Esiste un “Blues Made In Italy”? – di Emanuele Cinelli

Data la mancanza di interesse commerciale e il totale oscuramento in Tv e Radio sempre più privatizzate e monopolizzate, molti ignorano che da noi è vivo un fermento “Italiano” attorno alla musica Blues, genere dilagato invece, come fenomeno di massa negli Stati Uniti agli albori del Novecento, per esprimere il disagio sociale vissuto dalla comunità afroamericana, schiavizzata, truffata… emarginata per secoli. Purtroppo ancora oggi nelle cronache statunitensi emergono vicende di razzismo e crudeli esecuzioni a sangue freddo ai danni di giovani afroamericani… ma questa è un’altra storia.
Tornando in Italia… durante il periodo fascista ci sono state rare possibilità di ascoltare il Blues, che poi è arrivato dopo la dittatura e la guerra, a cavallo delle jeep dell’esercito a Stelle e strisce. Assieme alle tavolette di cioccolato, i jeans e le gomme da masticare, si materializzano  anche i primi dischi di gommalacca a 78 giri. Dal Rock’n’Roll al Blues, dal Jazz al Country, l’Italia viene invasa dalla musica del continente americano.
Si raccontano vere e proprie legende “metropolitane” – come quelle del litorale laziale, campano e abruzzese – ambientate durante gli sbarchi degli alleati liberatori, che parlano di marinai afroamericani armati delle loro chitarre di cartone e di quelle strane canzoni che cantavano… dal ritmo festoso che incantavano i giovani di allora, ancora storditi dai bombardamenti. 
Negli anni a seguire le mode in campo musicale si alternano e si avvicendano velocemente ma il Jazz e il Blues resistono nel tempo. Nascono le prime riviste specializzate, i circoli di appassionati, le trasmissioni radiofoniche dedicate… e tanti festival che ospiteranno migliaia di artisti internazionali, mantenendo sempre vivo l’interesse popolare per queste musiche.
Mentre il Jazz, in Italia, è passato dalle sale da ballo ai teatri più prestigiosi, rendendosi in certi casi anche sterile e accademico e perdendo i connotati di musica popolare, il Blues, proprio per questo suo ruolo minore, ha potuto consolidare la sua tradizione italiana con spirito originario. Negli ultimi anni c’è stato poi un cambiamento di rotta, anche grazie a quegli ostinati musicisti e giornalisti che hanno contribuito ostinatamente a diffondere il verbo.
Oggi, per questa felice tradizione, esistono e resistono iniziative popolari, centri sociali, collettivi, autoproduzioni e piccole etichette discografiche che continuano a diffondere Il Blues come musica popolare e di protesta, che tradizionalmente, anche da noi, ha cercato sempre di esprimere il disaggio sociale dei più emarginati.

A parte i grandi alfieri del Blues Italiano, come i compianti Pino Daniele e Roberto Ciotti, che hanno contribuito a modo loro – a volte con modalità eccessivamente commerciali  a mantenere un interesse popolare per la musica del diavolo, il lavoro grosso è stato fatto e continua imperterrito nel sottosuolo dagli appassionati, dai musicisti e dai giornalisti di settore rimasti per lo più nell’anonimato.
Hanno operato come piccole formiche, alimentando e divulgando quell’amore viscerale sempre vivo che magicamente si è rigenerato generazione dopo generazione. 
Oggi in Italia esistono numerosi Blues festivals – dei quali non faremo un elenco dettagliato – e alcuni possono vantare una storia  costellata da decine di edizioni.
Esistono anche realtà anagraficamente più giovani, come Blues Made In Italy”, animata da par suo da Lorenz Zadro, un giovanissimo musicista che, spinto dalla passione per questa musica dell’anima, decide di creare un evento – ormai alla sesta edizione – che in qualche modo riunisca le varie realtà sparse nel territorio nazionale, creando anche un ponte stabile con le terre d’origine del Blues. Lo scorso anno abbiamo partecipato alla quinta edizione del raduno nazionale di “Blues Made In Italy”. Le emozioni che abbiamo vissuto si sono sviluppate in un ambiente amichevole come lo stare in una piazza per uan rimpatriata con gli amici. Appassionati e collezionisti poi, hanno la possibilità di incontrare e dialogare con gli artisti, ascoltare dell’ottima musica, acquistare una cigar box o intrattenersi con un’ottima birra artigianale. Viste le vibrazioni positive vissute, abbiamo deciso di intervistare Lorenz Zadro per conoscere le novità dell’edizione di quest’anno.
Per prima cosa raccontaci… come nasce la tua passione per il Blues?
“Innanzitutto un caro saluto e un grazie agli amici di Magazzini Inesistenti per lo spazio che ci state concedendo. Sono nato nel 1985 e già nei primi anni d’età sono entrato a contatto con la musica grazie a mio padre, appassionato di rock-blues anni ’70. Da lì in poi ho iniziato autonomamente e inconsapevolmente, per mia curiosità, un “viaggio a ritroso”, che mi ha portato (ancora oggi e chissà per
quanto) a scoprire la musica delle radici e il Blues delle origini. Parallelamente ai tanti ascolti, anche se frammentariamente, ho coltivato i miei studi di chitarra, soprattutto in ambito Blues.”
Quali erano le tue aspettative quando hai creato “Blues Made In Italy”?
“Avevo fin da subito le idee abbastanza chiare sul progetto, ma negli anni non mi sono mai posto grandi aspettative. Uso spesso questo approccio per godere a pieno di ogni piccolo risultato raccolto nel tempo, giorno dopo giorno, con sorpresa e stupore.”

