Elogio dell’abbastanza – di Cinzia Pagliara

Una delle cose che la mia vita in bilico mi ha insegnato è quanto sia importante non far uso sconsiderato dell’avverbio troppo. Va bene avere coraggio, ma non troppo da spingere a rischi inopportuni… ci vuole abbastanza coraggio per non dimenticare mai di spalancare la finestra e fare entrare sole, o pioggia, o nuvole, per far entrare aria da respirare a pieni polmoni. Va bene amare, ma non troppo da dimenticare ciò che si è facendosi mettere da parte, si deve amare abbastanza per non smettere di accarezzare con gli occhi e con le mani, per ascoltare parole e pensieri mai detti, per decidere ogni giorno di “esserci”. Va bene soffrire, ma non troppo da lasciar scorrere la vita senza riempirla di speranze e desideri improvvisi, si deve soffrire abbastanza per dare un senso ai vuoti e alle assenze e colmarli di ricordi e sorrisi senza tempo. Va bene avere pazienza, ma non troppa da rimanere immobili o passivi davanti a quello che non si condivide, ci vuole abbastanza pazienza per non giudicare con superficialità, per non ferire con parole e con sguardi, per non lasciare indietro chi ha un ritmo diverso. Va bene arrabbiarsi, ma non troppo da lasciarsi divorare in modo irrazionale per ogni briciola di vita che non va, ci si deve arrabbiare abbastanza per difendere la propria dignità e le proprie fragilità. Va bene sognare, ma non troppo da rischiare di cadere in volo e non sapersi rialzare, si deve sognare abbastanza per non accettare mai che ci vengano incrinate le ali. Una vita in bilico deve imparare l’equilibrio: non troppo da perdere la percezione del vuoto ma abbastanza per camminare sul filo con passo di danza.

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