inizia con Breakin’ Up Somebody’s Home, brano composto da Alan Jackson e Timothy Matthews, tratto dal concerto al Casino Montreux (quello che si incendiò durante la famosa performance di Frank Zappa da cui trassero ispirazione i Deep Purple per la loro Smoke In The Water). Evidenti le venature Soul e Rhythm&Blues del brano, i fiati incorniciano la potente voce di Etta e la sezione ritmica pulsa costantemente con misurata veemenza, mettendo a proprio agio il solista alla chitarra. Si prosegue con un pezzo di Otis Redding, I Got The Will, registrato il 12 luglio 1989. Etta James dimostra quanto sia potente la sua voce nel duettare con i fiati e con l’intera The Roots Band, che l’accompagnava nell’occasione, macinando note con fervore da Rock & Roll band. Le atmosfere si fanno più delicate nel successivo I’d Rather Go Blind di Billy Foster e Ellington Jordan, ballata in stile Soul nella quale aleggia l’anima di Janis Joplin per lunghi tratti del brano. Etta James sfodera una interpretazione da brividi, la sua voce ha una notevole dinamica con estensioni tonali che arricchiscono e danno colore al testo. Con A Lover Forever, scritta da Steve Goodman e James Frederick Knobloch, tratto dal concerto del 15 luglio 1993, il tema dell’amore viene cantato con una delicatezza unica, e la forte partecipazione emotiva di Etta James si coglie ad un ascolto attento. Gli strumenti sono appena accarezzati e creano un substrato di suoni quasi angelici. Altro brano notevole.
Il lato B del primo vinile inizia con Damn Your Eyes, scritta da Steve Bogart e Barbara Wyrick, una ballata dal forte sapore Soul nella quale la nostra Etta si diverte a stupire con improvvisi acuti, rochi al punto giusto, ad intervallare e sottolineare il tema del testo cantato con toni da crooner. Il brano, che alterna momenti di forte impatto sonoro a tratti dalla musicalità più soffusa, è tratto dal concerto del 12 luglio 1989 con la partecipazione della The Roots Band. Nel pezzo successivo il Funky entra prepotentemente con forza e ritmo incalzanti: Tell Mama, composto da Wilbur Terrell, Marcus Lewis Daniel e Clarence George Carter, registrato il 9 luglio 1977. In questo brano ancora una volta Etta James si manifesta con tutta la sua potenza vocale, nel pulsare incessante dell’ottima Band che l’accompagna. Basso e batteria picchiano ossessivamente, la chitarra ricama note attorno alla voce di Etta e la sezione fiati riempie ogni spazio dando spessore all’orchestrazione. Con il brano seguente, Running And Hiding Blues di J. Reed e W. Walker, tratto dal concerto del 18 luglio 1990, si percorrono le strade conosciute del migliore Blues di Chicago. Emerge un’armonica tra un vocalizzo dal tono vagamente strappato dalla Cantante ma con stile proprio del Boogie. Straordinario esempio di Bluescomediocomanda”.
Il primo vinile non può che terminare con un Rock & Roll, tratto dal concerto del 12 luglio 1989.
Something’s Got A Hold On Me, scritto da Pearl Woods, Etta James, Leroy Kirkland, si srotola sui piani gioiosi dello stile, figlio stretto del Blues. I giri aumentano e la chitarra svisa con piglio deciso. Inutile ripetere che le qualità vocali di Etta James sono esaltate nel pezzo, la forte personalità della cantante emerge da ogni vocalizzo, sempre al posto giusto nella miscellanea di strumenti utilizzati. Grande interpretazione che dimostra ancora una volta le elevate vette raggiunte da Etta. Il tempo di mettere sul piatto il secondo vinile e parte un cadenzato Beware, composto da Earl Randle e registrato il 15 luglio 1993. Si tratta di un Rock classico, ma Etta James lo rende unico con la sua possente voce da contralto, che qui richiama in alcuni passaggi lo stile di Koko Taylor, alternando urlati rochi a eterei momenti di armonia, anche usando il fischio e il respiro ansimante sul microfono (ricordate John Mayall in Room To Move?). E siamo a Come To Mama, brano scritto da Earl Randle e Willie Mitchell. Anche qui ci troviamo di fronte ad un pezzo dai forti connotati Soul, arioso e potente nel suo incedere da medio tempo e da pause quasi intime. Etta James è totalmente padrona della scena con i suoi acuti possenti e con l’enorme capacità di modulare la voce su registri diversi, ma questo è un tratto comune a tutti i brani. Come nei concerti degli artisti dalla lunga carriera, arriva il Medley: At Last / Trust In Me / Sunday Kind Of Love.