Fai tutto da solo?
“Per fortuna non sono solo! Ad oggi l’associazione no-profit Blues Made In Italy è ben strutturata. Io, Lorenz Zadro (sono fondatore e presidente), mi occupo di supervisionare e curare ogni aspetto della vita associativa in stretta collaborazione con tutti i membri del direttivo; Patrick Moschen (vice presidente) e Claudio Togni (consigliere) curano quotidianamente i rapporti con gli artisti  e gli espositori, sia in fase di organizzazione del raduno nazionale, ma anche per altri eventi e rassegne collaterali; Valter Consalvi (tesoriere) è l’affidabile contabile dell’associazione e, assieme a Matteo Sansonetto (consigliere), cura la gestione logistica degli artisti durante le manifestazioni; Francesca Castiglioni (consigliere) cura il settore fotografico attraverso il coinvolgimento dei tanti fotografi e videomaker accreditati agli eventi; Antonio Boschi (socio) titolare di Wit Grafica & Comunicazione, cura ogni parte grafica relativa a Blues Made In Italy ed è webmaster del sito dell’associazione www.bluesmadeinitaly.com.”

A Matera, ogni anno in estate, si svolge South Italy Blues Connection, un raduno molto simile al vostro per concetto, e sostenuto dall’associazione “Blues Made In Italy”. Com’è nata questa collaborazione? Ti occupi attivamente anche dell’organizzazione di quest’altro progetto?
“South Italy Blues Connection”, il cui abile organizzatore è il caro amico Rosario Claps, è nato e cresciuto quasi parallelamente a “Blues Made In Itay”. Possiamo tranquillamente affermare che entrambe le situazioni siano “gemellate”; questo per estendere più possibile il format di “Blues Made In Italy” agli artisti, agli appassionati e al pubblico del Sud Italia. Rosario in questi giorni sta facendo un grande lavoro poiché la prossima quarta edizione di “South Italy Blues Connection” si terrà nella Piazza dei Sassi di Matera nei giorni 20 e 21 giugno 2015.”
Lo scorso anno abbiamo partecipato alla quinta edizione del raduno nazionale “Blues Made In Italy” a Cerea (VR). La location dell’Area Exp è stupenda, il palco ben organizzato e con un’ottima mostra mercato dedicata agli strumenti musicali artigianali e al collezionismo di dischi. Abbiamo apprezzato anche l’idea della piccola sala dedicata alle jam session e il suggestivo palco esterno per le esibizioni in acustico. Quali saranno le novità di quest’anno rispetto alla scorsa edizione?
“La novità saliente del sesto raduno nazionale “Blues Made In Italy”, che si terrà a Cerea (VR) sabato 10 ottobre 2015, sarà lo svolgimento della manifestazione all’interno di un altro padiglione dell’Area Exp, quest’ultimo quasi tre volte più grande rispetto a quello delle precedenti edizioni. Questo ci darà la possibilità di avere maggior spazio da dedicare all’area espositiva che vedrà aumentare il numero degli standisti, divisi per festival, associazioni e media, artigiani costruttori di strumenti musicali artigianali e un’ampia zona dedicata al collezionismo. Non mancherà un’area meglio strutturata per le esibizioni in acustico, per le presentazioni di nuovi libri a tema e nuovi progetti dedicati al Blues.”
Forse per l’incertezza delle condizioni metereologiche, lo scorso anno avete scelto di svolgere la manifestazione tutta all’interno di un solo padiglione. Questo ha penalizzato un pò la parte dedicata agli stand espositivi, con difficoltà a testare gli strumenti esposti poiché era impossibile sovrapporre eccessivamente ulteriori suoni a quelli già emessi dall’impianto del palco principale… questo solo per sottolineare che nonostante l’ottima organizzazione gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo, dico male?
“Sinceramente non è stato questo il motivo, bensì una valutazione sul piano prettamente economico. L’ingresso all’evento è gratuito e l’associazione Blues Made In Italy non gode di alcun tipo di finanziamento pubblico. Pertanto, anche in questo, ho voluto fin da subito essere cauto, non rischiando di fare il passo più lungo della gamba. Per la prossima edizione, come detto sopra, la manifestazione si terrà in un padiglione molto più ampio e avremo un paio di grandi stanze in più a disposizione per tale uso. Se solo penso che la prima edizione l’abbiamo realizzata dentro un pub…”

