Enzo Avitabile a San Clemente di Galluccio – di Sonia Lippi

Avevamo preventivato di passare un bel fine settimana in famiglia, ma appena arrivati al bivio di San Vittore del Lazio ci attendeva un cartellone messo bene in vista, una tentazione che non potevamo ignorare. Il 30 settembre a San Clemente di Galluccio si sarebbe svolta la quarantatreesima sagra dell’uva, e come concerto finale avrebbero ospitato Enzo Avitabile con i Black Tarantella. Erano mesi che cercavamo di andare a un suo concerto e per vari motivi non c’eravamo mai riusciti. Il trenta sera arriviamo a San Clemente di Galluccio, un posto davvero carino. Il palco è montato nella piazza centrale, ci sono bancarelle e luoghi dove poter mangiare un buon piatto di pasta e bere un bel bicchiere di vino. L’atmosfera è tranquilla ma, appena le luci nella piazza si spengono e si accendono quelle del palco, una moltitudine si affretta a prendere i posti migliori. I musicisti salgono sul palco ed eccolo li, al centro, il grande Enzo Avitabile con il suo inseparabile Sax. “Buona sera, grazie di essere intervenuti”, dice al microfono mentre parte la musica di Napoli Nord. Il suono del suo Sax si sposa perfettamente con gli altri due fiati, la batteria, il tamburello, il basso e la chitarra. La gente comincia a scaldarsi. La musica è coinvolgente ed è impossibile stare fermi. Io rimango folgorata, non solo dal ritmo ma anche dall’energia che trasmette Enzo con la sua voce, il suo modo di incitare e di giocare con il pubblico. “Soooul” grida al microfono, “Soooul” risponde il pubblico timidamente… “Nun ve sento è loffio, alluccate chiù forte” e ripete “Sooul”,  mentre la gente gli fanno il controcanto cercando di urlare più forte possibile… “Chist è meglio ma può venì meglio” risponde lui cantando, “Sooul” ripete ancora, “Sooul” rispondono gli astanti con tutto il fiato che hanno in corpo: “Chist è buono io facesse n’ata vota”… e così via finché il pubblico non si è scaldato. La prima canzone scorre via. Una pioggia d’applausi lo investe. Parte il secondo pezzo, Enzo lo presenta: “Dedicato a tutti quelli che arrivano nella nostra terra tramite l’acqua. È un canto di fratellanza dal titolo Paisà!”. Parte la batteria e il tamburello… “Uagliù, I mmani in coppa o groove, abballate o groove”Partono i fiati e la musica è ipnotica, la gente con le mani alzate balla, io ballo, tutto il mondo balla. Enzo canta con passione: si vede, si sente, il suo messaggio arriva dritto al cuore anche a me che sono toscana e non conosco bene il dialetto napoletano (perdonerete la mia trascrizione in vernacolo). Gioca ancora con il pubblico, con i cori e il contro canto, e suona il suo Sax. Mi guardo attorno: in questa piazza pubblico di ogni età, dal bambino al novantenne, tutti però hanno un luccichio di felicità negli occhi. L’energia sta incominciando a scorrere tra la folla. Ecco che annuncia Canta Palestina, mi commuovo ascoltando il testo e, quando Enzo ci fa cantare più volte in controcanto “Palestina libera” come se fosse un mantra, immagino che questo intento arrivi fino in cielo. Sogno un Medio Oriente in armonia, senza guerra e con la Palestina e i suoi abitanti liberi. Gli applausi scrosciano, gli occhi di molti sono umidi… ma Enzo tira su gli animi come sa fare lui: “Messaggiamo o ritmo e abballiamo o messaggio… ci siete?” urla dal palco mentre i suoi musicisti hanno già iniziato un ritmo tutto da ballare. La batteria la sento nello stomaco e non posso fare a meno di muovermi. ”Uaglù le mmani in coppa o groove! Fiesta, Fiesta! Le mani di tutti sul groove, non si accettano disertori questa sera sul groove, ci siete?”