Enrico Ruggeri: “Frankenstein” (2013) – di Alessandro Freschi

Il mondo per me era un mistero da scoprire. Curiosità, bruciante volontà di impadronirmi delle leggi segrete della natura, e una felicità vicina all’estasi quando esse mi si svelavano: queste sono le prime sensazioni che riesco a ricordare’ (Mary Shelley).
Quando pensiamo alla creatura di Frankestein l’associazione con la caratterizzazione cinematografica dell’attore londinese Boris Karloff è a dir poco scontata. Nell’immaginario collettivo l’iconica maschera concepita per la pellicola di James Whale del 1931 – contraddistinta da profonde cicatrici, fronte piatta ed elettrodi conficcati nel collo – rappresenta inequivocabilmente lo stereotipo per eccellenza del mostro generato dagli incubi notturni della diciannovenne scrittrice Mary Shelley ad inizio ottocento. Il gotico romanzo ad oggi può vantare molteplici trasposizioni in ambito televisivo, teatrale e fumettistico oltre a celeberrimi remake sul grande schermo. La geniale parodia Frankestein Junior (1974) diretta da Mel Brooks e la versione targata Tristar Pictures del 1994, con un irriconoscibile Robert De Niro nella parte del ‘mostro’, risultano essere le rivisitazioni più azzeccate.
Anche Enrico Ruggeri, arguto cantastorie dei nostri tempi, non è rimasto insensibile all’ambiguo fascino del capolavoro letterario e nel 2013 ha pensato bene di trasporre in musica la personale visione della fantastica storia.
Una nave scivola silenziosa tra i ghiacci del Polo Nord. Al timone un solitario e avventuroso capitano sta sfidando le leggi della natura nell’intento di coronare l’ambiziosa impresa di circumnavigare il globo quando in mezzo all’immacolato scenario scorge una sfuocata figura vagare sopra una slitta. Dopo averlo invitato a salire a bordo, scopre che ‘l’inatteso passeggero’ altri non è che il dottor Victor Frankenstein un uomo pervaso da pensieri semplicemente folli; vuole assemblare un corpo inanimato e dargli nuova vita per sconfiggere la vecchiaia e la morte’. Dalla grigia copertina di un cd-book un Ruggeri rannicchiato e nudo ci osserva di straforo da un metallico oblò. Si intitola Frankestein la sua ventiquattresima fatica discografica, ed è un progetto decisamente originale ed ambizioso.
Il cantautore infatti non si limita solamente a comporre un concept-album in tredici movimenti dedicato alla rivisitazione del
Prometeo Moderno ma integra il suggestivo packaging dell’opera con un curato libretto contenente il mini-romanzo L’Uomo al Centro del Cerchio, surreale vicenda in cui un uomo imprigionato in un corto-circuito temporale è costretto all’infinito a rispondere agli stessi quesiti. Un progetto quindi dalle molteplici chiavi di lettura, dove ‘il Rrouge’ si diletta nel confezionare una sorta di confidenziale interpretazione del capolavoro di Mary Shelley sovrapponendo composizioni musicali ad accattivante narrativa. Musicalmente Frankenstein ripercorre i canonici cliché dell’autore meneghino alternando la primordiale anima punk con l’elegante ‘entertainment’ del compassato chansonnier. Implicanti ballad, languide atmosfere jazzate, animate incursioni rock e ottimo pop d’autore, all’interno dei quali presenziano a dar man forte al progetto l’istrionico Elio – orfano delle sue Storie Tese – al flauto, la compagna Andrea Mirò al violino e il trombettista Davide Brambilla.
Lungo l’incedere della teatrale scaletta si intrecciano liriche di grande effetto con tematiche indubbiamente non banali che
lambiscano l’emarginazione e le difficoltà nell’essere Diverso dagli Altri (‘Io non sono come voi né nell’aspetto, né nel cuore. Io non vivo come voi e non voglio alcuna pietà’), la necessità di amare ed essere amato (‘Cerco la condivisione nel buio e la speranza, tenerezza e tolleranza, gli sguardi più delle parole’. Il Cuore del Mostro), la rabbia e la disperazione (L’Odio porta Odio) e l’inevitabile e definitivo rendez vous con l’immateriale (‘E’ così dolce andare via e ritornare all’aria. Le braccia verso il cielo, verso una luce che ti accoglie. E perdona’. L’Infinito Avrà i tuoi Occhi).
Avvinti in un accecante miraggio di brama il giovane capitano e lo squilibrato Victor sfideranno i limiti umani (
‘Non parlare so chi sei. La tua storia è la mia. Lo sguardo ha scelto già la medesima via’. Le Affinità Elettive) anche se per gli immorali esperimenti del Dottor Frankestein il fato riserverà un epilogo quanto mai tragico, contrassegnato da oblio e sofferenza (Il tuo destino è il mio, la tua immagine resta scolpita e la conserverò. Non si perderà mai e non la scorderò mai’). Tra i lavori più convincenti del Ruggeri del nuovo millennio – consigliabile il riascolto anche di album quali Gli Occhi del Musicista” (2003), Amore e Guerra (2005) e Rock Show” (2008) – Frankenstein conosce una evoluzione di stampo elettro-pop denominata 2.0 distribuita esattamente ad un anno di distanza del primo rilascio. Il remake contiene quattro tracce inedite tra le quali spiccano In un Paese Normale e L’Onda ed anche nella veste sintetica l’album risulta particolarmente apprezzabile. ‘Dio dell’immagine e dell’apparenza salva l’effimero più dell’essenza’.

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