Erodoto Project: “Molòn Labè” (2018) – di Capitan Delirio

Ogni terra ha un cuore. Ogni cuore un battito. Tutti diversi tra di loro e ognuno con delle similitudini. Il pulsare perpetuo, sotterraneo e poi superficiale, il movimento magmatico, diventa ritmo; miscelato ai suoni della natura e filtrato dalla sensibilità umana si trasforma in note e diventa musica… e il movimento diventa ballo. Bob Salmieri con il suo sassofono possiede il soffio vitale in grado di scaldare il cuore di ogni terra. Indagare a fondo per fiutare le differenze tra cuore e cuore e trovare i filoni disseccati delle similitudini; individuarne di altri, aprirne nuovi per far fluire più sangue, per tenerlo sospeso, come oggetto prezioso, per permettergli di emettere liberamente e eternamente le sue pulsazioni, i suoi ritmi. Un percorso basato sul dialogo interculturale in musica, avviato già, con la formazione degli Erodoto Project, nel precedente lavoro, “Stories: Lands, Men and Gods” e continuato con questo nuovo “Molòn Labè”. Grazie alla collaborazione di musicisti estremamente talentuosi come Alessandro de Angelis, Giampaolo Scatozza, Marco Loddo e Carlo Colombo, con la partecipazione della estatica danzatrice Chiara Salvati, e con la conoscenza approfondita di strumenti poco utilizzati nelle partiture occidentali come il ney (antico flauto ricavato da una canna), il kaval (simile a un flauto in legno) o il daf (tamburo a cornice)… lungo la lista dei brani si avverte una affiatata sintonia che crea un’atmosfera magica e riflessiva, sostenuta e coinvolgente. Spingendosi oltre le rotte del Mediterraneo, verso territori ancora più lontani, sino a solcare gli oceani dall’altra parte del mondo con lo spirito indomito di Leonida che urla “Molòn Labè” (traducibile in: Vieni a prendere, o Vieni a prenderle le nostre armi, o ancora Vieni a prenderci) a chiunque intimi loro di arrendersi, o voglia creare barriere, muri, ostacoli o divisioni… e contemporaneamente, con la stessa voglia pura di arricchirsi di Francesco e dei suoi fraticelli che accolgono la danza rotante derviscia, conosciuta lungo le coste nordafricane entrando in contatto con i mistici del posto, durante il loro pacifico vagare, per portare la parola del Vangelo in giro per il mondo. Così nascono brani dall’incanto assoluto, come Dervish Dream o Gitani Di Camargue, Latino o Istanbul Bossa, in grado di allargare la visione del Jazz ai ritmi tradizionali di tutto il pianeta tessendo nuove trame di sogni proiettati verso la condivisione; per sospendere il tempo e aprire vie nuove alle emozioni, portandole dal cratere del cuore alle lacrime degli occhi, ai brividi sulla pelle, al trasporto dei sensi.

Tracklist: 1. Molòn Labè. 2. Gods Of Sicily. 3. Blues For Tony Scott. 4. Leonida.
5. Silent Mammouth. 6. Dervish Dream. 7. Gitani Di Camargue. 8. Latino.
9. Big Father. 10. Istanbul Bossa.

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