. La folla risponde con un si urlato, tante mani in alto che scandiscono il tempo… e il groove ti entra dentro. Le mie gambe si muovono da sole, Enzo suona insieme agli altri due fiati. Riconosco Salvamm o munno, un’altra preghiera messa in musica. “Siamo una  sola cosa” canta Enzo, e in quel momento tutti diventiamo davvero una cosa sola davanti ai miei occhi. Penso che potremmo essere una grande forza che salva il mondo dall’avidità e dall’incoscienza umana… e mentre ballo e canto, mi rendo conto di quanto sono potenti i messaggi che Enzo mette nelle sue canzoni: dal vivo arrivano di più, dal vivo ti investono con tutta la potenza della musica. Alla fine di questo brano il pubblico battendo le mani a ritmo scandisce il suo nome: ”Enzo, Enzo Enzo” urlano tutti insieme… e lui ringrazia, fa un inchino, sorride. Poi ci  presenta suo fratello, O saxophon, e urla “Ce l’avete la cazzimma? I napoletani tengono a cazzimma! Tirate fuori la cazzimma! Quanti terroni ci sono oggi qui? Alzate le mani. Ah siamo tutti terroni qui, siamo fieri di essere terroni, i terroni hanno la cazzimma!”. La sua simpatia mi investe, e voglio avere la cazzimma anche io come i napoletani, anche io ho un’anima terrona e ne vado fiera. Alzo la mano come tutti mentre inizia un nuovo pezzo, metto le mani in coppa o groove e ballo o messaggio, e poi mi perdo dentro al ritmo, dentro la sua musica, mi immedesimo nei suoi testi che sono poesie. Le canzoni si succedono, i musicisti vengono presentati, fanno gli assoli e il Popolo balla, canta e applaude. Io non riesco più a tenere a mente i titoli, la mia parte razionale è messa fuori uso e vivo questo momento magico insieme a Enzo, ai musicisti, a mio marito, ai miei amici, a tutta la gente che sta con me in questa bella piazza di un piccolo paese della Campania. “Appicciate na luce per Pinuccio” dice, prima di cantare un tributo a Pino Daniele, e io squaglio l’accendino e perdo la voce cantando Terra Mia insieme ad altre centinaia di persone. Enzo concede due bis, poi altri due. Fa scegliere al pubblico i pezzi da cantare e poi conclude e ci saluta inchinandosi più volte insieme ai musicisti. Il concerto è finito ma a me Enzo Avitabile è entrato nel cuore. Vorrei intervistarlo, ma il suo manager mi consiglia di scrivere all’ufficio stampa… però mi faccio firmare i due cd che ho comprato all’inizio del concerto. Avrei voluto incontrarlo. Avrei voluto chiedergli se c’è un messaggio, una preghiera che ancora non ha messo in musica e che vorrebbe trasmettere alle generazioni future, avrei voluto sapere che musica ascolta, quale è la colonna sonora della sua vita… ma queste domande sono solo rimandate. Poi parlo con due dei suoi musicisti, il trombettista e il bassista. Purtroppo non ricordo i nomi ma devo dire che sono stati davvero gentili e disponibili. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere e, siccome sono una curiosona, ho chiesto che musica ascoltano di solito: “Il Jazz mi hanno risposto entrambi, perché ricordati che un musicista che suona e che ascolta il jazz è più aperto a qualsiasi altra musica, Il Jazz ti apre la mente”… e con questa frase ci siamo salutati. Io, mio marito e i nostri amici non volevamo più lasciare la piazza di San Clemente di Galluccio, era talmente piena di energia positiva che abbiamo fatto amicizia con un sacco di persone del paese. Tornati a casa ho ripensato al bellissimo concerto, e l’ho visto come se fosse un rito, una preghiera recitata in maniera tribale: l’energia del ballo, unita a quella della musica hanno sparso quelle bellissime parole ovunque nel cosmo, e quella frase: ”Messaggiamo o ritmo e abballiamo o messaggio” mi è proprio entrata nell’anima. Questo concerto  mi ha cambiato qualcosa dentro, mi ha dato la speranza di un mondo migliore… e allora, caro Enzo, grazie! Grazie per avermi infuso un po’ della tua energia, grazie per i tuoi testi, così belli profondi e veri ma soprattutto, grazie per la cazzimma che hai e che infondi alle persone. Continua a messaggiare o ritmo come sai fare tu, che noi continueremo ad abballare o messaggio.

Foto Pietro Previti © tutti i diritti riservati
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