Eraldo Bernocchi: “Like a Fire That Consumes All Before It” (2018) – di Maurizio Pupi Bracali

Gioca in casa Eraldo Bernocchi, essendo tra i fondatori della rinomata etichetta d’avanguardia RareNoise Records che ovviamente pubblica anche questo nuovo album del chitarrista, polistrumentista e compositore milanese… e se la gioca bene, Bernocchi, muovendosi tutto in solitaria affiancando la chitarra strumento principe dell’album, già di per sé filtrata e trattata elettronicamente, con qualche tastiera computerizzata e pochi altri marchingegni elettronici. Com’è nostra abitudine abbiamo ascoltato il disco con estrema attenzione più di un volta, sia in cuffia che a casse aperte, senza leggere preventivamente le note che accompagnano il disco, come facciamo di solito per non essere influenzati dal comunicato stampa allegato. Il risultato è stato bello e particolare. Nei nostri ascolti a scatola chiusa abbiamo rilevato una concezione ambient, che più ambient non si può, scomodando ovviamente la più che parvenza del Maestro Brian Eno aleggiante nei dintorni. Album di chitarra quindi, chitarra elettrica e trattata con echi, riverberi, e delay, che sciorina note lente e contemplative su sottili e soffusi tappeti di tastiere, piccoli tocchi di pianoforti evanescenti, e percussioni diafane e lontane senza quasi nessuna concessione al ritmo, bensì a un “tempo” musicale dilatato, onirico e fortemente evocativo, suscitatore di emozioni che si moltiplicano nei ben diciotto brani che si susseguono per un totale di oltre settanta minuti. La sorpresa è stata, leggendo, dopo i ripetuti ascolti di quei brevi bozzetti delicati ed eterei, le note di copertina, che la musica contenuta in questo album è la colonna sonora del documentario “Cy Dear”, ideato e prodotto da Michele Bongiorno e scritto e diretto da Andrea Bettinelli, dedicato alla figura dello scomparso artista americano Cy Twombly, scultore, pittore e fotografo, nonché grande influenza per una generazione di artisti tra i quali Basquiat, Kiefer, Clemente e Schnabel. Ecco quindi che la delicata evocazione sonora che permea tutto l’album e che senza l’ausilio di immagini avevamo avvertito, trova la sua giusta e perfetta dimensione. Uno dei capolavori ambient di Eno, del 1978, non si chiamava forse “Music For Films”? Rimangono la curiosità e la speranza di riascoltare questa nuova e interessante opera di Eraldo Bernocchi abbinata alle immagini del film che dopo essere stato presentato in anteprima al MOMA di New York, si sta muovendo nei vari festival mondiali di questa nuova stagione Autunno/Inverno.

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