Sappiamo che tutti gli artisti partecipano all’evento senza ricevere alcun corrispettivo in denaro per le loro esibizioni, ma ogni anno si prenotano sempre entusiasti e numerosi. Per motivi di tempistica però non tutti possono partecipare, come vi regolate per la selezione?
“La “selezione” degli artisti è sempre la fase che più ci duole. Ho appositamente voluto mettere “selezione” tra virgolette poiché non si tratta di una classica selezione per merito o come avviene abitualmente in un contest o talent show.
La fase di selezione, curata dallo stesso direttivo dell’associazione, con la collaborazione di alcuni organizzatori di importanti blues festival italiani, avviene sempre tenendo conto di diversi fattori quali la valorizzazione dei diversi generi di Blues, la rappresentazione più possibilmente equilibrata dell’intero territorio italiano in base alle Regioni di appartenenza degli artisti, la creazione di un mix equilibrato tra giovani proposte, “new entry” (rispetto alle passate edizioni), nomi consolidati del Blues Made In Italy e i grandi divulgatori di questo genere in Italia.”

Blues Made in Italy è media partner di tanti altri festival ed associazioni. Una in particolare, l’americana “Music Maker Relief Foundation”, si occupa anche dei problemi sociali della comunità afroamericana, promuovendo attività che vanno dal turismo sostenibile alla promozione dei prodotti discografici locali. Tu stesso promuovi “Travel For Fans”, realtà culturale creata per conoscere a fondo il Sud degli Stati Uniti. Cosa ci racconti a riguardo?
“Sì! “Travel For Fans” è un progetto nato per la realizzazione di viaggi alla scoperta dei luoghi e delle culture degli Stati Uniti che abbiamo sempre sognato ascoltando i vecchi dischi, leggendo libri e guardando film. Tutto questo per scoprire i luoghi natali del Blues, e di tutti i generi da esso influenzati come il soul, il rhythm’n’blues, il country, il bluegrass, l’old time, zydeco e jazz, che tutti insieme hanno poi dato vita al rock – il tutto stando a stretto contatto con interessanti realtà locali, soprattutto nel Sud degli Stati Uniti.
Per saperne di più: www.travelforfans.net/nostri-viaggi.”

Lorenz, quali sono i tuoi progetti futuri?
“Tra i progetti futuri ce n’è uno particolarmente imminente: tra poche settimane sarà online il Musicraiser (campagna per la prenotazione online) per il nuovo cofanetto commemorativo della scorsa quinta edizione di Blues Made In Italy ed European Blues Challenge. Quest’anno verrà realizzato un particolare box a tre supporti, contenente due CD con le riprese dal vivo estratte dai concerti di entrambe le manifestazioni e un DVD dal titolo “Blues Made In Italy 2010-2015: il film documentario”. Quest’ultimo (il cui trailer è già online), è stato realizzato grazie alla produzione esecutiva di VisualCam, e conterrà una suggestiva testimonianza dei vari raduni nazionali con un’ampia raccolta di immagini, esibizioni ed interviste agli artisti ed operatori del settore. 
Altra novità per la mia vita lavorativa, è la nascita di una nuova società, A-Z Blues s.a.s., fondata assieme a Davide Grandi (figlio di Marino Grandi, fondatore della rivista “Il Blues” – www.ilblues.org ) e Antonio Boschi (organizzatore e responsabile del festival Rootsway). A-Z Blues s.a.s. offre una struttura di appoggio e di consulenza a 360° nel settore musicale, nello specifico del Blues, per artisti, club, festival ed Enti nel settore dello spettacolo. Tutte le informazioni si possono trovare sul sito
www.a-zblues.com. Ancora grazie per lo spazio dedicato!”
Esiste un Blues Made In Italy? Crediamo di si, a meno che non abbiamo la testa di legno e il cuore di pietra. Da oltre 50 anni questa musica vive e si nutre nelle viscere della nostra Penisola, alimentata solo dalla passione come dalla precarietà, dall’amore per la gente e i luoghi meravigliosi teatro dei raduni come per il sogno che non muore mai. Il Blues vivrà per sempre nel mondo… almeno fino a quando la gente non smetterà di soffrire.

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