Etta si diverte a cantare, in questa registrazione del 12 luglio 1989, i suoi primi successi, con grande intensità e partecipazione emotiva, sua e nostra di ascoltatori devoti. In questa orchestrazione le tastiere e i fiati si prendono il proscenio, la voce e la musicalità soffusa ci fanno entrare in un night club dell’America pre-depressione, con il pianoforte bianco e i fiori consegnati alla cantante alla fine dell’esibizione. Champagne a fiumi, sigari e bombette appoggiate sui capelli impomatati degli ospiti. Anche questo è Etta James. E siamo all’ultimo lato del doppio vinile, forse quello, a parere dello scrivente, più coinvolgente, se possibile. Due brani di puro Blues chicagoano ed infatti la nostra Etta introduce il primo pezzo I Sing The Blues For You, di Earl T. Jr Bridgeman e Philip Wooten, tratto dal concerto del 15 luglio 1993, citando i grandi maestri del Deep Blues, John Lee Hooker, Muddy Waters, Jimmy Reed, Lightin Hopkins, nel lento incedere delle 12 battute classiche di basso, batteria, armonica e chitarra. All’improvviso si scatena un Boogie tiratissimo con fiati, chitarra e voce che esplodono alla gioia dei ritmi indiavolati. Il clima diventa davvero torrido e la voce sontuosa di Etta James comanda con piglio autorevole The Roots Band.
Eh sì, i Maestri citati possono ritenersi soddisfatti. Immagino i fortunati presenti all’Auditorium Stravinski di Montreux tutti in piedi a ballare forsennati al ritmo della musica e delle sferzate di pura adrenalina della James. Il doppio vinile si conclude nel migliore dei modi: Baby What You Want Me To Do (Encore), scritto dal grande Jimmy Reed, un blusone lento che rinconcilia con i mali del mondo. In questo pezzo Etta si supera nel cantare le note blue con toni accorati, accompagnata nel classico incedere delle 12 battute dalla splendida Band scelta per il concerto dell’8 luglio 1978. Armonica, chitarra e la sezione ritmica dalla precisione metronomica confezionano un Blues con i fiocchi che rimarrà a lungo appoggiato nel piatto di casa vostra. L’iniziativa di pubblicare le performances dei grandi artisti che hanno calcato le scene del Montreux Jazz Festival è lodevole e se i risultati sono così alti, non ci resta che aspettare con trepidazione le prossime uscite, anche per colmare i vuoti della mia personale discoteca.

Casino Montreux 9 luglio 1977: Klaus Doldinger – sassofono; Lew Soloff – tromba;
Rick Wakeman – tastiere; David “Fathead” Newman – sassofono; Brian Ray – Chitarra;
Richard Tee – tastiere; Steve Ferrone – batteria; David Lowrey – basso.
Casino Montreux 8 luglio 1978: Brian Ray – chitarra; Cash McCall – chitarra;
Tony Cook – batteria; Gene Dinwitty – sassofono; Fred Beckmeier – basso;
Bobby Martin – tastiere; Keith Johnson – tromba; Claude Nobs – armonica.
Casino Montreux 12 luglio 1989, 18 luglio 1990; Auditorium Stravinski 15 luglio 1993:
The Roots Band: Herman “Roscoe” Ernest III – batteria nel 1989 e 1990;
Donto James – batteria nel 1993; Ronnie Buttacavoli – tromba; Bobby Murray – chitarra;
Jimmy Pugh – pianoforte, organo nel 1989; Josh Sklair – chitarra;
Bobby Vega – basso nel 1989 e 1990; Richard Cousins – basso nel 1993;
Kraig Kilby – trombone; Donto Foster – percussioni nel 1989;
Richard Howell – sassofono nel 1989 e 1990; David Matthews – tastiere nel 1990 e 1993;
Donto James – percussioni nel 1990 – batteria nel 1993;
Claude Nobs – armonica nel 1990 e 1993; Sametto Dennis – cantante nel 1989.

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