Erodoto Project: dal vivo all’Auditorium Parco della Musica – di Capitan Delirio

Roma, 23 maggio 2018. Danzare, danzare in tondo, come un derviscio, come un sufi, al suono dei tamburi; allargare il saio multicolore e roteare, avvitare i piedi, puntati giù per terra, senza toccare più per terra. Tensione verticale, le braccia come coralli fluttuanti agganciati al cielo. Punto d’unione tra l’ombelico del mondo e le stelle. Roteare e roteare senza cadere, fino all’estasi, fino allo spostamento del punto di rotazione, non più essere umano ospite della terra ma satellite solitario di una stella nutritiva. Questa la danza della ballerina Chiara Salvati che si avvita su se stessa, raggiera di sai colorati sparsi come petali volanti, fino allo sbocciare astrale. Senza mai cadere. Uno dei momenti più intensi del concerto degli Erodoto Project a cui abbiamo assistito questa notte. Se poi invece dovesse cadere, sarebbe lo stesso. Questa la danza che faceva Francesco con i suoi fraticelli. Quando poi alla fine della rotazione infinita stramazzavano al suolo, la direzione che indicava la testa era quella che avrebbero preso per andare a predicare. La danza dei sufi, la danza di San Francesco. Si dice che Francesco abbia appreso questa danza in Marocco da danzatori dervisci e l’ha fatta sua. Una fusione religiosa, un dialogo interculturale. Questo è l’esempio portato da Bob Salmieri durante il concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma con la formazione degli Erodoto Project. Perché tra islamismo e cattolicesimo ci sono più punti di unione di quanti se ne possano immaginare. La musica può aiutare a guardare più in profondità e a creare ponti e dialoghi. Bob Salmieri lo fa con la musica, appunto, lo fa con gli strumenti, lo fa con gli arrangiamenti e lo riversa nel suo nuovo album Molòn labé” in imminente uscità. In ogni nota emessa con il suo sax soprano, o con il tenore, o con il flauto turco ney, sembra voler colmare queste lacune culturali, con un suono sempre pieno e mai vibrato… a vibrare sono le emozioni, con tanto fiato e muscoli di guance. Il suo caldo soffio lancinante riempie l’aria come il canto della nave che salpa e porta via brandelli di cuore. Il progetto degli Erodoto è formato da musicisti in grado di sostenere sessions impegnative, senza distrazioni e con una lunga esperienza. Al pianoforte Alessandro de Angelis regge la trama compositiva e indica vie di fuga con le sue improvvisazioni. Al contrabbasso Marco Loddo stende accordi liquidi ad asciugare sotto un vento estivo. Alla batteria Giampaolo Scatozza inventa ritmi vari e strepitanti seduto alla sua astronave spaziale. Alle percussioni Carlo Colombo allarga a sonorità sudamericane, sovrapponendole a quelle mediterranee. Ascoltare la composizione Leonida dà proprio la sensazione di assistere a un inseguirsi di intrecci leggeri ed equilibri precari. Funambulare. Il funambulo può cadere si sa. Qui la sensazione è diversa. Anche quando hai la certezza che il piede è ben saldo per terra, il suolo sotto si può sgretolare… e allora si può cadere; quando meno te l’aspetti si può precipitare… e la cosa importante è precipitare, allora si perde l’orientamento, allora si possono spalancare altre direzioni. Il Sud Europa diventa il Nord dell’Africa e viceversa. Diventa il Sud d’America e il Sud del mondo. Salmieri con Erodoto Project aveva già provato un esperimento del genere nel suo precedente disco “Stories: Lands, Men and Gods”. Adesso con Molòn labé” la sfida diventa più grande, più ardua, eroica. Non a caso, come racconta Plutarco Molòn labé è la frase che urla Leonida ormai dato per sconfitto nella battaglia delle Termopili, al suo avversario Serse che gli chiede di consegnare le armi. Leonida per tutta risposta strilla: Vieni a prenderle, cioè Molòn labé, o venite a prenderle. Una frase di sfida che può essere interpretata in vari modi. O forse in uno soltanto: non arrendersi. Non ci avrete mai. Noi che amiamo la musica, la musica di tutto il mondo, non ammettiamo, chiusure, barriere, muri, limitazioni. La musica è correlata alla danza. Entrambe sono correlate all’arte. L’arte alla Cultura. L’espressione del pensiero creativo all’umanità. L’essere umano e tutto ciò che lo contorna: lavoro, sentimenti, religione. Venite a prenderle… e il sax suona, il pianoforte suona, il contrabbasso si unisce e poi la batteria e le percussioni. Quando gli strumenti sono in sincrono e al massimo dei giri il palco vibra, la sala vibra, il cuore con loro… è un’esplosione di suoni e piacere… venite a prenderle. Continua così tutto lo spettacolo, con questa bellissima partecipazione e intensità. Nei brani sostenuti dal groove più blues, o anche dove meno ce lo si aspetta, come nel riarrangiamento di Amara Terra Mia, composizione tradizionale portata al successo da Domenico Modugno, che viene riproposta in salsa caraibica. Nei brani lenti come Big Father che risale controcorrente la strada delle viscere, fino ad uscire in forma bruciante dagli occhi. A chiudere tutto Mantle Of The Night, il mantello che copre tutto con il respiro luminoso delle stelle, il manto che vela, come un saio sufi o francescano, e nel velare svela i misteri che coinvolgono l’essenza umana nel suo viaggio verso l’infinito.

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