Enzo Carella: “Vocazione” (1977) – di Alessandro Freschi

“Milano sono tutto tuo, Vincenzo no non mi rinchiude più, oh Milano sii buona almeno, almeno tu. Lui mi picchiava tutto l’anno e mi faceva dire sì. Milano tu non trattarmi mai così. Vincenzo io ti ammazzerò, sei troppo stupido per vivere. Oh Vincenzo io ti ammazzerò perché, perché non sai decidere”. Alberto Fortis non ha per niente gradito il fatto di essere rimasto seduto ad oziare nella sala d’attesa della It messo sotto contratto dal patron Vincenzo Micocci, al cantautore di Domodossola non è stato concesso di realizzare un solo disco. Così, una volta svincolatosi dalla label romana, ha deciso polemicamente di rendere pubblico tutto il suo dissenso nei confronti di certe politiche di controllo da parte di discografici, a suo dire, a dir poco inappropriati (Milano e Vincenzo 1978).
In realtà Micocci, che con il tempo troverà comunque modo di riappacificarsi con Fortis, è da anni uno dei talent scout più perspicaci del panorama musicale italiano ed al suo nome sono legati dei veri e propri cardini del cantautorato nazionale degli anni settanta. Scorrendo le produzioni viniliche presenti nel catalogo It nel periodo che va dal 1970 al 1984, rinveniamo i celeberrimi debut-act di artisti come Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Rosalino Cellamare, Gianni Togni e Rino Gaetano, nonché opere di nicchia come quelle dei progressivi Pierrot Lunaire e Capitolo 6 o le hit a 45 giri lanciate dal grande Nino Manfredi (
Tanto Pe’ Canta’, Me Pizzica Me Mozzica). 
In mezzo a questi titoli, salta all’occhio la presenza di un cantautore che conobbe una breve ed intensa parentesi di popolarità sul finire dei settanta, complice una sua partecipazione al Festival di Sanremo, per poi essere in fretta dimenticato dal grande pubblico: Enzo Carella.
Autodidatta e profondamente anticonformista, con una proposta musicale innovativa e difficilmente omologabile, l’artista capitolino (Roma 8 Gennaio 1952 – Roma 21 Febbraio 2017) fa il suo esordio sul mercato discografico nel 1976 con il singolo
Fosse Vero/Si Rivede Ragazza. La produzione artistica del singolo è curata dal duo Alfonso Bettini e Marco Luberti, quest’ultimo al fianco di Riccardo Cocciante nei lavori “Anima” (1974), L’Alba” (1975) e “Concerto per Margherita” (1976). Carella compone le musiche ed affida ad un giovane poeta proveniente dal teatro il compito di incastonare tra gli orditi sonori liriche argutamente originali. Il paroliere risponde al nome di Pasquale Panella ed il suo modo ricercato di raccontare quotidianità e sentimenti è caratterizzato dal perpetuo ricorso dell’uso di “istantanee” visionarie. Un modus operandi decisamente criptico e surreale, al limite della comprensibilità, lontano dagli stilemi tradizionali della canzone d’autore italiana, che ben si interseca con le soffici ritmiche disegnate da Enzo e che darà vita ad una complicità inossidabile dello stravagante binomio
L’opera prima sulla lunga distanza, “Vocazione” vede la luce ad un anno di distanza dall’opener a 45 giri e viene registrato negli RCA Studios di Roma. Un manipolo di prestigiosi turnisti prende parte alla registrazione dell’album, un cast di musicisti d’eccezione gravitante nell’orbita dei Goblin, formazione legata a doppio filo con le pellicole del maestro del thriller Dario Argento. Carella si presta alla chitarra acustica ben supportato da Carlo Pennisi mentre Fabio Pignatelli (basso) e Agostino Marangolo (batteria) compongono l’esperta sezione ritmica e Maurizio Guarini siede alle tastiere. In tutto otto composizioni dove dominano incontrastate monumentali linee di basso ed arrangiamenti che svariano adorabilmente dal soul al funk, dal rock alla bossanova.
Un album di polaroid da sfogliare, popolato da paradossali e divertenti interpreti, dove
L’aldilà è un ponte sulle lavandaie” (Vocazione) e Mister Folk balla il liscio sulla bara di suo nonno” (Ballatetta) e poi, “Gli occhi fanno i bagni a galla sulle cartoline” (Fosse Vero) e scoppiano la bombetta di Charlot” (L’Anima Pagliacciona) e Le suole della noia sotto il sole” (Il Sud è un’Infanzia Sudata). E se esiste una “Santa Maria al Magnesio” (Guarda l’Uccellino) ed è possibile andarsene come Un maritozzo nella zuccherata cabriolet” (La Serietà), Malamore rappresenta il manifesto della genialità della premiata ditta Carella-Panella. Non è certamente casuale il fatto che uno poco propenso alle esternazioni come Lucio Battisti avesse indicato tra le sue irrisorie preferenze “l’intrigante Carella” (e scelto in seguito Panella per la realizzazione dei suoi “capolavori bianchi”).
Vocazione” si rivela una piccola perla del pop d’autore degli anni settanta, Carella un artista che forse non siamo riusciti a comprendere del tutto e che non ha raccolto i giusti tributi che avrebbe meritato. Il consiglio è quello di recuperare, anche in ordine sparso, la sua produzione discografica dai più conosciuti “Barbara e altri Carella” (1979) e “Sfinge” (1981) all’ultimo “Ahoh Yé Nanà” (2007). La mano nella pelle il tuo colpo migliore. E il fiore che si secca nell’occhiello del cuore”.

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