Eloy: “Ocean” (1977) – di Francesca Spaccatini

Atlantide, meta del progressive già esplorata nel 1972 dal gruppo anglo-italiano The Trip, viene perlustrata cinque anni più tardi dai tedeschi Eloy. Ne segue un reportage sonoro inserito in un concept album dal titolo “Ocean”. Gli esploratori in questione portano il nome della popolazione Eloi, nata dalla penna di H. G. Wells e descritta nel famigerato romanzo “La macchina del tempo”. Atlantide nel mito di Platone viene presentata come un’isola di grandi dimensioni amministrata dai discendenti di Poseidone, che la ricevette in sorte durante la spartizione delle terre tra gli dèi. I suoi figli, generati da una donna mortale, seppero inizialmente far prosperare l’isola, fino a quando però la parte divina venne estinguendosi in loro e “il carattere umano s’insinuò. Non sopportarono la felicità, neppure la felicità” – avrebbe cantato Battiato nel 1993 – “Ormai incapaci di sostenere adeguatamente il carico del benessere di cui disponevano, si diedero a comportamenti sconvenienti. Così l’isola sprofondò insieme ai suoi abitanti nell’abisso, colpita da terremoti, maremoti e diluvi. Il mito viene ripreso dagli Eloy, che ne esaltano il connubio tra umano e divino utilizzando sonorità terrene e celesti, proprie rispettivamente del rock progressive e dello space rock. Dunque il disco si apre con una Poseidon’s creation che lascia presagire la giustizia divina che si infrange sulle lussuose architetture di oricalco e si abbatte per ingoiare quanto di più alto e grande fosse stato mai costruito. La batteria di Jürgen Rosenthal picchia e con essa la forza dell’acqua, le chitarre esplodono e i palazzi crollano, i volti in fuga inorridiscono, fino ai primi quattro minuti e trenta non c’è via di scampo nella narrazione degli Eloy. Il prodromo poi lascia spazio ad un momento di quiete, in cui Frank Bornemann canta la storia di questa fantastica isola. Sonorità magiche ed epiche impreziosite dagli organi, i sintetizzatori e le tastiere di Detlev Schmidtchen. Incarnation of Logos è la seconda traccia che evoca i paesaggi sospesi dei Pink Floyd. Si fluttua per avere una visione più ampia del reale affinché la parola possa riuscire a descrivere ancora la cosa che rappresenta, il logos ad esprimere l’einai (l’essere). L’incarnazione del Logos è l’atto iniziale di magia divina attraverso il quale l’uomo è stato generato. Nasce da nuvole polverose, forma tribù, “i più forti combattono per la leadership […] e raggiungono la presa sui più deboli che diventano repressi”. L’umanità spazza il divino, la parola diventa bulimica, conquista un’autonomia tale da ignorare completamente la cosa stessa, viene condannata all’insignificanza fino ad approdare al Decay of Logos. Gli uomini adesso hanno dimenticato il proprio dovere. La loro dimensione spirituale diventa sempre più arida, come sterpaglia in agosto sempre più rigida e secca, nessun barlume può restituirle vigore… e così in Atlantis’ Agony At June 5th – 8498, 13 P.M. Gregorian Earthtime gli dèi hanno deciso: l’uomo deve essere punito e abbattuto dai missili divini provenienti dagli altri pianeti, riducendolo ad essere una particella nell’Oceano. Gli Eloy suonano, Atlantide scompare in dissolvenza e noi possiamo solo sperare di imparare qualcosa.

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